Il Parco del Mare usa ‘dolie romane’ come simbolo identitario. Ma Ostia Lido nasce tra il 1916 e il 1933: nessun legame con Ostia Antica. Ecco cosa dicono storia, urbanistica e progetto originale del lungomare.
Al di là delle gravi lacune che abbiamo rilevato (LINK), lunedì scorso, alla presentazione dei rendering, abbiamo perso il conto di quante volte i progettisti dell’Abacus abbiano nominato le ‘dolia’ come elemento caratterizzante il nuovo Parco del Mare.
Chiunque sa che il Lido di Ostia non è nato con le palme tropicali e le sedute a spirale. È nato con una fascia verde lineare, disegnata tra il 1916 e il 1933, e quella fascia è l’unica cosa che oggi racconta la sua origine.
Il PRG del 1916 di Paolo Orlando immaginava una città-balneare sobria, ventilata, con una grande fascia marittima pubblica non edificata. Una strada litoranea lineare. Villini in seconda linea. Verde costiero. Niente monumentalità, niente “dune di design”, niente palme importate.
Il fascismo, che colonizzerà ogni aspetto urbanistico di Ostia, prende quel disegno e lo formalizza. Nasce il c.d. lungomare monumentale: marciapiedi larghi, panchine razionaliste, pini e tamerici a protezione dal vento, la sequenza urbana “strada–giardino–stabilimenti–mare” che ancora oggi si può ancora riconoscere sebbene sia manutenuto malissimo. Proprio tra Canale dei Pescatori e la Cristoforo Colombo, prende forma la fascia verde che oggi chiamiamo “giardini storici”: il cuore geometrico, urbano, paesaggistico del Lido moderno. È l’unica parte rimasta quasi intatta.
E cosa fa oggi il PFTE? La cancella.
E ci sostituisce: dune artificiali,palme da catalogo,sedute circolari pseudo ‘dolia’ per una sinuosità da waterfront globale, un’estetica indistinguibile da Rimini, Jesolo o Santa Monica in California.
Abacus non sta progettando Ostia. Sta applicando un format.
Non è un problema di gusto, ma identitario. Si elimina l’unico tratto appunto identitario che la città aveva conservato, l’unico pezzo del progetto 1916–1933 ancora riconoscibile, l’unico frammento autentico di un lungomare pensato come infrastruttura verde, non come fondale scenico. Ostia Lido non si rigenera cancellando ciò che è, ma recuperando la sua origine che non è quella di Ostia Antica che dista oltre 4km.
Forse, per 2 MLN di euro di rendering e 23MLN di progetto di un parco urbano dall’estetica indistinguibile da Rimini, Jesolo o Santa Monica, meritavamo un’idea progettuale di un lungomare contemporaneo che sia Ostia Lido e non un “ovunque del mondo”. Quello che riconosci quando spegni le luci della passerella.
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A titolo meramente informativo:
Con tutto il rispetto per Rimini (RN), ma Roma (RM) è un’altra partita.
Il 22 luglio 2024 l’assessore Maurizio Veloccia (quello del mantra “il Parco del mare si farà” con o senza il vostro consenso) è a Rimini per studiare da vicino il Parco del Mare progettato da Abacus. Passano poco più di due settimane “di studio’ e il 9 agosto 2024 Risorse per Roma pubblica la gara per il Parco del Mare di Ostia, gara che sarà poi aggiudicata proprio ad Abacus il 21/2/2025.
Così scriveva il Comune di Rimini sulla sua pagina il 22/7/2024.
L’Asse Politico nel Partito Democratico ed il pellegrinaggio a Rimini di Maurizio Veloccia da Andrea Gnassi.
Entrambi appartengono alla classe dirigente del PD che promuove la cosiddetta “Rigenerazione Urbana Green”.
Gnassi è considerato il “pioniere” di questo modello a livello nazionale, avendo trasformato il lungomare di Rimini in un parco lineare.
Veloccia, fin dal suo insediamento nella giunta Gualtieri, ha cercato modelli di riferimento per il litorale romano che fossero già stati “testati” politicamente. La sintonia tra i due è emersa in diversi convegni nazionali del PD dedicati alle città e all’ambiente, dove il “modello Rimini” è stato presentato come l’esempio da seguire per le amministrazioni dem.
L’obiettivo dichiarato: studiare “dal vivo” come superare le resistenze di commercianti e balneari, lo stesso problema che Veloccia aveva, ma ha risolto, ad Ostia.
Il risultato: in quell’occasione, Gnassi ha agito come “mentor” politico, spiegando come la pedonalizzazione e l’arretramento dei parcheggi avessero portato, nel lungo periodo, ad un aumento del valore immobiliare e turistico. Questo incontro è considerato l’atto di nascita “politico” del Parco del Mare di Ostia, che ha poi portato alla gara lampo vinta da Abacus (progettista di Gnassi)
C’è un legame indiretto ma potente attraverso le società di consulenza e ingegneria.
Abacus srl, che ha lavorato a stretto contatto con l’amministrazione Gnassi a Rimini, è diventata l’anello di congiunzione tecnico.
Negli ambienti dell’urbanistica romana si parla spesso del ruolo di facilitatore che figure vicine a Gnassi avrebbero avuto nel consigliare a Veloccia il raggruppamento tecnico capace di gestire un progetto così complesso in tempi brevi (quelli richiesti dai fondi giubilari o dal PNRR).
Veloccia cita spesso Gnassi nei suoi discorsi pubblici per giustificare l’approccio decisionista (il famoso “si farà con o senza consenso”). L’argomento è: “A Rimini Gnassi è stato contestato all’inizio, ma oggi i cittadini lo ringraziano”. Questa è la linea difensiva che Veloccia usa sistematicamente contro i comitati di Ostia, ricalcando parola per parola la comunicazione politica usata da Gnassi anni fa. Una vera e propria trasmissione di un “pacchetto” politico-tecnico (visione di Gnassi + tecnica di Abacus) che Veloccia ha deciso di importare integralmente a Roma.
Fondi PNRR: Il denominatore comune
Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) è il motore economico che ha permesso a entrambi di finanziare il “format” Parco del Mare:
A Rimini: Il Comune ha ottenuto circa 20 milioni di euro dai fondi PNRR (specificamente destinati alla rigenerazione urbana) per completare i tratti sud (6, 7 e 9) del Parco del Mare.
Ad Ostia: Il progetto presentato da Veloccia a febbraio 2026 prevede un investimento complessivo stimato tra i 24 e i 50 milioni di euro. Una parte sostanziale di questi fondi è legata a Strategie Territoriali finanziate dall’Unione Europea e inserite nel quadro dei progetti PNRR e fondi straordinari di Roma Capitale.
Il lobbying di cui si parla spesso nei territori si nutre proprio di queste scadenze:
Abacus srl ha potuto vantare un “vantaggio competitivo” unico: avendo già gestito la rendicontazione e le specifiche tecniche richieste dall’Europa per il progetto di Rimini, ha garantito a Veloccia la certezza della spesa.
Per un’amministrazione come quella di Roma, il rischio maggiore non è il dissenso dei cittadini, ma la perdita dei fondi per incapacità progettuale. Importare un progetto “chiavi in mano” da chi ha già convinto i tecnici del PNRR a Rimini ha ridotto a zero i rischi burocratici per Veloccia.
In sintesi, il legame tra i due politici è cementato dalla necessità di spendere miliardi di euro in tempi brevissimi usando format tecnici pre-approvati, rendendo lo studio Abacus il terminale operativo di questa operazione di “fast-urbanism”.
