Comprare è una scelta politica. Gestire è una responsabilità amministrativa.
Grande soddisfazione della Giunta per l’acquisto delle case ex Enasarco: primo rogito firmato, patrimonio pubblico che cresce, “svolta storica” per l’emergenza abitativa. Peccato che in tutti questi anni, l’Assessore al Patrimonio del Comune di Roma, Tobia Zevi, abbia parlato solo di migliorare efficienza e strumenti accessori, ma mai di riformare la governance complessiva della manutenzione e della sostenibilità finanziaria del patrimonio ERP.Quindi la domanda che continua a restare fuori dal racconto ufficiale è: l’operazione include una valutazione puntuale dei costi di gestione nel medio-lungo periodo?
Sotto il profilo della manutenzione ordinaria e straordinaria, delle spese condominiali, degli eventuali oneri consortili, della gestione delle morosità, dei contenziosi prevedibili, l’esperienza del Comune di Roma è tutt’altro che rassicurante. Il patrimonio ERP esistente soffre di assenza di gestione strutturata, accumulo di degrado e ricorso sistematico a spese straordinarie, con effetti diretti sui bilanci pubblici.
Se l’acquisto non è accompagnato da un modello gestionale chiaro, finanziato e verificabile, il rischio (che diventa certezza) è quello di avere più patrimonio sulla carta, più contenziosi e più spesa fuori controllo. Non è una polemica politica sterile, è una questione di responsabilità amministrativa e di finanza pubblica.Ogni scelta strutturale dovrebbe dichiarare non solo quanto costa comprare, ma quanto costerà mantenere, gestire e governare nel tempo. Altrimenti il conto, come sempre, viene presentato dopo ai cittadini. Ancora di più se si moltiplicheranno i condomini misti, dove legittimamente i proprietari temono l’impatto sulle spese condominiali, anche alla luce dell’evoluzione del diritto condominiale.
Se oggi il Comune fatica a garantire la sicurezza strutturale negli immobili ERP già in carico (come a Nuova Ostia, nelle cosiddette case Armellini) e non rende pubblici i modelli gestionali e le coperture finanziarie per quelli nuovi, la domanda, a cui Zevi non risponde mai, resta una sola: con quale modello di gestione verranno governati gli immobili ex Enasarco, per evitare che diventino le nuove Case Armellini di domani?
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