Concessioni balneari, il caos continua: dal caso Salus alla revoca di Caffè Tre, la trasparenza promessa resta sulla carta.
Sul litorale romano, di Ostia, si sta accumulando un nuovo strato di opacità amministrativa. Da un lato strutture mai passate per una gara pubblica che finiscono sul mercato come se fossero imprese private; dall’altro procedure che inciampano sui requisiti minimi e vengono rattoppate mesi dopo, quando il problema è già diventato contenzioso.
Il primo caso riguarda lo stabilimento Salus. Pur non essendo mai stato messo a gara, oggi è in vendita come azienda su piattaforme di aste giudiziarie, destinato a un soggetto ancora da definire. La concessione demaniale marittima, però, non ha mai attraversato alcun vaglio pubblico. Nessuna verifica edilizia, nessun controllo urbanistico, nessun passaggio davanti a Comune di Roma o ANAC. Un bene dello Stato che arriva sul mercato come se fosse un bene privato, senza che la legalità amministrativa abbia potuto fare il suo lavoro.
Il secondo fronte è il caso della società Caffè Tre. Segnalata da LabUr già mesi fa, è stata oggetto di una determina del Comune di Roma datata 5 febbraio, non ancora pubblicata all’Albo Pretorio, con cui viene annullata la precedente aggiudicazione per lo stabilimento Elmi (lotto A4). La ragione è la mancata presentazione da parte della ditta del DURC attestante la sua regolarità contributiva: una mancanza nota già da dicembre, ma ignorata per negligenza dalla commissione giudicatrice presieduta dall’allora Direttore del Dipartimento Patrimonio, Tommaso Antonucci, poi rimosso dal suo incarico su questioni demaniali. Solo due mesi dopo il ricorso della società Elmi, con la procedura incagliata e il TAR già investito della questione, l’Amministrazione tenta di rientrare nei binari cercando di far cadere la “materia del contendere” e presentando in sede giudiziaria una determinazione dirigenziale (firmata da Antonucci) non ancora resa pubblica. Ora si attende il pronunciamento del tribunale amministrativo per capire se la revoca potrà davvero sanare una procedura nata fragile e proseguita peggio.
In questo contesto risuonano le parole pronunciate il 5 marzo 2025 dall’Assessore al Patrimonio Tobia Zevi agli Stati Generali del Turismo Balneare, in rappresentanza del Sindaco Roberto Gualtieri. Sosteneva che i bandi non siano un vezzo burocratico ma lo strumento per ristabilire trasparenza e legalità, e che opporsi alle gare significhi fermare un percorso necessario. Una dichiarazione che oggi stride con l’evidenza dei fatti: concessioni mai messe in gara che finiscono all’asta, commissioni che ammettono concorrenti privi dei requisiti, determinazioni tardive, ricorsi e controricorsi che paralizzano l’intero processo.
A più di un anno dall’avviso pubblico di affidamento di 31 concessioni, il Comune di Roma non ha ancora raggiunto gli obiettivi amministrativi fissati. In superficie continuano le passerelle e le dichiarazioni di principio; sotto, il sistema delle concessioni resta intrappolato in errori, vuoti di controllo e contraddizioni che nessun comunicato riesce a coprire.