Ostia: Area Camper sul Lungomare Vespucci L’Urbanistica del disprezzo e le criticità tecniche, amministrative e politiche

foto camperIl caso della cosiddetta area camper sul Lungomare Amerigo Vespucci ad Ostia non è un dettaglio locale né l’ennesima polemica da social.
È un cortocircuito amministrativo completo, che intreccia urbanistica, patrimonio, procedure e dichiarazioni politiche contraddittorie.
È esattamente il tipo di vicenda in cui la città viene trattata non come bene comune, ma come spazio da piegare secondo convenienze del momento.

1. Il nodo urbanistico: una destinazione incompatibile

Le verifiche tecniche sono chiare:
l’area risulta classificata dal PRG come “Verde pubblico e servizi pubblici di livello locale” (art. 85 NTA).
In queste zone i parcheggi sono ammessi solo:
– nel sottosuolo
– senza trasformare la superficie in piazzale carrabile
Se questa classificazione è confermata, realizzare un parcheggio a raso significa produrre una difformità urbanistica sostanziale.
La città ha delle regole non per capriccio, ma per garantire equità e coerenza. Qui le regole non sono rispettate.

2. Assenza del documento fondamentale: il CDU storico

Il Certificato di Destinazione Urbanistica storico è il solo documento che consente di ricostruire:
– l’evoluzione delle destinazioni
– eventuali varianti
– compatibilità degli interventi
– vincoli sopravvenuti
Senza CDU storico non si può dimostrare alcuna legittimità.
La mancanza di questo atto impedisce ogni verifica oggettiva.

3. Profilo patrimoniale irrisolto

Alcune particelle coinvolte hanno una storia complessa, legata a passaggi di sdemanializzazione e cambi di proprietà. Senza un inquadramento patrimoniale completo:
– non è possibile stabilire se l’area sia realmente trasformabile,
– né se gli atti in corso poggino su una base giuridica corretta.
Una città che non conosce il suo patrimonio non governa: subisce.

4. Il paradosso funzionale

Per anni lo spazio è stato usato come area operativa/logistica, area trasbordo AMA. Oggi si parla di “area camper”.
Dunque:
– o l’uso precedente non era autorizzato,
– oppure l’attuale progetto non è coerente con gli atti originari.
In entrambi i casi emerge una discontinuità amministrativa che richiede chiarimenti formali e immediati.

5. Opere già eseguite e autorizzazioni mancanti

Sono state segnalate opere e infrastrutture già realizzate, in particolare fogne che hanno distrutto un tratto della nuova pista ciclabile.
Soni dunque state eseguite:
– senza titolo edilizio?
– o senza nulla osta degli enti gestori?
In caso affermativo si configurerebbero violazioni amministrative.
È la classica situazione in cui la realtà corre avanti e gli atti arrancano dietro.

6. Competenza istituzionale: atto non di livello municipale

La decisione assunta:
– non era di competenza municipale,
– avrebbe richiesto un passaggio in Assemblea Capitolina,
– oppure un atto di livello superiore.
Un errore di competenza rende l’atto impugnabile e mette in luce, ancora una volta, un metodo approssimativo.

7. Il caso politico: dichiarazioni che contraddicono gli atti

Il consigliere capitolino Fabrizio Santori ha costruito una protesta politica su un cartello lavori senza comprenderne minimamente il contenuto.
I lavori attuali sono di manutenzione ordinaria previsti da un appalto, con tutte le criticità tecniche già emerse e non hanno nulla a che vedere con l’area camper.
È un cortocircuito perfetto:
– la propaganda corre,
– la competenza vacilla
– l’opposizione si imbarazza da sola.
Siamo alla “cultura dell’urlo”: parlare senza conoscere, giudicare senza leggere.

8. L’unico intervento lucido quello del presidente Yuri Trombetti

In questo quadro confuso, l’unico elemento di ordine è venuto dal presidente della Commissione Patrimonio, Yuri Trombetti, che ha riportato la discussione su atti, documenti, competenze.
Un raro momento di metodo in mezzo al caos.

Di fronte a:
– incompatibilità urbanistiche
– incertezze patrimoniali
– dubbi autorizzativi
– conflitti di competenza
– comunicazione politica distorta

abbiamo assistito ad una brutta pagina di urbanistica del disprezzo: disprezzo per le regole, per il metodo, per la città e per le persone trattate come ostacolo da spostare.
L’unica strada possibile è una sola: pubblicazione integrale degli atti e verifica tecnica indipendente.
La città è un patto.
E quando questo patto si rompe, non c’è propaganda che possa aggiustarlo.

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