Domani si chiude l’Anno Santo. A Ostia, invece, il Giubileo è rimasto una narrazione: risorse pubbliche della Camera di Commercio di Roma, regia privata, nessuna trasformazione urbana e nessuna responsabilità pubblica.
“Ostia Jubilee of the Sea” è stato presentato a maggio scorso come un progetto strategico per il territorio. Nei fatti, è stata un’operazione di comunicazione, sostenuta da risorse pubbliche, che non ha prodotto alcun cambiamento urbano concreto.
Il progetto ha beneficiato di 40.000€ (quelli che si conoscono) di contributo della Camera di Commercio di Roma, ente pubblico economico, assegnati a Confcommercio Roma.Non si tratta di fondi interni di un’associazione, né di sponsorizzazioni private.Sono risorse pubbliche, erogate tramite atto amministrativo, per un progetto ritenuto di interesse generale.
E con le risorse pubbliche vale una regola semplice: bisogna poter dire cosa è stato fatto, da chi, per chi e con quale beneficio pubblico.L’unica cosa degna di nota è stato il “Vademecum per un nuovo modo di vivere Ostia”, totale 16 pagine che non ha letto nessuno.Quel documento non è uno strumento urbano (anche se lo hanno spacciato come tale), non è un piano, non è un atto di governo del territorio.È una brochure promozionale che racconta Ostia come esperienza: mare, cibo, passeggiata, atmosfera.
Peccato che nel vademecum non c’è:– una mappa urbana,– una scelta spaziale,– un’indicazione operativa,– un impegno verificabile,– un soggetto responsabile.
La città reale sparisce.Quartieri, abitanti, servizi, conflitti, fragilità, disuguaglianze semplicemente rimossi.Ostia non è trattata come una parte di Roma da amministrare, ma come ‘uno sfondo da consumare bene’.
Il Giubileo, che avrebbe richiesto governo dei flussi, gestione straordinaria, responsabilità pubblica, viene ridotto a mera cornice narrativa.Non una riga su carichi urbani, servizi, logistica, priorità. Nulla di nulla, eppure parliamo di #Confcommercio.
Alla prova dei fatti, l’unica presenza giubilare concreta a Ostia è stata una messa sulla spiaggia al Cocunuts, un momento di fede che non si discute, ma che conferma una verità semplice: il Municipio X non è stata pensato, organizzato né governato per il Giubileo.
Ma il punto più serio è un altro, ed è politico.Con fondi pubblici, un soggetto privato ha:– costruito una narrazione territoriale,– parlato a nome della città,– definito cosa è Ostia e come dovrebbe essere vissuta.
Peccato che questo non sia il ruolo del privato, bensì pubblico. Il compito di definire una visione urbana, di governare un evento straordinario, di stabilire priorità e regole, di tenere insieme interesse generale e trasformazioni, spetta al soggetto pubblico: Comune, Municipio, istituzioni. A meno che…quello spazio lasciato vuoto affinché altri lo occupassero aveva ragioni di campagna elettorale: Valeria Strappini è indicata come futura candidata alla Presidenza del Municipio X per il Partito Democratico.È legittimo dunque chiedersi se operazioni come questa non servano anche a costruire consenso e visibilità, più che a costruire la città.
40.000 euro pubblici non sono una cifra enorme (ma sappiamo per certo che non è l’unica), ma non sono nemmeno irrilevanti.Potevano servire a costruire strumenti permanenti, conoscenza utile, capacità amministrativa, eredità.Sono serviti invece a produrre un racconto.
E noi continuiamo a dirlo, anche quando dà fastidio: la rigenerazione urbana non è marketing, la città non è una brochure, il Giubileo non è un pretesto narrativo ma qualcosa di molto più serio che andava rispettato e il privato non può sostituirsi al pubblico senza che nessuno risponda.
Perché quando il pubblico abdica,la città perde. Sempre… e per fortuna che era il Giubileo della Speranza.
#giubileo #ostia #MunicipioX #GiubileodellaSperanza