ROMA CAPITALE BOCCIATA AL CONSIGLIO DI STATO CROLLA L’IMPIANTO ACCUSATORIO

Nero Oro Gala Invito_20260219_143122_0000 Metrature ballerine, motivazioni insufficienti e verifiche incomplete: la sentenza di oggi smonta la richiesta economica del Comune sul caso La Bonaccia.

 

Roma perde. E perde male.

Con la sentenza pubblicata il 19 febbraio 2026, il Consiglio di Stato ha respinto senza appello il ricorso di Roma Capitale contro la società La Bonaccia S.r.l., confermando integralmente la decisione del TAR Lazio e demolendo punto per punto l’impianto difensivo dell’amministrazione.

IL NODO: SOLDI CHIESTI SENZA BASI SOLIDE

Il Comune aveva preteso oltre 42 mila euro tra canone e indennizzo per presunte irregolarità su aree demaniali dello stabilimento balneare di Ostia. Ma secondo i giudici:

– non era dimostrato che le aree fossero davvero pertinenze demaniali;

– non risultava alcuna devoluzione automatica allo Stato delle opere;

– mancava chiarezza sulle superfici e sui calcoli.

In altre parole: richieste economiche avanzate senza una base tecnica coerente.

DATI CHE CAMBIANO, VERSIONI CHE OSCILLANO

Il Collegio sottolinea un fatto devastante per la credibilità amministrativa: le metrature delle presunte pertinenze indicate da Roma Capitale cambiano continuamente negli atti — 468 mq, poi 76, poi 149,76, poi 225,76. Una sequenza definita di fatto “contraddittoria e incerta”, tale da rendere inattendibile l’atto impositivo.

SOPRALLUOGO SENZA PROVE

Il verbale d’ispezione del 2016, base della richiesta di pagamento, non dimostra neppure le presunte difformità. Non chiarisce:

– quali opere fossero irregolari

– quanto spazio occupassero

– come siano state classificate

Per i giudici, la motivazione è insufficiente e non permette al destinatario di capire perché debba pagare. Un vizio grave che viola i principi di buon andamento amministrativo e diritto di difesa.

COLPO FINALE

Il Consiglio di Stato conclude senza ambiguità: l’appello è infondato e va respinto. Roma Capitale dovrà riesercitare il proprio potere amministrativo seguendo le indicazioni della sentenza.

CONCLUSIONI

l’amministrazione ha costruito una richiesta economica su presupposti instabili, dati incoerenti e motivazioni opache. Il risultato è una bocciatura piena, con compensazione delle spese solo per la complessità tecnica del caso — non certo per meriti difensivi.

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