OSTIA, STABILIMENTI BALNEARI: LA BUFALA DEGLI SGOMBERI

Nero Oro Gala Invito_20260407_162059_0000Negli ultimi giorni diverse testate giornalistiche nazionali e locali hanno raccontato la vicenda delle concessioni balneari di Ostia con titoli perentori: il Comune di Roma “emette” ordini di sgombero contro numerosi stabilimenti imponendo ai concessionari di lasciare le aree entro il 31 marzo per permettere ai nuovi gestori (vincitori del bando 2025) di subentrare prima della stagione balneare.

Vero? No.

LabUr aveva infatti visionato gli atti nei giorni precedenti e chiarito da subito che si trattava di “invito” (LINK), innescando una polemica con ‘esperti’ frettolosi che hanno generato solo ulteriore confusione in un quadro complesso e complicato.

La verità negli atti: non risulta adottato alcun ordine formale di sgombero.
Bastava leggere il documento che il Comune di Roma ha depositato davanti al Consiglio di Stato 4 giorni fa.
Si tratta dell’appello cautelare presentato da ben 5 avvocati dell’Avvocatura capitolina (gli Avvocati Rita Caldarozzi, Andrea Camarda, Federica Graglia, Giorgio Pasquali e Manuela Scerpa) per chiedere l’abbreviazione dei termini contro le ordinanze del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio. Quelle ordinanze hanno rinviato a fine aprile-inizio maggio la discussione nel merito della complessa vicenda legata al raffazzonato bando di gara del 2025 per l’assegnazione degli stabilimenti balneari di Ostia.
Nel ricorso si parla proprio della famosa comunicazione con cui Roma Capitale invitava i concessionari a lasciare le aree entro il 31 marzo 2026.
E qui emerge il punto decisivo, tutt’altro che formale: quello inviato agli stabilimenti non è mai stato formalmente un ordine di sgombero. Era una semplice nota amministrativa con cui il Comune invita i concessionari uscenti a liberare l’area demaniale entro una certa data, come sostenuto da LabUr

Nel diritto amministrativo la forma è sostanza
Nel diritto amministrativo uno sgombero vero deve essere disposto con un provvedimento formale, normalmente una determinazione dirigenziale. Solo quell’atto ha valore giuridico pieno e può essere eseguito. Nel caso di Ostia, invece, è stata la stessa amministrazione a chiarire che:
la comunicazione inviata non è un provvedimento definitivo e un eventuale ordine di sgombero potrà essere adottato solo con atto successivo, quindi nuovamente impugnabile.

Tradotto in termini semplici: l’atto di sgombero vero e proprio non esiste ancora, una circostanza che LabUr aveva evidenziato immediatamente. Peccato dunque che la stampa abbia preferito seguire una lettura superficiale di alcuni avvocati di zona.

Cosa accadrà nei prossimi giorni
Non siamo davanti a uno sgombero già deciso e operativo. Siamo davanti a una fase preparatoria dentro un contenzioso ancora aperto: quello sulla regolarità della gara del 2025.
La gara, infatti, è stata impugnata e il giudice amministrativo ha già sospeso alcuni atti per evitare che la situazione cambi prima della decisione definitiva. È proprio per questo che il TAR Lazio ha deciso di congelare temporaneamente la vicenda: modificare lo stato dei luoghi prima della sentenza potrebbe creare effetti difficili da rimediare. Ma questa complessità è completamente scomparsa nella narrazione mediatica.

Il contenzioso sulle concessioni balneari è uno dei più complessi del diritto amministrativo italiano degli ultimi anni. Coinvolge il diritto europeo sulla concorrenza, la normativa nazionale sulle concessioni, eventuali ricorsi amministrativi e le gare pubbliche contestate, come quella (totalmente sbagliata) di Ostia. Ridurre tutto a una semplice operazione di sgombero significa ignorare completamente questi elementi.
E in questo caso il risultato è stato persino paradossale: un autogol informativo dai titoli roboanti che hanno finito per sostenere la narrazione di un Comune fortemente in difficoltà. Una copertura che è sfociata a tratti in propaganda involontaria.
I cittadini però hanno bisogno di analisi rigorose degli atto e di posizioni non ideologica.
Non si può trasformare un passaggio procedurale complesso in una decisione definitiva.

La vicenda delle concessioni balneari di Ostia non è affatto conclusa, nonostante Carlo Mazzei (Direttore del Litorale che ha sostituito da dicembre Tommaso Antonucci, direttore del Dipartimento Patrimonio) sostenga che il 17 maggio, al termine delle sentenze del Consiglio di Stato, si aprirà la stagione balneare.
La gara è ancora contestata e sarà ancora contestabile perché andranno per esempio analizzati tutti i presunti abusi edilizi imputati ai vecchi gestori e il conseguente ripristino dello stato dei luoghi.

Ad oggi, i primi atti amministrativi sono stati impugnati e il giudice deve ancora pronunciarsi nel merito. Fino a quel momento parlare di sgomberi già decisi significa anticipare conclusioni che il diritto non ha ancora stabilito.
Ed è proprio per questo che, in una vicenda così complessa, servirebbe un’informazione più accurata e ancorata agli atti. I cittadini e l’utenza dovranno infatti attendere l’esito delle vicende giudiziarie in cui è sprofondato il litorale romano a seguito della disastrosa gestione delle spiagge da Capocotta alle spiagge libere di Ostia ponente del 2025.

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