OSTIA, TRA MAFIA E PALAZZI

Ostia, 29 agosto 2021 Il sindaco Gualtieri incontra Er Nasca (a dx) in campagna elettorale

Ostia, 29 agosto 2021
Il sindaco Gualtieri incontra Er Nasca (a dx) in campagna elettorale

Dalle carte in nostro possesso emerge il nome di Renato PAPAGNI, storico presidente uscente dei Federbalneari di Ostia. Dal 1° novembre infatti diventerà Presidente di Federbalneari Massimo MUZZARELLI. La storia è quella della tentata estorsione ai danni dell’imprenditrice Barbara MEZZAROMA da parte di Paolo PAPAGNI (1).

Renato, fratello di Paolo, è parte interessata nell’affaire MEZZAROMA ad Ostia perché è stato il progettista, assieme a Fulvio COCCHI (consulente della Tecnopolo Spa, gruppo partecipato da Roma Capitale) per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria necessarie al progetto (protocollato presso il Comune di Roma già dal 2006) denominato “Programma integrato di trasformazione ordinaria n.12 BORGO DEI PESCATORI (ATO I12)”del Gruppo Mezzaroma e oggetto del presunto reato. Il progetto vede al suo interno anche l’architetto Paolo PETRINI, legato a un’altra importante famiglia di balneari.

È Barbara MEZZAROMA a raccontare che Paolo PAPAGNI le avrebbe raccomandato di incontrare Roberto DE SANTIS (detto, Er Nasca, noto criminale di Ostia) per garantirsi una protezione in vista del prossimo avvio del cantiere mediante un ‘modesto’ contributo economico (500 mila euro). Er Nasca avrebbe infatti poi arrotondato con le ditte impegnate nei lavori, chiedendo loro un importo del 5%. Solo per le opere di urbanizzazione occorrono 6,5 milioni di euro.

Il progetto di Barbara MEZZAROMA tentò una scorciatoia ai tempi dei Mondiali di Nuoto Roma ’09 come completamento della realizzazione del nuovo Polo Natatorio sorto davanti allo stabilimento balneare ‘Le Dune’ della famiglia PAPAGNI, di cui abbiamo già parlato (2). Si tratta di una lottizzazione convenzionata, siglata nel 2012 che, tecnicamente, dovrebbe essere già scaduta essendo decorsi 10 anni. Dal Comune nessun chiarimento, nonostante sia il proprietario di molti terreni inclusi nel progetto. Ricordiamo, che nell’area non solo sorgeranno diversi alberghi e appartamenti per più di 500 nuovi abitanti, ma si attueranno anche importanti lavori come la realizzazione di un nuovo ponte sul Canale dei Pescatori (proseguimento dell’attuale via delle Quinqueremi) per far arretrare il traffico del lungomare. Anche il campo di calcio della Pescatori verrà spostato.

Dunque si conferma quanto scritto da LabUr già lo scorso marzo (3), cioè l’avvio di una complessa operazione urbanistica che coinvolge tutto il Litorale romano, soprattutto la sua parte centrale: non solo il Piano di Utilizzazione degli Arenili (PUA, una sorta di regolamento delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico ricreative), ma soprattutto il Piano della Costa, il tanto atteso piano normativo e politico che attribuisce al Demanio Marittimo una valenza urbanistica. Tutto questo mentre si va ridisegnando la dividente demaniale, cioè la perimetrazione del Demanio Marittimo stesso.

Il fascicolo dell’inchiesta è, ancora una volta, in mano a Mario PALAZZI, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, dal 2011 assegnato alla Direzione Distrettuale Antimafia, che il 6 giugno 2022 (4) ha proposto di depenalizzare una serie di denunce verso la Pubblica Amministrazione (PA) per evitare la paralisi del sistema giudiziario, invaso da troppi esposti e denunce spesso per omissione di atti di ufficio. Se è corretto sostenere che sia un errore quello di scaricare sul penale una serie di inefficienze della PA, che dovrebbero trovare soluzione altrove, sarebbe altrettanto doveroso avviare d’ufficio un controllo sull’operato della PA in certi contesti decisionali. Gravi in tal senso le frasi piú volte ripetute e mai chiarite di Mario FALCONI, Presidente del Municipio Roma X, di essere condizionato da ‘poteri forti’.

Davvero sorprendente poi la voce di corridoio secondo la quale un architetto, (già progettista nello scandalo dello Stadio della Roma), sponsorizzerebbe, presso i balneari, in qualità di mediatore politico, proprio uno dei personaggi storici legati al pasticcio del Borghetto dei Pescatori, personaggio molto presente, nonostante senza titolo, con Renato PAPAGNI durante gli incontri degli ultimi mesi con l’amministrazione Municipale e Capitolina proprio sul PUA.

Tutto quanto questo ci riporta proprio al caso di Ostia in esame. Riecheggiano infatti, con sempre maggior insistenza, le parole del prefetto Marilisa MAGNO, ai tempi del commissariamento per mafia di Ostia: “… il PUA (Piano di Utilizzazione degli Arenili), prevede l’erogazione di enormi investimenti pubblici finalizzati a valorizzare il demanio marittimo lidense con la realizzazione di importanti infrastrutture, per le quali, quindi, non è possibile escludere l’interesse della criminalità organizzata”.

(1) https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/ldquo-roma-tanti-pagano-pizzo-rdquo-ndash-parla-330870.htm, https://www.youtube.com/watch?v=4YSsnPE4I_8
da 1:58:50 a 2:07:30
(2) http://www.labur.eu/public/blog/2022/09/24/le-spiagge-di-ostia-chiarezza-sulla-categoria-dei-balneari/, http://www.labur.eu/public/blog/2022/03/21/ostia-in-arrivo-una-colata-di-cemento-di-35mila-mq-targato-mezzaroma/
(3) http://www.labur.eu/public/blog/2022/08/18/ostia-entro-il-30-novembre-2022-lassalto-al-lungomare/
(4) https://www.ripartelitalia.it/lintervento-mario-palazzi-sostituto-procuratore-presso-il-tribunale-di-roma-dobbiamo-depenalizzare-una-serie-di-denunce-veso-la-pa-altrimenti-il-sistema-rischia-la-paralisi/

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PUA, SPIAGGE DI OSTIA: DUE RICORSI GERARCHICI CONTRO LA DELIBERA CAPITOLINA

310312789_847887703212885_8278596881020997815_nLabur ha presentato questa mattina un doppio ricorso gerarchico alla Presidenza della Repubblica e alla Regione Lazio a seguito di quanto è accaduto ieri in Assemblea Capitolina dove è stato approvato “con effetti di immediata eseguibilità” la proposta preliminare di adozione del PUA, Piano di Utilizzazione degli Arenili. Si tratta di una delibera illegittima sia dal punto di vista patrimoniale sia sotto il profilo della delega al turismo. In particolare e in estrema sintesi, ricordiamo che la tenuta di Castelporziano non può essere regolamentata dal Comune di Roma, primo perché, da un punto di vista patrimoniale, è dotazione del Presidente della Repubblica, secondo perché, sotto il profilo delle deleghe sul turismo, non rientra tra i beni del demanio marittimo con finalità turistico ricreative. Aggiungiamo che, come emerso dalla recente informativa della GdF relativa al sequestro dei chioschi, il Comune di Roma risulta anche moroso nei confronti dello Stato per svariati milioni di euro non avendo pagato dal 2001 la concessione demaniale per il tratto di spiaggia di Castelporziano incluso nella convenzione del 1965 con la Presidenza della Repubblica. Il quadro politico, in piena campagna elettorale per la Regione Lazio, in cui questa triste vicenda si inserisce, e che nulla ha a che fare con l’interesse pubblico, vede il presidente della Federbalneari, Renato Papagni, che messaggiava ieri da Dubai, cedere la poltrona a Massimo Muzzarelli secondo un accordo al quale avrebbe preso parte, nel ruolo di un imprecisato ‘garante’, il Presidente del Municipio X, Mario Falconi, che si è distinto solo per essere balzato agli onori della cronaca per una sceneggiata in aula municipale sui “poteri forti”. Falsa la notizia girata negli ultimi mesi di sue imminenti dimissioni. L’accordo è stato raggiunto. Nel mentre, un altro pezzo da 90 dei balneari, rappresentante di SIB Confcommercio e FIBA, Ruggiero Barbadoro, cerca il suo sostituto e le sedicenti associazioni di tutela del mare e delle carte in regola, interpretano a comando la parte del cane ‘e canciello come utili idioti. Ieri in aula Giulio Cesare, a prescindere dalla non risposta dell’Assessore all’Urbanistica del Comune di Roma, barattata con inutili ODG di propaganda, alla nostra diffida di mercoledì, si è consumato un violento attacco criminale sotto il profilo ambientale e di gestione degli appalti, esattamente quello che nel 2013, ai tempi di Mafia Capitale, paventava il Prefetto Magno nella sua relazione proprio sul PUA. In politica le coincidenze non esistono e dunque non appare una coincidenza che nel Municipio X, dopo un anno, non sia mai arrivato il promesso Assessore alla Legalità, altro tema di propaganda solo elettorale di un medico allergico al sano e democratico controllo esterno. Falso per altro che Veloccia voglia sottoporre il PUA alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) per cui sarà escluso ogni processo di partecipazione di tutti i portatori di interesse, in particolare quello dei cittadini romani, che per altro sono i soci di maggioranza assoluta. In questo scenario criminale, la Capitaneria di Porto in questi giorni sta indagando su tutti gli allacci in fogna sull’arenile che l’erosione continua a devastare, ma esattamente come per le aree verdi, colpevolmente “abbandonate” per farci parcheggi, sono merce di scambio in questa tossica campagna elettorale per la Regione Lazio. Sullo sfondo rimane il problema della dividende demaniale: ancora oggi nessuno sa di chi sia cosa, ma al mercato delle vacche si possono vendere lupi travestiti.
Nei prossimi giorni approfondiremo anche la parte del PUA relativa all’Idroscalo di Ostia dove l’Amministrazione Municipale si è sperticata da mesi in false promesse e che viene definita “ostile” per cui “si rende necessaria la presenza della forza pubblica affinché le operazioni [per definire la dividente demaniale, ndr] si svolgano in tranquillità”.

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LE SPIAGGE DI OSTIA: CHIAREZZA SULLA CATEGORIA DEI BALNEARI

fbc8da1a-2afc-4304-9b26-a22cabbce7bcDopo l’articolo pubblicato su Il Messaggero del 22 settembre u.s., relativo alla preoccupazione da parte delle forze dell’ordine circa le infiltrazioni criminali sul litorale romano, riecheggiano con sempre maggior insistenza le parole del prefetto Marilisa MAGNO, ai tempi del commissariamento per mafia di Ostia: “… il P.U.A. (Piano di Utilizzazione degli Arenili), prevede l’erogazione di enormi investimenti pubblici finalizzati a valorizzare il demanio marittimo lidense con la realizzazione di importanti infrastrutture, per le quali, quindi, non è possibile escludere l’interesse della criminalità organizzata”.

Parole inascoltate e dimenticate dopo 7 anni, proprio ora che il Comune di Roma ripropone il P.U.A. e vuole riprendersi le deleghe amministrative per il rilascio delle concessioni balneari, potere decentrato nel 2011 al Municipio X.
E’ del 20 settembre 2022 la seduta congiunta di due commissioni municipali (Urbanistica e Turismo) per discutere la proposta di adozione preliminare del P.U.A., recentemente modificato dal PD rispetto a quello presentato dal M5S nel 2019.
Tra gli invitati dal Municipio c’era Renato PAPAGNI che però non rappresenta più la categoria dei balneari dal 3 maggio 2022, ma gode ancora della carica grazie ad una proroga fino al 30 Novembre 2022. La discussione si è incentrata proprio sulla visione strategica del turismo sul litorale romano, sintetizzata dalle parole di PAPAGNI: “Deve essere a vantaggio del romano ‘panino e biretta’ o prevedere una ricettività per 30mila posti letto?”. È evidente che nel secondo caso servirebbero alberghi, strade e servizi che oggi mancano sul lungomare ostiense. Ed era proprio questa la preoccupazione espressa 7 anni fa dal prefetto MAGNO.

Serve dunque piena trasparenza amministrativa ma anche imprenditoriale, a partire dagli operatori del settore balneare e dai loro rappresentanti.

È eclatante infatti il caso proprio di Renato PAPAGNI, rinviato a giudizio nel 2018 per abusi edilizi. Era il 7 marzo 2013 quando un sopralluogo condotto dall’ufficio tecnico municipale presso lo stabilimento Le Dune, di cui PAPAGNI è concessionario, non rilevò alcun abuso edilizio. Due anni dopo però accadde esattamente il contrario: con l’accusa nel 2015 di ripetuti abusi edilizi, PAPAGNI finì a processo il 21 marzo 2018.
Il sopralluogo del 2013 era stato condotto nel contesto del riesame della procedura di decadenza della concessione comunicata a PAPAGNI un anno prima (2012) per una enorme quantità di presunte irregolarità: violazione dell’art.45 bis del Codice della Navigazione, mancato pagamento degli oneri concessori per circa 1,2 milioni di euro e molteplici abusi edilizi realizzati tramite autorizzazioni temporanee relative agli eventi “mare di notte” e “mare d’inverno”.
Cosa era accaduto? Nel 2001 lo stabilimento Tibidabo venne di fatto diviso in due parti, mantenendo come unica concessione l’originario atto formale n.2 prot. 21606 del 28 marzo 2003 rilasciato per una durata di 25 anni dal Dipartimento IX del Comune di Roma, intestato alla A.E.B. Esercizi e Bagni srl, avente per amministratori costituenti Paolo PAPAGNI (fratello di Renato e arrestato a gennaio di quest’anno per tentata estorsione) e Adriano DI FILIPPO, sostituiti il 18 giugno 1996 da Luigi DI FILIPPO e Cosetta BORETTI (in carica fino al 2014).
In data 5 agosto 2004 la società A.E.B. Esercizi e Bagni srl chiese l’autorizzazione per affidare alla società Le Dune Village srl la gestione del corpo centrale e del lato levante dello stabilimento Tibidabo e la gestione del lato ponente alla società Tibidabo Village srl. L’autorizzazione arrivò il 27 dicembre 2004 a firma di Gianfilippo BIAZZO del Dipartimento IX (poi condannato nel 2011 dalla Corte dei Conti per concessioni demaniali rilasciate senza accurati controlli preventivi) ai sensi dell’articolo 45 bis del Codice della Navigazione con il quale si può affidare, per un determinato periodo di tempo, la gestione di un ramo commerciale dell’azienda balneare (p.es., la gestione del ristorante), ma non l’intera gestione della concessione. Così facendo invece si operò di fatto, per ben 8 anni, una scissione della concessione balneare generando così due stabilimenti, Le Dune ed il Tibidabo. Tutte e tre le società sopra citate avevano la sede legale presso lo stesso indirizzo: lungomare Caio Duilio n.22 ad Ostia, Era il tempo in cui, con Decisione di Giunta Capitolina n.144 del 21 luglio 2004, si giunse in data 14 febbraio 2005 all’adozione del P.U.A. (Deliberazione del Consiglio Comunale n.96), scaduto senza mai esser stato approvato.

A seguito del c.d. decentramento amministrativo, che delegava il rilascio delle concessioni balneari al Municipio allora XIII ora X (deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 18 del 18/19 aprile 2011) ottenuto grazie alla giunta municipale di centrodestra di Giacomo VIZZANI (2008-2013), in data 16 luglio 2012 la società A.E.B. Esercizi e Bagni srl formulò la richiesta di scissione dell’atto formale pluriennale a favore delle società Le Dune Village srl e Tibidabo Beach srl (prot. M/O 72409).

Il 3 agosto 2012 Aldo PAPALINI, direttore dal 18 giugno 2012 dell’Ufficio Demanio Marittimo del Municipio XIII, notificò alla A.E.B. il diniego dell’autorizzazione per la scissione della concessione demaniale, sostenendo appunto la violazione dell’art.45 bis del Codice della Navigazione e avviando il procedimento amministrativo per la decadenza della concessione stessa.
Furono redatte due determinazioni dirigenziali: quella del 10 agosto 2012, che annullava le autorizzazioni del 2004, e quella del 10 ottobre che revocava la concessione alla A.E.B. Esercizi e Bagni srl per violazione del 45 bis, per mancato pagamento degli oneri concessori e per abusi edilizi.
Una settimana dopo, il 18 ottobre del 2012, PAPALINI fu rimosso dall’incarico su iniziativa del sindaco Gianni ALEMANNO.

A quel tempo tutti sapevano cosa stesse accadendo e quale fosse il contenuto degli atti amministrativi, visto che il 23 ottobre 2012 la Capitaneria di Porto, nell’ambito delle attività di indagine delegate dalla Procura della Repubblica di Roma, aveva proceduto al sequestro ex art. 321 c.p.p. di tutta la documentazione amministrativa detenuta presso i locali dell’Ufficio Demanio, faldoni poi restituiti in data 4 gennaio 2013.

Seguì l’intervento del nuovo direttore dell’Ufficio Demanio, Paolo CAFAGGI, che con determinazione dirigenziale n.870 del 11 aprile 2013 annullò tutti gli atti precedenti emessi da PAPALINI. Ne prese atto sia il TAR del Lazio non esprimendo sentenza (a cui la A.E.B. aveva fatto ricorso il 12 ottobre) sia l’Avvocatura Capitolina, interessata dallo stesso CAFAGGI.

Solo in data 4 marzo 2014 Renato PAPAGNI fu nominato amministratore della A.E.B. assieme ad Adriano DI FILIPPO. Nello stesso periodo, vennero rilasciate due nuove concessioni: la 6/2014 per lo stabilimento Tibidabo della Tibidabo Beach srl di Adriano DI FILIPPO e la 5/2014 per lo stabilimento Le Dune della A.E.B. Esercizi e Bagni srl di Renato PAPAGNI, che ereditarono la scadenza al 2028 in virtù del precedente atto formale 2/2003 evitando così la normale scadenza prevista per legge e i controlli.

Tutto regolare? Non tanto, visto quello che si legge nella relazione del Prefetto Marilisa MAGNO, depositata il 15 giugno 2015 dopo 6 mesi di accertamenti, rivelatasi un documento ispettivo propedeutico all’atto del Presidente della Repubblica con il quale, in data 27 agosto 2015, si è decretata la gestione straordinaria del Municipio Roma X (ex XIII), azzerando l’amministrazione locale per ingerenza della criminalità organizzata al suo interno. Così scriveva: “Renato PAPAGNI gestisce uno degli stabilimenti più grandi e prestigiosi di Ostia senza essere titolare di alcuna concessione”.
Chi sbaglia dunque? La commissione d’inchiesta che nel 2015 doveva valutare la documentazione o l’ufficio tecnico municipale che nel 2013 rilasciò la concessione ad oggi ancora vigente ma di cui non si è mai chiarita con certezza la regolarità?

Quello che è certo è che dopo il riesame di Paolo CAFAGGI nel 2013 e il rilascio delle concessioni nel 2014 per scissione di quella originaria (interpretando che la richiesta di scissione del 2012 dovesse considerarsi un subentro ai sensi dell’articolo 46 del Codice della Navigazione), sia Le Dune sia il Tibidabo hanno goduto di un privilegio rispetto alle altre concessioni balneari, vedendosi confermare la validità dell’atto fino al 2028, ben oltre i termini di scadenza imposti dalla Bolkestein. Così come è certo che PAPAGNI, pur essendo a capo dell’associazione dei balneari dal 1999, non sia stato concessionario di alcun bene demaniale fino almeno al 2014, nonostante li rappresentasse in ogni consesso.

In conclusione, nel caos amministrativo che regna sul demanio marittimo del litorale romano, in un periodo in cui si sta decidendo di fatto il baratto dell’arenile al fine di realizzare un nuovo lungomare, con alberghi, parcheggi, servizi e attività commerciali (p.es. la colata di cemento del Gruppo Mezzaroma), è indispensabile che chiunque sieda al tavolo decisionale operi in piena trasparenza, a partire proprio da Renato PAPAGNI che fino al 30 novembre 2022 rappresenta la categoria dei balneari.

Senza le carte in regola non ci si dovrebbe sedere ad alcun tavolo, soprattutto istituzionale. Senza le carte in regola il pericolo di favorire l’infiltrazione della criminalità organizzata è altissimo soprattutto nel condizionamento degli atti amministrativi.

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PONTE DELLA SCAFA: BLOCCATO DAI PARERI NEGATIVI

IMG-20220923-WA0012Lo scandalo del Ponte della Scafa, progetto fermo da 15 anni, è stato evidenziato dall’ANAC quale “esempio di inefficienza e spreco” nella Delibera n.849 del 21 dicembre 2021  su esposto di LabUr.
La risposta del Comune di Roma all’ANAC, del 22 marzo 2022 (prot.n. QN/58300), è stata ancora più imbarazzante: “È tutto a posto, chiuderemo la Conferenza dei Servizi entro luglio” con il seguente cronoprogramma:

Luglio 2022 – Conclusione Conferenza di Servizi e avvio progettazione esecutiva;
Febbraio 2023 – Validazione e approvazione progetto esecutivo;
Marzo 2023 – Inizio del lavori;
Novembre 2024 – Ultimazione dei lavori.

La ‘Conferenza dei Servizi’ è un incontro tra diverse pubbliche amministrazioni (Regione, Comune, Ministeri, etc.) al fine di ottenere, da parte dell’Ente proponente (nel nostro caso, il Comune di Roma) il rilascio dei cosiddetti “atti di assenso” (autorizzazioni, nulla osta, pareri, ecc.) necessari, ad esempio, per la realizzazione di nuovi interventi, sia pubblici sua privati (nel nostro caso, il Nuovo Ponte della Scafa).
Ecco perché il Comune di Roma con nota prot. QN/94324 del 17/05/2022 ha di nuovo convocato una Conferenza di Servizi ‘decisoria’ fissandone i termini perentori al 18/07/2022.
Le amministrazioni coinvolte hanno reso i propri motivati pareri di assenso o dissenso, indicando le modifiche, prescrizioni o condizioni eventualmente necessarie anche ai fini del superamento del dissenso.
Gravi dunque i pareri negativi (vincolanti) espressi sia dalla Commissione della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano e sia dal Ministero della Cultura. Ciò implica che anche i due Enti Gestori della Riserva (i Comuni di Fiumicino e Roma), così come il Parco Archeologico di Ostia Antica, hanno espresso parere negativo al nuovo ponte. Le motivazioni sono state soprattutto incentrate sulla eccessiva altezza del ponte (da ridurre a 7,5 metri), la innaturale vicinanza a Tor Boacciana e il preoccupante impatto con il contesto archeologico ancora da indagare.

A questo punto sarà il Comune di Roma a decidere, non essendoci stata un’approvazione unanime. La determinazione (positiva o negativa) della chiusura della Conferenza dei Servizi non risulta però esser ancora stata comunicata e comunque dovrà essere motivata sulla base dei pareri di assenso prevalenti. L’efficacia di tale determinazione, in caso di approvazione, resterà sospesa per 10 giorni a decorrere dalla sua comunicazione per consentire istanze di opposizione.

Nel frattempo l’ANAS, che è subentrata alla Regione Lazio nella competenza della SS296, sta intervenendo sull’impalcato dell’esistente ponte della Scafa chiuso e interdetto al traffico pesante ad agosto 2018 , lavori avviati già dallo scorso novembre 2021. L’ANAS, che è stata convocata alla Conferenza dei Servizi, non ha espresso parere e dunque si ritiene ‘favorevole’ al nuovo ponte, sebbene a marzo 2022, proprio l’Ing. Paola Tripodi dell’ANAS, manifestò forti dubbi sull’opera.

“Quando si parla del Ponte della Scafa rimane solo una cosa da fare: tachipirina e vigile attesa”.

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PRU ACILIA-DRAGONA: IL PARCO NEGATO, MA PAGATO DAI CITTADINI

133544c3-9353-4457-b5bd-eda1d38af54fCe ne siamo interessati già 11 anni fa, una storia indecente che riassume l’incapacità del Comune di Roma a condurre una corretta pianificazione urbanistica. Parliamo del Programma di Recupero Urbano Acilia-Dragona, Municipio X (ex-XIII), che doveva nel 2008 consegnare ai cittadini decine e decine di opere pubbliche per garantire parcheggi, verde pubblico e servizi tutt’ora mancanti. In particolare parliamo di una piccola opera pubblica, un piccolo parco pubblico (opera nr.33) in Via di Macchia Saponara n.59.

La notizia è l’annuncio della data della prossima udienza (15 novembre 2022, ore 10.50) presso il Tribunale Fallimentare di Roma relativa alla procedura 435/2021 che interessa la società “Di Veroli Costruzioni dal 1927 Srl” (via Nemorense, 91, Roma, p.IVA 09028241009) dichiarata fallita il 9 giugno 2021 (sentenza 449/2021, Giudice Delegato, Coluccio Angela; Curatore, Antonelli Federica). La società, avendo omesso il deposito del bilancio di esercizio in fase di liquidazione per oltre tre anni consecutivi, era stata cancellata d’ufficio dal Registro delle Imprese, ai sensi dell’art. 2490 c.c. e con gli effetti previsti dall’art. 2495 c.c., con atto del Conservatore in data 19 giugno 2020 (cciaa_rm AOO1-CCIAA_RM – REG. CRMRP – PROTOCOLLO 0069927/U ).
La Di Veroli Costruzioni aveva stipulato il 5 novembre 2010 una convenzione con il Comune di Roma relativa all’Intervento Privato n. 6.2 che consisteva nella realizzazione di un “edificio terziario privato con multisale, banca, albergo e edilizia residenziale connessi al parco attrezzato e alla piazza pubblica in Via Macchia Saponara”. Ad oggi, l’edificio è stato realizzato ma è stata mutata la sua composizione essendo presente un bel supermercato (all’angolo tra via di Macchia Saponara e via di Saponara). Non risultano invece esser state eseguite le seguenti opere pubbliche:
Opera Pubblica 15A: realizzazione del tratto di strada compreso tra via di Macchia Saponara e via Domenico Morelli, in prosecuzione di Via Giuseppe Molteni, comprese le alberature a bordo strada, la realizzazione del relativo sistema di caditoie e tratto di fogna bianca, e un impianto acque di prima pioggia;
Opera Pubblica 33: realizzazione di un parco con vialetti, aree per la sosta, arredi etc. e relativa rete di irrigazione.

L’esecuzione di queste opere pubbliche era stata affidata, mediante procedura negoziata, alla società Cittadini srl (Via Cassano al Jonio, 2 – 00178 Roma) per un importo di aggiudicazione pari a 1.806.670,61 di euro in data 24 febbraio 2011. Ad oggi nulla è stato realizzato se non la struttura privata che ha portato soldi alla società Di Veroli, poi fallita.

Il parco non è l’unica opera pubblica non realizzata dopo 14 anni. Il suddetto PRU di Acilia – Dragona si articolava infatti in 17 interventi privati, due nuclei di recupero urbanistico e 64 opere pubbliche.
Ad aprile 2022 si è fatto il punto della situazione e neanche per le opere pubbliche dichiarate urgenti si conosce ancora il tempo di realizzazione. Dove sono finiti i soldi, nessuno lo sa, compresi i circa 450mila euro destinati al parco di cui sopra. Intanto si continua a costruire ma le opere di urbanizzazione primaria e secondaria non ci sono, aggravando di fatto la situazione già critica in partenza.

E dopo il danno, la possibile beffa. I costruttori delle opere private lamentano l’inadempienza del Comune di Roma nel realizzare le opere pubbliche e dichiarano di subire danni per mancanza di parcheggi, verde pubblico e servizi, mancanza che deprezza le loro opere private (cioè gli edifici commerciali e residenziali). In effetti gli oneri concessori sono stati versati, ma il Comune li ha spesi altrove. Nel caso della società Di Veroli finora non è pervenuta alcuna richiesta risarcitoria (come invece è avvenuto in altri casi) per l’altro intervento privato di sua competenza (il n. 6.3), il c.d. “complesso residenziale di case a schiera e negozi in Via Signorini”, non realizzato.

Attendiamo con urgenza una presa di posizione da parte degli uffici municipali e comunali competenti che verranno diffidati ad adempiere la risoluzione della convenzione con la società Di Veroli ed invitati ad avviare un’attività istruttoria al fine di una verifica amministrativa sulla regolarità degli atti finora prodotti.

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IDROSCALO DI OSTIA: GRAZIE A LABUR, AL VIA IL RIORDINO CATASTALE

idroscalo riordino catastaleSu pressione di LabUr, che negli ultimi due anni ha tempestato gli uffici con esposti e memorie, a fine settembre 2022 l’Agenzia del Demanio con la Capitaneria di porto di Roma definirà la corretta perimetrazione del Demanio Marittimo in località Idroscalo di Ostia, attività già iniziata prima dell’estate, con l’invio di tecnici e militari a mettere nero su bianco quello che fu violato 12 anni fa dal sindaco Alemanno nel tentativo criminoso di sgombero dell’area (parzialmente riuscito).
Il tutto si associa ad una lettera inviata dall’Agenzia del Demanio ad inizio gennaio 2022 in cui si richiedeva agli abitanti dell’Idroscalo il risarcimento per occupazione senza titolo di area demaniale per il periodo 2012-2021, per un importo complessivo di circa 167mila euro. La richiesta ha interessato tutti i residenti e/o occupanti censiti dal Comune di Roma presso le abitazioni lungo via dell’Idroscalo, via della Carlinga, via dei Mercantili, via delle Canoe, via delle Piroghe, via delle Petroliere, via dei Bastimenti, via degli Aliscafi e piazza dei Piroscafi.

Con il nuovo verbale di perimetrazione, la Commissione di cui all’art.58 del
Regolamento per l’esecuzione del Codice della Navigazione definirà la delimitazione tra il Pubblico Demanio Marittimo e il Patrimonio dello Stato nel tratto di costa del litorale romano compreso tra la foce del Tevere ed il Porto Turistico di Roma.

Si farà finalmente chiarezza sui terreni dove sorge l’abitato dell’Idroscalo di Ostia che sono di proprietà del Demanio dello Stato e che non sono mai appartenuti al Demanio Marittimo. Infatti tutti i beni immobiliari compresi nel foglio 1082 del catasto del Comune di Roma sono stati trasferiti ai beni patrimoniali dello Stato dismettendoli dal Demanio Aeronautico con decreto del Ministro per la Difesa, di concerto con l’allora Ministro per le Finanze, in data 16 maggio 1957, n. 97, registrato alla Corte dei Conti il 26 tugiio 1957, registro n.4 Aeronautica, foglio n 183.

Si è in pratica per oltre 60 anni volutamente ignorato che quei terreni fossero stati sdemanializzati nel 1957. Che fossero poi in precedenza appartenuti al Demanio Aeronautico era ben noto da due atti:

1) REGIO DECRETO 10 marzo 1927, n. 554.
dichiarazione di pubblica utilità della espropriazione dei beni immobili necessari per la costituzione di un idroscalo sulla Marina di Ostia alle foci del Tevere, presso Torre San Michele.
2) REGIO DECRETO 2 agosto 1929, n. 1429.
Dichiaražione di pubblica utilità delle opere necessarie per la costituzione di un idroscalo sulla Marina di Ostia.

Ora l’Agenzia del Demanio dovrà stabilire con certezza, e non con l’approssimazione finora dimostrata, che ha solo favorito gli interessi non sempre leciti delle attività imprenditoriali circostanti (cantieri Canados e Porto Turistico di Roma), l’esatta appartenenza dei lotti edificati, dunque delle particelle catastali, alla scheda demaniale denominata RMB0886, all’interno della quale regna la più ampia confusione.

Questo è per adesso il nuovo scenario che si apre sull’Idroscalo di Ostia dove la speculazione del Comune di Roma si è avvicendata tra i vari sindaci, da Alemanno alla Raggi, con promesse mai mantenute di una riqualificazione urbanistica attesa da troppo tempo. Inutile parlare dell’assenza istituzionale della Regione Lazio, guidata da Nicola Zingaretti, e del nuovo sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, entrambi del PD, lo stesso partito del presidente del Municipio X, Mario Falconi, e dell’assessore municipale al Bilancio e Politiche Abitative, Giuseppe Sesa, in grado soltanto di illudere a chiacchiere i residenti sul loro futuro.

A breve LabUr redigerà un libro bianco contenente tutti gli abusi di potere compiuti dalle istituzioni nei confronti dell’Idroscalo di Ostia.

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OSTIA, ANAC: “IL BANDO DELLE SPIAGGE LIBERE ERA IRREGOLARE”

spiagge libere ostiaCon nota UVCP n. 36069/2022 del 6 settembre 2022 l’Autorità Nazionale Anti Corruzione (ANAC) ha dato ragione all’esposto di LabUr del 11 maggio 2022 in cui venivano segnalate gravi anomalie del bando con cui sono stati affidati i servizi sulle spiagge libere di Ostia. L’ANAC infatti ha riconosciuto che è possibile, all’interno di un bando comprendente più lotti, considerare che i singoli lotti costituiscano gare autonome e distinte purchè “il decreto di indizione della gara globale, che la stazione appaltante adotta con riferimento a tutti i lotti, costituisca atto ad oggetto plurimo disciplinante un numero di gare corrispondente al numero dei lotti da aggiudicare“, così come trovasi riferimento anche in giurisprudenza (sentenza n. 8749 del 21 dicembre 2021 del Consiglio di Stato, Sezione Terza).

Ricordiamo che per la stagione balneare 2022, il Municipio Roma X ha indetto una procedura aperta per affidare i servizi connessi alla balneazione (assistenza e salvataggio, pulizia giornaliera dell’areniIe, pulizia, igienizzazione e svuotamento dei servizi igienici) distinguendo 9 lotti corrispondenti ciascuno ad un tratto del litorale di Ostia. La suddetta procedura si è conclusa con l’aggiudicazione di alcuni lotti. I lotti dal n.1 al n.5 sono invece andati deserti. Successivamente, il municipio ha indetto una procedura negoziata per l’affidamento dei servizi sui tratti di arenile andati deserti. AI termine, i lotti n.2, n.3 e n.4 sono andati nuovamente deserti mentre i lotti n.1 e n.5 sono stati assegnati.
Con estrema leggerezza si è passati dunque da una procedura aperta (tutti gli operatori interessati potevano presentare un’offerta) a una procedura negoziata in cui il municipio ha selezionato alcuni operatori (escludendo gli altri) per negoziare con essi le condizioni dell’affidamento.

Secondo la sentenza riportata e secondo l’interpretazione ANAC, nel caso in esame, dovevano esserci nove gare diverse, ciascuna riferita al singolo lotto, con l’attribuzione di un distinto Codice Identificativo Gara (CIG) per ogni lotto. Ciò non è stato fatto e in data 8 agosto 2022 (dopo il precedente esposto) l’irregolarità è stata segnalata nell’ambito della Vigilanza Contratti Pubblici (il protocollo assegnato alla segnalazione è il 0065400/2022).
Il fatto è molto grave perchè la mancata assegnazione dei singoli CIG (come può ancora oggi riscontrarsi sul sito del Comune di Roma nella sezione dedicata al Sistema Unico degli Affidamenti, S.U.Aff.) è una violazione dell’art. 37 del D. Lgs. n. 33/2013 nonché dell’art.29 del D. lgs. n. 50/2016 – Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza (P.T.P.C.T.).

In un territorio come Ostia, commissariato per mafia 7 anni fa anche per la malagestione delle spiagge libere, i fatti assumono maggiore gravità.
Aggiungiamo che non poteva esserci una sola Commissione aggiudicatrice dei singoli lotti, anche se composta dagli stessi soggetti, ma doveva essercene una per ogni lotto e dunque per ciascuna procedura di gara. Il suo compito doveva essere quello di valutare singolarmente le offerte prodotte dagli operatori economici concorrenti alla singola procedura, e non (come è avvenuto ad Ostia) nella stessa seduta e riportato in un unico verbale.

Il responsabile del procediemento della gara era lo stesso Marcello VISCA, dal 1° settembre nuovo direttore del Municipio Roma X in sostituzione di Carla SCARFAGNA. Siamo certi che VISCA saprà fornire una chiara spiegazione del suo operato che comunque verrà sottoposto da LabUr alle autorità competenti per verificare se si è favorito un meccanismo di condizionamento nel criterio di affidamento di un appalto pubblico peraltro su spiagge libere su cui si sono evidenziate ulteriori irregolarità.
In attesa che il Segretariato Generale renda conto dell’attività di controllo successivo ai sensi dell’art. 147 bis del TUEL, finalizzata a verificare la correttezza e regolarità delle procedura amministrativa operata fino ad oggi dal Municipio Roma X, la presente nota verrà inviata anche al Commissariato di Ostia.

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OSTIA, SOLDI IN COPERTA E MORTI IN MARE

IMG-20220819-WA0003Tu metti la sdraio e il lettino e in cambio mi dai il bagnino” (cit.)
Secondo Giuseppe SESA, Assessore al Bilancio del Municipio X, i fondi stanziati per l’assistenza ai bagnanti sulle spiagge di Ostia Ponente erano sufficienti. Addirittura, sempre secondo SESA, gli atti di indirizzo politico impegnavano il Direttore apicale (Carla SCARFAGNA) a procedere per posizionare i bagnini sulle spiagge di competenza. Agosto, muore un uomo proprio su una spiaggia libera di Ostia ponente, rimasta senza bagnini.

Ricordiamo al confuso Assessore al Bilancio che per la stagione balneare 2022 il Municipio X, per sua stessa ammissione, non ha potuto assicurare i servizi necessari alla balneazione sul tratto di arenile di competenza per la scarsa disponibilità di risorse economiche. Lo stanziamento previsto nel Bilancio 2021-2023, sull’annualità 2022, infatti, è risultato esiguo rispetto alle pregresse stagioni balneari per cui sul tratto di arenile di Ostia Ponente si è preferito assicurare, a spese del Municipio, la sola vagliatura meccanica delle spiagge e la fornitura di bagni chimici piuttosto che i bagnini.
Infatti, con D.D. CO/893/2022 del 27 aprile 2022 è stato deciso, per le spiagge libere, di includere il servizio di salvamento all’interno dell’affidamento dei servizi connessi alla balneazione rivolto ai privati. Tre spiagge (una, quella dove si è verificato il triste episodio) non sono state assegnate nonostante sia “una zona ad alta densità di popolazione” e il relativo bagnino è stato sostituito con un imbarazzante cartello, costo 20 euro, indicante l’assenza di assistenza a mare perché la decisione politica sarebbe stata dettata da “nelle spiagge pubbliche non c’è bisogno“. Ma già il 15 aprile 2022 (prima del citato bando) la Regione Lazio aveva stanziato 2,5 milioni di euro per aiutare i Comuni del litorale laziale a gestire le spiagge libere in totale sicurezza per la nuova stagione balneare, disponendo per il Municipio X ben 322mila euro che non si sa a questo punto che fine abbiano fatto.

Chiediamo dunque al navigato Assessore Giuseppe SESA di rendere pubblico tale dato e di informare del suo operato il Segretariato di Roma Capitale, l’ANAC e le forze dell’ordine che stanno indagando sulla regolarità del bando con cui sono stati affidati i servizi connessi alla balneazione.
Se i bagnini possono essere una voce in uscita per un ragioniere, la vita di un essere umano non ha invece prezzo, mai. Dove ha dirottato, l’indispettito Assessore, i fondi della Regione Lazio destinati proprio alla Sicurezza nelle spiagge libere?

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OSTIA, ENTRO IL 30 NOVEMBRE 2022 L’ASSALTO AL LUNGOMARE

IMG-20220818-WA0015Come 7 anni fa, nel 2015, come ai tempi di mafia capitale e del commissariamento del Municipio Roma X per “ingerenza della criminalità”. L’obiettivo è far indietreggiare il cemento dalle spiagge e portarlo sul lato opposto del lungomare, non solo tramite il PUA (il Piano di Utilizzazione degli Arenili) ma anche tramite il Piano della Costa, un vero strumento urbanistico (tutto ancora da redigere) che ricorda la STU di Walter VELTRONI (Società di Trasformazione Urbana) e il Waterfront di Gianni ALEMANNO, non disprezzato anche dal M5S che ha indirizzato molte delle opere in essi previste al PNRR (il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

Un grande affare di cui i principali attori, almeno fino al 30 novembre 2022, saranno sempre gli stessi: Nicola ZINGARETTI, presidente della Regione Lazio (a breve dimissionario per motivi elettorali) e Renato PAPAGNI, uscente presidente della Associazione Federbalneari Roma. Vediamo nel dettaglio cosa sta accadendo.

IL NUOVO PRESIDENTE DEI BALNEARI
E’ ormai di dominio pubblico che Renato PAPAGNI, classe 1946, lo storico presidente dei balneari di Ostia, non rappresenta più la categoria a partire dal 3 maggio 2022 quando l’Assemblea, con 25 voti e 17 schede bianche, ha eletto come nuovo presidente Massimo MUZZARELLI, titolare dello stabilimento Sporting Beach.
Si chiude un’era? Non esattamente. Infatti Renato PAPAGNI siede ancora ai tavoli istituzionali forte della proroga concessagli dalla stessa Assemblea nella precedente riunione del 19 aprile 2022, fino al 30 Novembre 2022.

IL PIANO DELLA COSTA
Renato PAPAGNI cercherà dunque di rafforzare in questo breve periodo il suo sogno di sempre e cioè chiedere con urgenza un progetto su cui indirizzare gli investimenti e la prospettiva del turismo del litorale romano, capace di imporre l’idea del mare come naturale proseguimento dello sviluppo urbanistico (ed edilizio) di Roma Capitale.
PAPAGNI lo aveva già scritto il 18 febbraio 2015 al presidente della Regione Lazio, Nicola ZINGARETTI, invocando l’attuazione dei necessari strumenti normativi. Dunque, non solo il Piano di Utilizzazione degli Arenili (PUA, una sorta di regolamento delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico ricreative) ma soprattutto il Piano della Costa, il tanto atteso piano normativo e politico che attribuisce al Demanio Marittimo una valenza urbanistica. Proprio mentre si va ridisegnando la dividente demaniale, cioè la perimetrazione del Demanio Marittimo.

In realtà era stata la Regione Lazio ad istituire già nel novembre del 2013, dopo l’elezione del 12 marzo di ZINGARETTI, una Cabina di Regia del Mare per “redigere il Piano della Costa, strumento fondamentale per promuovere, anche dal punto di vista urbanistico, il recupero del litorale, risanare le parti degradate e rinnovare le imprese balneari”. Gli obiettivi del piano, contenuti nel programma elettorale di Nicola ZINGARETTI, erano orientati a migliorare la visuale e l’accessibilità del mare lungo tutta la costa: “nel secolo del cambiamento climatico, sulle coste non c’è più spazio per altro cemento e il nuovo segno urbano deve essere dettato dalla necessità di arretrare il fronte del costruito con interventi straordinari di abbattimento degli immobili abusivi e di demolizione e ricostruzione degli immobili legittimi”.
Tutto ciò doveva essere la logica conseguenza di quel mai realizzato Distretto turistico balneare istituito il 13 marzo 2013 a vantaggio del “Secondo Polo Turistico di Roma Capitale” voluto dal sindaco Gianni ALEMANNO, un accordo di programma, sottoscritto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nato con lo scopo di incentivare le attività imprenditoriali balneari, con incentivi fiscali, finanziari ed amministrativi.
Tante belle parole, non corrispondenti però alla realtà.

LA RELAZIONE DEL PREFETTO MAGNO E LA CRIMINALITA’
Il 3 novembre del 2015, mentre PAPAGNI e ZINGARETTI studiavano gli investimenti sul litorale romano, veniva desecretata e resa di pubblico accesso la relazione del Prefetto Marilisa MAGNO, depositata il 15 giugno 2015 dopo 6 mesi di accertamenti.
Un documento ispettivo che si è rivelato propedeutico all’atto del Presidente della Repubblica con il quale in data 27 agosto 2015 si è decretata la gestione straordinaria del Municipio Roma X, azzerando l’amministrazine locale per ingerenza della criminalità organizzata al suo interno. Nella relazione, si legge (pag.461 e nota 317):

Anche le recenti problematiche insorte proprio sui territorio di Ostia Lido in relazione ai cd. “varchi”, che l’Amministrazione capitolina ha inteso aprire sul lungomare di Ostia Lido, con l’abbattimento del cosiddetto lungo muro – amplificate sugli organi di stampa dalla lettera aperta scritta da Renato PAPAGNI, Presidente dell’Assobalneari, al Presidente della Regione Lazio, Nicola ZINGARETTI – è materia di attenzione da parte delle Forze di Polizia, poiché riguarda il P.U.A. (Piano di Utilizzazione degli Arenili) regionale, che prevede l’erogazione di enormi investimenti pubblici finalizzati a valorizzare il demanio marittimo lidense con la realizzazione di importanti infrastrutture, per le quali, quindi, non è possibile escludere l’interesse della criminalità organizzata.
Per completezza di informazione, si evidenzia che lo stabilimento balneare LE DUNE è sorto a seguito di una poco chiara operazione commerciale. In origine, infatti, su quel tratto di litorale ostiense sorgeva un unico stabilimento, il TIBIDABO BEACH. Il titolare della concessione era Luigi DI FILIPPO, ma lo stabilimento veniva gestito dal figlio Adriano (nato a Roma il 12.5.1956, presidente del Consiglio di Amministrazione della TIBIDABO BEACH SRL) e dal citato Renato PAPAGNI, marito della figlia.
A seguito di contrasti, i due gestori decisero di dividere l’azienda, scindendo in due la concessione e creando un nuovo stabilimento, ossia LE DUNE, realizzato con ampio ricorso a strutture di cemento armato e comprensivo di una piscina coperta, un centro benessere, una palestra, un ristorante e vari negozi. Oggi, quindi, su un’unica concessione, sempre di proprietà dell’originario titolare, sorgono 2 distinte attività gestite da autonome società. Questa duplicazione della concessione non è prevista dalla normativa vigente, che consente solo la cessione di rami d’azienda {quali il ristorante o il bar), ma non la creazione di un’altra azienda sulla stessa concessione. Di fatto, quindi, oggi Renato PAPAGNI gestisce uno degli stabilimenti più grandi e prestigiosi di Ostia senza essere titolare di alcuna concessione.
Questa circostanza, comunque, veniva a suo tempo contestata dal PAPALINI Aldo (ai sensi dell’art 45 bis del Codice della Navigazione), che, nonostante il parere contrario del direttore del X Municipio, il 10 ottobre 2012 emetteva la determinazione dirigenziale nr. 2508 per la decadenza della concessione pluriennale rilasciata alla società “A&B Esercizi Bagni Srl”, titolare degli stabilimenti balneari Le Dune e Tibidabo Beach, di Ostia Lido, gestiti, appunto, da Renato PAPAGNI e dal cognato Adriano DI FILIPPO. L’atto amministrativo in questione veniva impugnato davanti al TAR del Lazio, che sospendeva il provvedimento emesso dal Municipio di Ostia Lido a firma di PAPALINI Aldo.
Dalle intercettazioni telefoniche della Squadra Mobile di Roma, all’epoca dei fatti, relative al PAPALINI emergeva che, a seguito delle polemiche politiche scatenate dalla predetta determinazione dirigenziale, anche l’Ufficio di Gabinetto del Sindaco di Roma Gianni ALEMANNO intervenne nella questione e pochi giorni dopo PAPALINI Aldo veniva rimosso dall’incarico.

Per meglio intendere la preoccupazione espressa dal Prefetto, si cita il caso della demolizione dello stabilimento balneare Lido Beach di Ostia, realizzato all’inizio degli anni Cinquanta, avviata il 19 novembre 2005 a seguito dell’adozione del PUA (oggi scaduto e da approvarne una nuova versione). Al tempo, era stata stipulata una convenzione con il sistema bancario per costituire un fondo di garanzia di 40 milioni di euro utile a consentire alle imprese balneari che volevano ‘spontaneamente’ adeguare i loro impianti al PUA, ancor prima che fosse attuato. Solo la demolizione e ricostruzione del Lido Beach, 17 anni fa, costò 5 milioni di euro. A quel tempo (febbraio 2005), con lo stesso metodo, era stato demolito un altro stabilimento, il MAREBLU, realizzando al suo posto il FABER VILLAGE, per molti definito il più moderno stabilimento di Ostia, poi caduto nelle mani del clan mafioso dei FASCIANI e oggi definitivamente confiscato.

LA CONCESSIONE INTESTATA A RENATO PAPAGNI
Per meglio comprendere la questione relativa a Renato PAPAGNI, citata dal Prefetto Marilisa MAGNO, occorre riportare la nota storica presente sul sito dello stabilimento balneare Tibidabo:

Costruito nel 1935 con il nome REX. Durante la seconda guerra mondiale è gravemente danneggiato dagli eventi bellici, viene ristrutturato nel 1946 e ribattezzato MEDITERRANEO. Nel 1968 con Luigi DI FILIPPO ed altri due soci nasce il Tibidabo. Si arriva così al 2001, lo stabilimento viene diviso in due parti

Così, nel 2001, di fatto, la famiglia DI FILIPPO mantenne la gestione con Adriano (scomparso il 26 dicembre 2020) della ‘parte’ con il nome storico (TIBIDABO), mentre l’altra ‘parte’ divenne a tutti gli effetti un nuovo stabilimento chiamato LE DUNE di Renato PAPAGNI, marito di Ileana, figlia di Luigi DI FILIPPO. Quindi con l’Atto Formale n.2 prot.21606 del 26 febbraio 2003 il Comune di Roma rilasciava unica concessione demaniale marittima avente durata di 25 anni ma con due stabilimenti distinti ivi insistenti, in violazione dell’art.45 bis del Codice della Navigazione, così come sostenuto nella relazione del 2015 del Prefetto MAGNO.
Una questione che ancora non è stata ben chiarita in quanto a suo tempo risolta non solo con l’allontanamento di PAPALINI ma soprattutto con la Determinazione Dirigenziale n. 870 dell’11 aprile 2013, con la quale vennero annullati i provvedimenti; presi da PAPALINI, con i quali si rigettava la scissione della concessione originaria del 2003 dichiarandone la decadenza.
Considerato che il TAR Lazio non ha mai espresso una sentenza a riguardo, dichiarando ‘perento’ il ricorso proprio per l’intervento politico-amministrativo sopra descritto, sarebbe indispensabile capire se, da un punto di vista giuridico, la concessione demaniale dello storico presidente dei balneari possa considerarsi valida.

L’atto formale 2/2003 era intestato alla A.E.B. ESERCIZI BAGNI SRL, costituita il 20 maggio 1936 e poi reiscritta nella sezione ordinaria del registro imprese il 19 febbraio 1996, avente per amministratori costituenti Paolo PAPAGNI (fratello di Renato) e Adriano DI FILIPPO.
Renato PAPAGNI è stato nominato amministratore della società solo il 4 marzo 2014 assieme ad Adriano DI FILIPPO subentrando a Luigi DI FILIPPO e Cosetta BORETTI che il 18 giugno 1996 erano subentrati a loro volta ai primi due amministratori costituenti.
In questo modo, avvenuta la scissione della concessione demaniale 2/2003 in altre due concessioni (la 6/2014 per lo stabilimento TIBIDABO della SOC. TIBIDABO BEACH S.R.L. di Adriano DI FILIPPO e la 5/2014 per lo stabilimento LE DUNE della A.E.B. ESERCIZI BAGNI SRL di Renato PAPAGNI), queste hanno ereditato la scadenza al 2028 in virtù del precedente atto formale 2/2003 evitando la normale scadenza prevista per legge.
Renato PAPAGNI è dunque stato presidente dei balneari dal 1999 al 2014 senza essere un concessionario. Questo, per quanto risulta da atti pubblici.

QUALE SCENARIO
Mentre si deve ancora redigere il decreto attuativo per i balneari all’interno della legge sulla concorrenza che segnerà un percorso di normalizzazione europea, mentre si inizia a discutere del PUA in Campidoglio, mentre la Regione Lazio si appresta all’addio di Zingaretti e alle prossime elezioni nel 2023, mentre il Municipio Roma X restituisce le deleghe sul Demanio Marittimo a Roma Capitale, assistiamo a una pervicace resistenza di Renato PAPAGNI nel mantenere un ruolo dominante sulla decisione dello sviluppo turistico e urbanistico di Ostia al fine di ridisegnare tutto il lungomare romano con la partecipazione del PD. A fianco di Nicola ZINGARETTI (prossimo candidato al Senato) si prepara infatti anche Enrico GASBARRA, uomo di ZINGARETTI e suo certo successore in Regione Lazio, sfiorato dall’inchiesta mafia capitale in quanto mèntore di Andrea TASSONE, presidente del Municipio Roma X condannato invece a 5 anni e interdetto dai pubblici uffici.
Ricordiamo che GASBARRA, vice sindaco con delega al turismo nel 2001 nella giunta VELTRONI, come capogruppo del Partito Popolare Italiano in Regione Lazio, era stato il promotore nel 2000 del Casinò ad Ostia, da realizzarsi presso l’allora costruendo porto turistico, finito anch’esso di recente nel tritacarne giudiziario.
Insomma, era il 2015, ma sembra oggi

 

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OSTIA, EUROPEI DI NUOTO: LA FIN NON HA I BAGNINI PER LA SPIAGGIA LIBERA

scarfagnaPer i prossimi europei di nuoto, la Federazione Italiana Nuoto (FIN) ha ottenuto la concessione della spiaggia libera detta SPQR firmando anche una convenzione con il Municipio Roma X (n.prot. 57862 del 13/05/2022) con la quale si è impegnata (tutti i giorni dalle 9 alle 19, dal 14 maggio al 30 settembre) a fornire il servizio di assistenza e salvataggio a mare. Ad oggi, la postazione e il personale, risulterebbero essere a carico del vicino concessionario.
Il servizio di salvataggio era stato annunciato in pompa magna il 4 giugno. “Nuotare in sicurezza ed Europei di Roma 2022. Festa alla spiaggia SPQR di Ostia”, si leggeva sul sito ufficiale della FIN, con tanto di presentazione delle unità cinofile.
Imbarazzanti, alla luce dei fatti, le parole del Presidente del Comitato Lazio FIN, Giampiero Mauretti: “Viviamo questa bellissima giornata sul mare di Ostia. La FIN esprime altissime potenzialità nel mondo del salvamento“.
La manifestazione era intitolata “Evitare un Mare di guai“, quelli che in realtà la FIN, ogni volta che organizza qualcosa ad Ostia, riesce invece a combinare. Ancora fresco è il ricordo dello scandalo del Polo Natatorio durante i Mondiali di Nuoto Roma ’09, quando si scoprì che la piscina era più lunga.
LabUr vigilerà con attenzione che davanti agli occhi dell’Europa non si ripetano simili figuracce, visto che il direttore del Municipio, Carla SCARFAGNA (che ha firmato la suddetta convenzione), pare non accorgersi di nulla.

 

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