Parco del Mare e Olimpiadi: annunci, silenzi e realtà. Ostia non è una sede olimpica.
A 48 ore dal tavolo sul Parco del Mare, il Sindaco parla di cantieri già definiti e di una Roma “pronta” per le Olimpiadi. Ma sul mare e sulla città pesano domande ancora senza risposta.
La città si costruisce con i fatti, non con le promesse.
A 48 ore dal secondo incontro ufficiale sul Parco del Mare, mentre cittadini, associazioni e tecnici attendono ancora una risposta alle osservazioni inviate, il Sindaco rilascia al Corriere della Sera questa dichiarazione:
«Attribuiamo un’importanza strategica alla valorizzazione del mare di Roma e abbiamo progetti molto ambiziosi. Realizzeremo insieme alla Regione Lazio il Parco del Mare, che cambierà radicalmente il volto del lungomare riducendo l’asfalto, aumentando il verde, migliorando la viabilità, liberando finalmente la visuale verso il mare e valorizzando il paesaggio e la natura. I cantieri partiranno dopo l’estate e dureranno un paio d’anni, con un investimento complessivo di oltre 50 milioni di euro».
Il problema è evidente: mentre il sedicente processo partecipativo è ancora aperto, con domande e richieste formali rimaste ancora senza risposta, il progetto viene descritto come se fosse già chiuso, approvato e cantierabile. L’ennesima contraddizione che indebolisce la credibilità dell’intero percorso.
Nella stessa intervista, il Sindaco rilancia anche l’ipotesi di una candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2036 o del 2040. Ma qui la storia è chiarissima: nella candidatura ufficiale di Roma 2024, gli sport a mare come la vela non erano previsti a Ostia, bensì a Cagliari, scelta motivata dalle condizioni meteo-marine, in particolare dal vento, non adeguate agli standard olimpici sul nostro litorale.
Quanto alle discipline su percorso (maratona, ciclismo), nel 2024 non era previsto alcun evento olimpico a Ostia.
Evocare oggi il mare dentro una narrazione olimpica, quindi, non ha fondamento tecnico né storico.
C’è poi un punto più profondo, che riguarda la visione.
L’idea di connettere il Giubileo 2033 a un grande evento come le Olimpiadi non sarebbe, di per sé, irragionevole: due calendari globali potrebbero dialogare e orientare trasformazioni urbane di lungo periodo. Ma la verità è che l’occasione per essere lungimiranti è stata già sprecata. Il Giubileo 2025, che ha potuto godere dei fondi PNRR, rappresentava un banco di prova straordinario. Poteva essere il momento per ridisegnare davvero la città: mobilità sostenibile, infrastrutture, trasparenza amministrativa, governo del mare. Invece, è stata assorbita da cantieri tardivi, progetti instabili, ritardi strutturali e un uso delle risorse che non ha prodotto il salto di qualità necessario, soprattutto nel Municipio X.
È difficile parlare di Olimpiadi 2036 o 2040 senza prima ammettere che Roma non è stata messa nelle condizioni di diventare una città più efficiente, più accessibile, più equa.
E senza una città che funziona, gli eventi restano slogan di propaganda.
Roma merita processi trasparenti, risposte puntuali e una pianificazione coerente e il mare è un tema troppo serio per essere gestito a colpi di dichiarazioni. E soprattutto, nelle condizioni in cui si trova oggi, il litorale non può nemmeno essere mostrato con i droni o dall’elicottero RAI: stabilimenti distrutti dalle mareggiate, pinete aggredite dalla cocciniglia e mai curate, come tutto il Paese ha già visto durante il Giro d’Italia.