PARCO DEL MARE: IN CONFERENZA DEI SERVIZI APPROVATO UN PROGETTO INCOMPLETO

Nero Oro Gala Invito_20260323_133942_0000Dai pareri degli enti emergono gravi lacune e criticità strutturali non risolte in Conferenza dei Servizi. LabUr valuta ricorsi.

Abbiamo analizzato il procedimento amministrativo e la documentazione acquisita alla chiusura della Conferenza dei Servizi relativa al Progetto di Fattibilità Tecnico Economica (PFTE) denominato “Parco del Mare”, nell’ambito delle Strategie Territoriali “Ostia Mare di Roma” finanziate dal Programma Regionale FESR 2021–2027.

L’analisi ha riguardato:

  • la coerenza dell’iter procedurale;
  • la solidità tecnica del progetto;
  • la consistenza delle risposte alle osservazioni presentate;
  • la presenza di criticità strutturali non risolte.

E’ emerso con chiarezza che il progetto del Parco del Mare è stato portato in Conferenza dei Servizi dal Dipartimento Programmazione Urbanistica di Roma Capitale, sotto la responsabilità del RUP, Gianni Gianfrancesco, prima che fosse realmente pronto. Lo si evince leggendo (con un certo imbarazzo) cosa hanno risposto le altre amministrazioni e i gestori di infrastrutture e sottoservizi (Regione Lazio, Città Metropolitana, ASL, ARETI, ACEA, Italgas, etc.).

Quello che doveva essere un momento autorizzativo si è trasformato, nei fatti, in uno strumento per completare un progetto incompleto e in un passaggio usato per colmare lacune progettuali evidenti.

Il Decreto Legislativo 36/2023 (Codice degli Appalti) non lascia spazio a interpretazioni:

  • Art. 42: il progetto deve essere verificato prima dell’approvazione
  • Allegato I.7: la verifica deve garantire completezza, coerenza, fattibilità, risoluzione delle interferenze

cioè in Conferenza dei Servizi si porta un progetto già definito, non uno da completare. Invece, dai pareri degli enti, emerge un quadro inequivocabile:

  • elaborati incompleti
  • interferenze con sottoservizi non analizzate
  • impianti non progettati adeguatamente
  • assenza di piano di cantierizzazione
  • richieste di integrazioni sostanziali

Non si tratta di aggiustamenti ma di parti fondamentali mancanti.

La Conferenza dei Servizi è stata dunque usata al contrario: invece di raccogliere pareri e chiudere il procedimento, è stata usata per progettare chiedendo agli enti invitati di completare ciò che mancava nel progetto e trasformando così un momento decisionale in una fase progettuale surrettizia.

Particolarmente grave è apparso il ruolo del RUP che per legge deve garantire la verifica del progetto, validarlo e assicurare che sia idoneo alla fase autorizzativa. Invece, il progetto è stato portato in CdS mentre era ancora oggetto di costruzione tecnica. Quindi, la verifica prevista dall’art. 42 non ha prodotto un progetto completo e il procedimento risulta viziato per difetto di istruttoria, impugnabile per ricorso in sede di giustizia amministrativa.

Non solo. Si è finto un Processo Partecipativo presentando un progetto che non è quello che sarà elaborato nelle prossime settimane e dunque i cittadini non hanno potuto incidere nelle settimane scorse realmente sul progetto per modificarne le criticità strutturali. Le riunioni che si sono tenute presso l’Università Tor Vergata ad Ostia e ad Acilia servivano solo come strumento di legittimazione, non di progettazione (LINK).

Le analisi pubblicate da LabUr avevano già evidenziato da tempo che il progetto era incoerente e presentava criticità strutturali su mobilità e parcheggi, assenza di un piano gestionale credibile, analisi (LINK) e atti mancanti (LINK), titoli non verificati, partecipazione simulata (LINK). Oggi tutte queste criticità trovano riscontro nei pareri tecnici degli enti in Conferenza dei Servizi.

Inoltre, avevamo anche evidenziato come il progetto fosse stato forzato inserendolo nel contesto di un Giubileo già terminato, sotto la guida del Sindaco Roberto Gualtieri, in un momento di forte visibilità amministrativa per effetto della campagna elettorale del 2027, con la mera logica di accelerare i tempi e portare all’apertura dei cantieri (dichiarata da ANAS a mezzo stampa) grazie ai poteri commissariali giubilari, anche a costo di comprimere la qualità tecnica che avrà pesanti ricadute per il territorio (LINK).

Il progetto è nato raffazzonato, senza alcuna verifica, portato in una Conferenza dei Servizi usata per completare un progetto importato e addirittura presentato in un processo partecipativo svuotato di efficacia reale. Non siamo davanti ad un semplice problema tecnico. Siamo davanti ad un metodo: portare avanti un progetto prima che sia pronto, usare gli strumenti amministrativi (anche commissariali) per rimediare dopo, coprire tutto con partecipazione formale e accelerazione politica. Un bluff da decine di milioni di euro.

Le opere pubbliche non si fanno così. Si fanno con progetti solidi, verifiche vere e procedure rispettate. Qui, invece, si è fatto il contrario. E il rischio è evidente: un’opera fragile ancora prima di nascere che rischia di affondare definitivamente lo sviluppo di Ostia.

Alla luce degli elementi emersi, saranno valutate nei prossimi giorni iniziative di natura tecnica, amministrativa e giuridica da parte di LabUr.

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