In Commissione Ambiente viene presentato un intervento di ripiantumazione lungo Via di Castel Fusano finanziato con residui giubilari.
Ma tavole progettuali, planimetrie e autorizzazioni non si vedono: solo rendering, immagini da Google Maps e foto di vivaio. Il Regolamento del Verde prevede però un progetto tecnico e verifiche paesaggistiche.
Si può ridisegnare la pineta storica del litorale in quindici giorni?
Nella Commissione Ambiente del Municipio X del 25 febbraio è stato illustrato un intervento di ripiantumazione su Via di Castel Fusano: 280 alberature tra pini domestici, sughere e lecci. A presentare l’intervento è stato Francesco Messina, responsabile dell’Ufficio Monitoraggio e Lotta Fitosanitaria del Dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale, intervenuto in Commissione per illustrare le modalità con cui si intenderebbe procedere alla nuova piantumazione. Secondo quanto dichiarato, l’intervento verrebbe realizzato utilizzando risorse residue di un appalto giubilare di 1,5 milioni di euro destinato a deceppamenti e nuove piantumazioni, per un residuo di 540 mila euro per un valore di circa 1.800 euro ad alberatura di curca 40cm di diametro e altezza 4 metri.
Durante l’esposizione è stato spiegato che le nuove alberature verrebbero collocate:
“dove c’era spazio”
“in base alle aree libere e all’esposizione”
con pini distanziati fino a 50 metri, alternati a lecci (semiombra) e sughere (pieno sole).
Non sono state mostrate tavole progettuali, planimetrie o sezioni tecniche dell’intervento. In Commissione sono stati invece proiettati, nella moda del momento, rendering illustrativi, immagini tratte da Google Maps e fotografie di alberature scattate all’interno di un vivaio, senza indicazioni progettuali relative alla collocazione delle piante lungo il viale.
Questo intervento nasce, per bontà capitolina, dopo l’incidente occorso il 17 febbraio, quando un grande ramo è caduto su Via di Castel Fusano. Nel giro di 15 giorni si è arrivati alla presentazione in Commissione di un piano di ripiantumazione e addirittura all’annuncio dell’apertura del cantiere il 9 marzo, meteo permettendo.
Un tempo di intervento da stato di emergenza, per di più su alberature stradali in area naturale protetta. Incredibile, perché alcune cose, semplicemente, non si fanno in quindici giorni:
• in 15 giorni NON si prepara un progetto
• in 15 giorni NON si fanno perizie di stabilità
• in 15 giorni NON si ottiene una autorizzazione paesaggistica
• in 15 giorni NON si approva una variante sul ribasso
• in 15 giorni NON si programma un cantiere in Riserva Naturale
Via di Castel Fusano, lo ricordiamo, ricade all’interno del sistema ambientale della Pineta di Castel Fusano, riconosciuto dal Piano Regolatore Generale di Roma come parte del paesaggio naturale e storico del litorale. Questo pone una questione evidente: se e in che modo l’intervento sia stato verificato rispetto alle previsioni del Regolamento del Verde, che richiede che gli interventi sulle alberature pubbliche siano supportati da una progettazione tecnica e da una valutazione coerente con il contesto ambientale e paesaggistico.
E non basta dire: “sono 30 anni che sto al Dipartimento Ambiente”.
Il Regolamento del Verde di Roma Capitale prevede che gli interventi sulle alberature stradali siano supportati da un progetto tecnico completo e coerente con il contesto paesaggistico, con indicazione delle specie, delle distanze di impianto e delle modalità di inserimento nel sistema del verde urbano. Invece, l’intervento presentato da Messina non risulterebbe conforme al Regolamento del Verde, perché violerebbe tre articoli fondamentali:
1. Violazione dell’art. 21 – Progettazione delle alberature stradali
Il Regolamento impone che ogni intervento di alberatura su strada sia preceduto da un progetto tecnico completo:
sezioni
sotto-servizi
distanze
condizioni pedologiche
ingombri dell’apparato radicale
e che rispetti criteri uniformi e verificabili.
Messina invece afferma in Commissione che:
• “abbiamo messo dove c’era spazio”
• “abbiamo scelto alberature in base alle aree libere e all’esposizione”
Il metro è l’occhio?
2. Violazione dell’art. 40 – Autorizzazioni obbligatorie
Qualsiasi intervento su alberature pubbliche, a maggior ragione in una Riserva Naturale, richiede:
un atto autorizzativo
una motivazione tecnica
una relazione botanico-forestale
un parere vincolante perché in area tutelata
Messina invece dichiara:
• “abbiamo trovato i soldi nel ribasso”
• “abbiamo visto dove c’era spazio e deciso di mettere gli alberi”
Con quale autorizzazione paesaggistica (obbligatoria in Riserva)?
Con quale relazione forestale?
Con quale relazione fitostatica sugli alberi abbattuti?
Con quale motivazione delle scelte di specie?
Con quale atto autorizzativo di piantumazione?
3. Violazione dell’art. 41 – Sostituzione degli alberi abbattuti
Il Regolamento è chiaro: “Gli alberi abbattuti devono essere sostituiti entro un anno con criteri coerenti con il contesto paesaggistico e con specie idonee.”
Il Dipartimento non sta operando un atto di bontà perché non ha sostituito gli oltre 400 alberi abbattuti dal 2023, ma solo 280. E non li sostituisce uno a uno con la stessa specie, come richiede la tutela del paesaggio costiero, né ripristina coerentemente la matrice ecologica della pineta. Alterna invece tre tipologie di alberature, per loro stessa ammissione, per non scontentare nessuno. Quindi il criterio di scelta è il consenso politico camuffato da scelta tecnica?
Affermare che “non bisognerebbe ripiantare più il pino perché la Tumayella è ancora attiva e non c’è controllo fitosanitario sulle aree private limitrofe” è una contraddizione in termini con la scelta fatta e contraddice, peraltro, la normativa del paesaggio per le pinete costiere. Il paesaggio di Castel Fusano è tutelato come Pineta Mediterranea, non come bosco misto di lecci e sughere.
La cosa più grave è che queste Commissioni non hanno quasi mai interlocutori qualificati che si rendano conto che il Dipartimento Ambiente sta di fatto operando una riconversione ecologica del paesaggio senza dichiararla, dopo aver fallito la gestione della Pineta in un’area protetta.
Messina, per altro, è RUP solo per un progetto PON concluso nel 2022. Dal 2023 in poi non risultano atti su Castel Fusano che lo indichino come RUP e tutti gli interventi sulla Pineta hanno RUP diversi (Clemente, Khandan, Arcioni, Vannelli, Braganti). Quello che lui presenta in Commissione come “nostro intervento” non risulta:
correlato ad alcun atto in cui lui sia RUP o progettista
ricondotto ad alcun progetto approvato per Castel Fusano
coperto da documentazione progettuale pubblicata
Tecnicamente si tratta di un intervento “cavallo di Troia” di enorme rilevanza paesaggistica, senza progetto pubblico, senza autorizzazione paesaggistica, con scelta di specie non conforme al paesaggio tutelato, criteri di piantumazione non coerenti con il Regolamento del Verde e dichiarata volontà di ridurre i pini.
Continuiamo così, ad occhio… e noi ci facciamo la croce.