OSTIA, AREA CAMPER: QUANDO LA PROPAGANDA DETTA L’AGENDA

Nero Oro Gala Invito_20260218_094621_0000L’area antistante lo stabilimento dell’esercito Ra.Lo.Ce. su Lungomare Amerigo Vespucci ad Ostia, risulta urbanisticamente destinata a parco pubblico e, in base a tale classificazione, non può essere utilizzata per funzioni incompatibili senza una formale variante urbanistica.

Dagli atti catastali emerge che la particella n. 134 del foglio 1123 (sez. C) è intestata al Comune di Roma a seguito del riordino fondiario del 1° marzo 2005, mediante accorpamento delle particelle 326, 327, 328, 413, 5, 67, 71 e 72 dello stesso foglio. La destinazione ufficiale è “parco pubblico”.

Nonostante ciò, per anni l’area è stata utilizzata impropriamente come parcheggio a servizio dello stabilimento. Dal 2007 tale utilizzo ha generato contenziosi, a seguito della richiesta di sgombero da parte dell’amministrazione capitolina. Una volta liberata nel 2019, la zona è stata nuovamente utilizzata in modo improprio e trasformata in area di scarico e trasbordo rifiuti gestita da AMA.

Il 31 ottobre 2019, amministrazione Di Pillo (M5S), l’allora Direttore del Municipio X, Nicola De Bernardini, autorizzava temporaneamente – tramite email ordinaria – l’utilizzo del sito definito come “area di parcheggio ex Esercito compresa tra via Litoranea e via Amerigo Vespucci, con accesso esclusivo da via Litoranea”, destinandolo alle operazioni di trasbordo per utenze non domestiche nelle more di lavori previsti altrove.

Oggi la questione riemerge in relazione ai cantieri in corso e alla prevista Area Camper di Ostia. Non è ancora chiaro se la destinazione sarà esclusivamente turistica o se si ipotizzi un utilizzo ulteriore connesso alla gestione di situazioni di fragilità sociale.

La sequenza degli usi – parcheggio, centro operativo rifiuti, possibile nuova destinazione – evidenzia una criticità strutturale: ogni trasformazione stabile di un’area classificata come parco pubblico richiede coerenza con la pianificazione vigente. In assenza di una variante urbanistica formalmente approvata, si pone un problema di legittimità e di trasparenza amministrativa.

In queste settimane il tema è stato cavalcato in modo improprio alimentando una narrazione semplificata e spesso apertamente razzista, convocando manifestazioni e trasformando la vicenda in terreno di mobilitazione identitaria. Ma sarebbe altrettanto grave se la risposta istituzionale fosse semplicemente quella di “spostare” il problema per sottrarlo alla pressione mediatica.

Le persone che vivono in camper non sono un elemento urbanistico da ricollocare né un simbolo da usare in una battaglia politica. Sono soggetti fragili che meritano politiche sociali strutturate, non soluzioni emergenziali determinate dal conflitto del momento.

Il governo del territorio deve smettere di essere piegato alla propaganda o diventare strumento per neutralizzare tensioni politiche contingenti.
Se un’area è destinata a parco pubblico, quella destinazione non può essere modificata di fatto attraverso usi temporanei reiterati nel tempo. E se esiste un problema sociale, va affrontato con strumenti adeguati, trasparenti e coerenti, non con spostamenti tattici.

Il punto non è chi grida di più. Il punto è il metodo. Quando l’amministrazione rincorre l’onda emotiva invece di anticiparla con atti chiari e formalizzati, si crea un vuoto. E in quel vuoto si infilano le estremizzazioni. Governare significa assumersi la responsabilità delle scelte, dentro le regole. Non inseguire gli urlatori.

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