Siamo stati a Stoccolma e abbiamo avuto la prova provata che a Roma il mare è solo un evento stagionale, una linea di conflitto urbano, un set per l’improvvisazione politico/amministrativa. Ostia, il quartiere del “mare di Roma”, non ha un governo urbano.
A Stoccolma abbiamo visto una cosa che a Roma sembra impensabile: l’acqua è trattata come infrastruttura pubblica quotidiana. A Ostia tutt’al più va in onda il folklore buono per selfie di ‘mutannari’ in posa vannacciana al tuffo del primo dell’anno.
A Stoccolma il mare (e il fiume) non sono concessioni né scenografie. Sono spazio pubblico continuo, accessibile, pianificato, progettato, realizzato e usato quotidianamente.Roma invece sta precipitando nel ‘modello Venezia’, un sistema turistico globale dove l’acqua è infrastruttura simbolica e turistica. Bellissima, fragile e spopolata.
Governare il mare (e il fiume) significa decidere chi conta, chi paga, chi beneficia. Per questo la politica romana preferisce rinviare, spettacolarizzare quanto basta e frammentare.
Ostia non ha bisogno di eventi a favore dell’elicottero RAI o di quinta categoria. Ha bisogno di potere pubblico, di regole giuste, di visione urbana, di un progetto che metta al centro chi vive, non chi consuma. Quelli che dicono che “basta amare Ostia” mentono. Le città non funzionano per amore. Funzionano per scelte. Il mare è città e se non lo governi, lo stai cedendo.
PERCHÉ A STOCCOLMA L’ACQUA È INFRASTRUTTURA
1. L’acqua è considerata spazio pubblico primario. Fiumi, canali e mare interno sono pensati come estensione delle strade e delle piazze. Balneazione urbana, passeggiate, attracchi pubblici, parchi sull’acqua non sono “attrazioni”, ma servizi per i cittadini.Il principio è semplice: se è pubblico, deve essere accessibile ogni giorno.
2. Continuità urbana, non frammentazione.Il waterfront non è spezzato in lotti chiusi o funzioni isolate. È continuo, attraversabile, leggibile. E questo riduce conflitti, aumenta sicurezza e rende l’acqua parte dell’uso quotidiano, non un evento stagionale.
3. Mobilità sull’acqua = trasporto pubblico.I battelli urbani fanno parte del sistema di trasporto, come bus e metro. Non sono “crociere” o servizi turistici, ma linee regolari per pendolari. L’acqua collega quartieri, non li separa.
4. Mix funzionale obbligatorio.Sul fronte acqua convivono abitazioni, scuole e servizi, lavoro, spazi pubblici e tempo libero. Questo per evitare la “monocoltura” (solo turismo, solo lusso, solo eventi) e garantire presenze tutto l’anno.
5. Regole forti e fiducia civica.Stoccolma investe sulla qualità ambientale dell’acqua, sulla sua manutenzione costante e su regole chiare di governo. Considera i cittadini utenti attivi e non problemi da contenere. Il bagno urbano non è un’eccezione eroica: è semplicemente normale perché l’acqua è pulita e gestita.
6. Visione climatica.L’acqua è considerata raffrescamento urbano, drenaggio e resilienza climatica.Siamo dunque in presenza di pianificazione ambientale, non solo estetica e/o decoro.
A Stoccolma l’acqua è città.A Roma l’acqua è trattata solo come margine.
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