RISERVA NATURALE STATALE DEL LITORALE ROMANO: 30 ANNI DOPO, TUTELA SENZA GOVERNO

Nero Oro Gala Invito_20260330_121248_0000 Tra celebrazioni, memoria e tavoli tecnici, emerge una verità scomoda: la Riserva esiste, ma non governa il territorio. E dove non c’è governo, la tutela diventa negoziabile.

Ieri, domenica 29 marzo, al Centro visite dell’Oasi LIPU di Ostia, si è celebrato il trentennale della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano.
Un pomeriggio denso di memoria, richiami alla bellezza e testimonianze storiche. Meno, molto meno, di futuro.

Ascoltando gli interventi più significativi, al netto della retorica celebrativa, emerge un quadro netto: la Riserva non è in crisi per mancanza di valori, ma per assenza di governo.

Lo ha detto senza giri di parole il Presidente della Commissione Romeo De Angelis: la Riserva non è un parco, non ha un ente unico ed è divisa tra più soggetti che ne condividono la gestione.

Una struttura “antica”, complessa, costruita nel tempo, che non ha un centro decisionale forte. La Commissione valuta, i Comuni gestiscono, il Ministero indirizza. Nel mezzo, una macchina che, come ammesso, è stata costruita “in corsa”, senza protocolli chiari e con equilibri instabili.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti da anni: nessun governo, ma mediazione continua.

Il passaggio più rivelatore arriva quasi in sordina: “non c’è proprio una recezione della Commissione”.
Non è un problema di comunicazione, ma di forza. Se le regole devono essere spiegate ogni volta, se ogni intervento diventa trattativa, allora la tutela diventa un terreno mobile. E in un contesto come il litorale romano questo significa una sola cosa: prevale chi ha più capacità di pressione.

Il resto dell’incontro si è mosso su un piano diverso. Racconti importanti, anche emotivamente forti, come la memoria delle battaglie storiche, il richiamo alla bellezza della natura protetta, il lavoro delle associazioni. Ma anche interventi autoreferenziali, narrazioni scollegate dalla realtà operativa e una evidente distanza tra chi racconta e ciò che accade sul territorio della Riserva.

Il tema della vigilanza, ad esempio, semplicemente non c’era. E non è un dettaglio.

Le associazioni continuano a fare un lavoro prezioso sul piano culturale: educazione ambientale, comportamenti corretti, fruizione consapevole. Ma il problema della Riserva non è (solo) chi calpesta una duna.
È il demanio fuori controllo, le concessioni stratificate, le trasformazioni non governate, i presidi a Capocotta trasformati in stabilimenti balneari senza nemmeno un allaccio in fogna.

Spostare il focus ogni volta solo sui comportamenti individuali rischia di produrre un effetto noto: si presidia il dettaglio, mentre il sistema resta fuori controllo.

In questo quadro, pochi interventi hanno provato a riportare la discussione su un piano reale. Alessandro Polinori, Presidente LIPU, ha sottolineato la necessità di rafforzare gli strumenti di tutela (IBA, ZPS) e di affrontare i grandi impatti come il porto crocieristico di Fiumicino o la quarta pista. Così come è stata evidenziata la necessità di istituire i guardiaparchi.

L’intervento dell’Assessore al Verde del Comune di Roma, Sabrina Alfonsi, è stato, forse, il più sincero per la sua crudezza: senza un piano di gestione “si vaga nel buio”, confermando che oggi quel buio esiste. La proposta? Non all’altezza della diagnosi: istituire un tavolo tra enti, stakeholder e cittadini (ma per mera formalità). Peccato che un tavolo non è governance, al massimo è un tentativo di costruirla. Subito dopo, però, arriva il passaggio politico vero: il processo non si ferma. Tradotto: anche senza assetto chiaro, anche senza piano consolidato, le trasformazioni vanno avanti comunque.
È esattamente il modello che ha prodotto anche il progetto del “Parco del Mare”: prima si interviene, poi si prova a mettere ordine. Forse.

Il trentennale della Riserva del Litorale Romano consegna una fotografia nitida. Non manca la memoria, la cultura, l’impegno civico. Manca il governo del territorio. Per questo la Riserva è diventata, nei fatti, un vincolo negoziabile.

Ci sarebbe dunque da domandarsi se il modello di ambientalismo sia ancora adeguato alla scala del conflitto attuale.
Ieri è stata, purtroppo, un’occasione sprecata per ragionare sulle cause dei frequenti incendi, dell’abbandono delle pinete in pasto alla cocciniglia tartaruga, della gestione sempre più autoritaria del Dipartimento Ambiente del Comune di Roma, che nei fatti consente agli interessi dominanti sul territorio di operare senza un reale contrappeso pubblico.
A breve arriverà anche la deperimetrazione della Riserva.
E anche lì si schiererà l’esercito del giorno dopo. A giochi fatti e senza alcuna assunzione di responsabilità.
Un vero peccato.

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