In questi giorni si discute molto dei cipressi attorno al Mausoleo di Augusto. La discussione, però, sta scivolando su un piano sbagliato, perché nasce da una difficoltà diffusa: non sapere come si leggono i documenti di progetto.
Nei progetti di restauro urbano e archeologico non si parla quasi mai di “abbattimento di alberi”. Si parla di “riordino del verde” e di “compatibilità” che non significa “albero sano o malato”.
Esistono infatti due piani diversi che spesso vengono volutamente confusi nel dibattito pubblico:
– il piano biologico (lo stato di salute della pianta, valutato da perizie fitosanitarie);
– il piano progettuale (la coerenza tra alberature, monumento, spazio pubblico, percorsi, visuali, sicurezza e tutela archeologica).
Un albero può essere perfettamente sano ed essere comunque incompatibile con un progetto, come è accaduto in questo caso.
Quindi non c’è alcun abuso, c’è invece una scelta progettuale ampiamente discussa nelle sedi opportune da molto tempo.
Per questo, nei documenti, si trovano formule come “riordino del verde con eventuale sostituzione di elementi non compatibili”. Non è linguaggio vago, ma linguaggio tecnico. La decisione puntuale su singole alberature avviene in fase esecutiva, dopo perizie, sopralluoghi e autorizzazioni degli enti di tutela.
Il corto circuito su questo tipo di progetti nasce quando:
– si giudica un progetto solo con categorie emotive (“alberi sani = intoccabili”);
– si ignora che nei restauri la compatibilità non è solo botanica ma anche urbana, archeologica e percettiva;
– si sposta il dibattito dal progetto alla polemica strumentale.
Come si riconosce un corto circuito? Leggendo le carte.
Chi si occupa di città ha una responsabilità in più: non semplificare ciò che è complesso e non cavalcare la pancia dei cittadini.
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