OSTIA, IL GRANDE SILENZIO SULLE SPIAGGE LIBERE

OSTIA, SPIAGGE LIBERE: IL RITORNO DEI CHIOSCHI

IMG-20260308-WA0020Riassegnazioni senza gara, gazebo senza autorizzazioni e chioschi smontati in ritardo: cosa il Comune sta consentendo

Il 6 marzo 2026, presso il Municipio X di Roma, si è riunita la Commissione Capitolina Patrimonio per fare il punto sulla prossima stagione balneare. Un incontro che avrebbe dovuto chiarire molti nodi sulla gestione del litorale. E invece no.

Su un tema cruciale – le spiagge libere di Ostia – è calato un silenzio imbarazzante. Proviamo allora a capire cosa sta realmente accadendo e perché la situazione solleva seri dubbi di legittimità amministrativa.

Il vero problema del mare di Ostia

Quando si parla di litorale romano si pensa subito a Castelporziano, Capocotta o agli stabilimenti balneari. In realtà il nodo più delicato riguarda le spiagge libere. È lì che si è consumato il caos della stagione balneare 2025, ed è lì che oggi si rischia di ripetere gli stessi errori.

Le aree in questione sono spiagge libere con servizi (SLS), cioè tratti di demanio marittimo che il Comune assegna a operatori privati per garantire alcuni servizi essenziali ai bagnanti. Ma il sistema utilizzato dal Comune di Roma è tutt’altro che lineare.

Il bando 2025: un modello giuridico confuso

Il bando del 2025 ha utilizzato due strumenti giuridici diversi contemporaneamente.

Concessione demaniale marittima: consente al concessionario di utilizzare una piccola area della spiaggia pagando un canone annuale di circa 3.200 euro.

Convenzione di gestione: affida allo stesso soggetto la gestione di alcuni servizi pubblici sulla spiaggia libera (pulizia dell’arenile, assistenza ai bagnanti, manutenzione, servizi igienici)

Il risultato è un sistema ibrido: una piccola area in concessione per chioschi e servizi, una grande area in convenzione che resta formalmente spiaggia libera.

In teoria il concessionario dovrebbe solo gestire servizi per conto del Comune. In pratica però può: noleggiare lettini e ombrelloni, vendere cibo e bevande, organizzare attività turistiche.

In altre parole sfrutta economicamente l’intera spiaggia pur gestendo formalmente solo una piccola parte. Il dubbio è evidente: si tratta davvero di gestione di servizi o di concessione economica del demanio mascherata?

Un problema già visto: il precedente dei chioschi

Questa situazione non è nuova. Dieci anni fa il Comune fu costretto a demolire i chioschi sul litorale non ritenuti regolari. La vicenda poi sfociò nelle sentenze della Corte dei Conti del 2019 e del 2021, con responsabilità contestate a funzionari pubblici per: mancata imposizione di canoni adeguati, violazione delle regole sulle concessioni demaniali e conseguente danno erariale. Oggi, però, sembra che si stia tornando esattamente allo stesso modello nel silenzio di tutti.

La riassegnazione: una proroga mascherata

Il 26 gennaio 2026 il Comune di Roma ha adottato una Determinazione Dirigenziale con cui ha riassegnato le concessioni delle spiagge libere agli stessi concessionari del 2025. Formalmente non si parla di proroga. Il termine utilizzato (diremo: inventato) è “riassegnazione” che non esiste in materia di concessioni demaniali.

Nella sostanza cambia poco. Le spiagge sono state affidate: agli stessi operatori, alle stesse condizioni e senza una nuova gara pubblica. Questo meccanismo entra in rotta di collisione con i principi stabiliti dal diritto europeo, secondo cui le concessioni su beni pubblici devono essere assegnate tramite procedure trasparenti e competitive, senza vantaggi per il concessionario uscente.

Il Comune ha invece inserito nel bando del 2025 una clausola che ‘consente’ la riassegnazione allo stesso operatore. Una scelta che di fatto deroga ai principi europei sulla concorrenza.

Una riassegnazione nata su richiesta dei concessionari

Il dato più sorprendente è un altro. La riassegnazione non nasce da una nuova programmazione del Comune. È stata attivata su richiesta degli stessi concessionari. Gli operatori hanno inviato una PEC il 21 gennaio 2026 chiedendo di ottenere nuovamente le spiagge. Il Comune ha firmato la determina cinque giorni dopo, il 26 gennaio.

In meno di una settimana si è concluso l’intero procedimento senza una nuova gara, una verifica di mercato, una valutazione di altri operatori interessati. Altro che concorrenza!

La falsa rimozione delle strutture

La determina giustifica la riassegnazione sostenendo che le strutture sono state rimosse a fine stagione e che dunque non ci sono state violazioni contrattuali da parte degli operatori  Un video però testimonia che non è andata così.

Infatti in diversi casi i chioschi non sono stati smontati nei tempi previsti ed è stato necessario l’intervento della Capitaneria di Porto. In altri, proprio non sono stati mai montati. Una circostanza che mette seriamente in discussione la motivazione dell’atto.

Un problema che parte dal bando 2025

La riassegnazione del 2026 non è un problema isolato. Deriva direttamente da una clausola contenuta nel bando del 2025. Questo significa che il concessionario, già al momento della gara, sapeva di poter ottenere una seconda stagione senza nuova competizione. Di fatto la gara era formalmente annuale ma sostanzialmente biennale. Questa osservazione, qualora fosse confermata dalle autorità giudiziarie preposte a cui ci rivolgeremo porterebbe a conseguenze pesanti. Infatti potrebbe essere messo in discussione l’intero bando del 2025 e le assegnazioni.

Se la spiaggia diventa una concessione di servizi

La questione si complica ulteriormente se il rapporto gestore/Comune viene interpretato non come concessione demaniale ma come convenzione di servizi su bene pubblico. In questo caso la riassegnazione senza gara diventa ancora più problematica perché nei servizi pubblici la legge è ancora più severa contro proroghe e rinnovi senza procedure competitive.

I problemi urbanistici e paesaggistici

La stagione balneare 2025 ha evidenziato anche altre criticità mai risolte.

Manufatti permanenti: alcune spiagge presentano strutture in muratura già esistenti, come p.es. bagni permanenti. Questo contrasta con la definizione delle spiagge libere con servizi, che prevede solo strutture temporanee e removibili.

Il vincolo paesaggistico ignorato: le spiagge interessate dal bando sono sottoposte a vincolo paesaggistico. In queste aree qualsiasi intervento – anche temporaneo – richiede una specifica autorizzazione paesaggistica. Lo scorso anno i chioschi non sono stati installati per mesi proprio per problemi legati a queste autorizzazioni. Nel frattempo sono stati sostituiti da gazebo. Ma quei gazebo hanno occupato stabilmente l’arenile, sono stati collegati a acqua ed elettricità e hanno svolto attività di ristorazione. Non erano dunque più semplici strutture temporanee. Erano veri e propri manufatti commerciali, anch’essi soggetti alla normativa paesaggistica. Normativa che però non risulta essere stata applicata, anzi neppure considerata.

Il nodo urbanistico: le spiagge interessate dal bando sono classificate nel Piano Regolatore come ambiti di valorizzazione D1 oppure servizi pubblici. Nel diritto urbanistico esiste un principio fondamentale: la concessione demaniale non sostituisce il titolo urbanistico. Questo significa che anche se il Comune concede l’area, l’intervento deve essere compatibile con il Piano Regolatore. Il bando invece ha autorizzato attività economiche senza alcun strumento urbanistico esecutivo, creando una possibile incompatibilità tra pianificazione urbanistica e concessione balneare.

Conclusione

Il quadro che emerge è tutt’altro che rassicurante. Le spiagge libere con servizi sono state: riassegnate agli stessi operatori, senza una nuova gara, sulla base di una clausola che favorisce il concessionario uscente.

A questo si aggiungono: problemi urbanistici, vincoli paesaggistici ignorati, gazebo utilizzati come chioschi, ritardi nello smontaggio delle strutture stagionali.

Tutti elementi che sollevano seri dubbi sulla correttezza amministrativa della gestione delle spiagge libere di Ostia. Per questo motivo la vicenda sarà portata all’attenzione delle autorità giudiziarie competenti, chiedendo chiarimenti al Dipartimento Patrimonio e ai responsabili della procedura, Tommaso Antonucci e Carlo Mazzei.

Perché il mare di Ostia è un bene pubblico e la gestione dei beni pubblici dovrebbe essere trasparente, legale e nell’interesse di tutti. Dovrebbe. Attendiamo infine che parta il bando (con il solito ritardo) per le tre spiagge libere di ponente più la nuova di Aneme ‘e Core.

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