Negli ultimi giorni abbiamo assistito all’intensificarsi di attacchi personali seriali, battute sessiste e tentativi di ridicolizzare il lavoro di chi, con fatica e senza protezioni, studia gli atti, interpreta i dati, prova a rendere comprensibili le scelte pubbliche.
Vorremmo dire che è un episodio marginale, il solito sfogo da social, ma sarebbe un’illusione.
Chi vive questo territorio sa che non è così.
Quando la delegittimazione personale avviene davanti ad esponenti politici che osservano, sorridono o tacciono, e quando chi insulta è circondato da professionisti pronti a tutelare questi personaggi, non siamo più nel campo dell’estemporaneo.
Siamo davanti a una forma di manovalanza digitale: una pratica che sostituisce il confronto con la gogna, e che delega a figure informali il lavoro sporco che la politica non può o non vuole assumersi apertamente.
Il problema non è LabUr, né i singoli bersagli del momento. Il problema è la città.
Quando il discorso pubblico si riduce a provocazioni, meme, insinuazioni sul corpo di una donna o sul valore del lavoro tecnico, ciò che si rompe non è un equilibrio personale, ma una fragile possibilità collettiva: quella di parlarsi davvero.
C’è una parte di questo territorio che vive di fragilità, di rabbia diffusa, di solitudini irrisolte. E c’è una politica che, invece di trasformare quel disagio in partecipazione, a volte lo usa come leva di consenso.
La manovalanza digitale nasce lì: nel vuoto lasciato dalle istituzioni quando abdicano al compito di spiegare, ascoltare, rendere trasparenti le decisioni.
Per questo rivolgiamo un appello semplice e civile a tutte le rappresentanze istituzionali:
riconoscere che il rispetto non è una formalità, ma una condizione minima di agibilità democratica. Non a difesa di LabUr — non ne abbiamo bisogno — ma a tutela della comunità che abitiamo.
Noi continueremo con i documenti, con le mappe, con gli atti. Continueremo a fare ciò che facciamo dal 2006: studiare, verificare, restituire alla cittadinanza un linguaggio chiaro per capire come viene governata la città.
La nostra unica risposta agli insulti è il lavoro: un lavoro che difende l’interesse collettivo e che non smetteremo di portare avanti.
Proprio per questo, e nel rispetto di chi segue il nostro impegno, riteniamo doveroso comunicare quanto segue in modo esplicito:
a fronte dei ripetuti attacchi delegittimatori, caratterizzati da elementi che fanno ritenere trattarsi non di iniziative isolate ma di un disegno coordinato volto a screditare e silenziare l’attività di LabUr, è stato conferito incarico al nostro legale di procedere alle opportune verifiche giuridiche.
In particolare, è stato dato mandato di accertare l’eventuale sussistenza di condotte penalmente rilevanti poste in essere, anche in forma reiterata e tramite molteplici profili social, e di individuare i relativi responsabili — inclusi eventuali soggetti noti — al fine di predisporre e depositare circostanziate denunce presso le Autorità competenti.
Questo non per spirito punitivo, ma per tutelare uno spazio pubblico già fragile e una comunità che merita di essere protetta da forme ormai palesemente organizzate di violenza verbale.
La presente vale altresì quale formale avviso che ogni ulteriore comportamento lesivo sarà oggetto di immediata tutela nelle sedi opportune.
Continueremo a fare la nostra parte con trasparenza e responsabilità.
Perché Ostia merita una discussione adulta, capace di leggere le ferite del territorio senza trasformarle in bersagli, e di tenere insieme le persone anziché lasciarle nelle mani di chi usa la rabbia come strumento politico.
Andrea Schiavone
Presidente
LabUr – Laboratorio di Urbanistica