Elicotteri, unità cinofile, pattuglie, i paracadutisti del 1° Reggimento Paracadutisti Tuscania. L’ennesimo blitz a Nuova Ostia da qualche ora: arresti, sequestri di cocaina, hashish e marijuana, denaro contante e decine di persone identificate. Una scena già vista negli stessi isolati, soprattutto nell’area di piazza Gasparri e dei lotti popolari: passa qualche mese e puntuale arriva l’intervento spettacolare, ma il quartiere resta identico a se stesso.
È il punto che molti residenti ripetono da anni: si combattono gli effetti, non le cause. E mentre lo Stato mostra forza sul piano dell’ordine pubblico, nessuno interviene sulla vera radice del degrado: il nodo irrisolto delle case Armellini, oltre mille unità abitative utilizzate da Roma Capitale per l’emergenza abitativa e coinvolte in un contenzioso infinito con la proprietà privata, la Moreno Estate srl.
Il ruolo del Prefetto: ordine pubblico senza soluzione strutturale
Il Prefetto di Roma Lamberto Giannini coordina operazioni di sicurezza molto visibili, come l’ultimo blitz con l’elicottero del Nucleo di Pratica di Mare. Ma quando il degrado ha matrici urbanistiche — edifici mal gestiti, manutenzioni assenti, conflitti amministrativi — l’ordine pubblico non basta.
La critica che da anni facciamo è sempre la stessa: la determinazione mostrata nelle operazioni straordinarie non viene impiegata per imporre a Comune e proprietà la chiusura di una vicenda che produce insicurezza sociale da oltre dieci anni. Si interviene sul sintomo, non sulla malattia.
Un impiego che colpisce: perché i Tuscania non sono un reparto “ordinario”
L’utilizzo del Reggimento Tuscania in un quartiere popolare come Nuova Ostia è un dato che merita di essere letto con grande lucidità. Non si tratta infatti di un reparto territoriale, ma di un’unità d’élite dell’Arma, addestrata per operazioni ad alto rischio, scenari complessi e attività tipicamente “eccezionali”. Il loro impiego nel contrasto allo spaccio locale non indica un salto di qualità della criminalità, ma piuttosto un segnale istituzionale: mostrare presenza, far vedere lo Stato, supplire con l’impatto scenico a una fragilità strutturale non risolta.
È un uso possibile, ma non è la normalità dell’ordine pubblico. Ed è proprio questo che alimenta la legittima domanda: se si riesce a dispiegare forze così specialistiche per un blitz, perché non si riesce con la stessa determinazione a sanare l’origine del degrado?
La questione Armellini: un contenzioso che alimenta il degrado
Gli articoli di LabUr degli ultimi anni raccontano un quadro limpido.
Negli immobili Armellini si intrecciano:
• contratti d’uso per l’emergenza abitativa
• contenziosi milionari (pignoramenti da 18 MLN e successivi pagamenti per altri 29 MLN)
• condizioni edilizie critiche, in alcuni casi perfino rischio crollo
• mancanza di documentazione tecnica nelle mani dell’ente pubblico
• trasferimenti parziali (come quelli recentissimi a Dragoncello) che non risolvono il problema complessivo.
È un sistema sospeso: né pubblico né privato, né gestito né abbandonato.
In questa terra di mezzo (lei sì) cresce tutto ciò che un quartiere non dovrebbe mai vedere: spazi comuni degradati, perdita di servizi, economie informali, poi economie illegali.
È il terreno ideale in cui i blitz si ripetono ciclicamente, ma senza esito stabile.
Cosa insegna la criminologia urbana
La letteratura internazionale è chiara: repressione senza riqualificazione non cambia nulla.
• Marsiglia, periferie francesi: operazioni di polizia continue, risultati effimeri finché non sono partiti interventi edilizi e sociali.
• Barcellona e Rotterdam: la riduzione della pressione criminale è arrivata solo con la rigenerazione degli edifici e il ritorno delle attività economiche.
• Boston e New York: combinazione di politiche urbane, sociali e controllo del territorio. Mai solo polizia.
Il principio è semplice: quando un quartiere è lasciato al degrado, le economie illegali prosperano; quando un quartiere torna vivibile, arretrano.
Una frattura che Ostia mostra da anni
Gli investimenti sul litorale sbandierati — lungomare, turismo, decoro, parchi, skatepark, punti luce — non incidono sulle condizioni materiali di Nuova Ostia: scale condominiali degradate, scarsa manutenzione, assenza di servizi, spazi pubblici vulnerabili. Da qui nasce la percezione diffusa di una contraddizione: soldi ci sono, interventi pure, ma non arrivano dove servirebbero davvero.
La frattura tra ordine pubblico e politiche urbane è esplosa del tutto:
il blitz dà visibilità istituzionale, ma non cambia la vita quotidiana;
la questione Armellini resta aperta, costosa, conflittuale;
il degrado degli edifici continua a generare marginalità e insicurezza.
È questo +non il numero degli arresti) che definisce il futuro di Nuova Ostia.