OSTIA, AREA CAMPER: IL CARTELLO CHE SMASCHERA TUTTO

Nero Oro Gala Invito_20260222_094628_0000 Quando basta leggere un cartello per capire il cortocircuito politico – amministrativo.

 

 

Il cartello di cantiere parla chiaro. Nero su bianco. Senza interpretazioni.
L’appalto autorizza esclusivamente manutenzione ordinaria di FABBRICATI CAPITOLINI ricadenti nel territorio del Municipio Roma X adibiti a: UFFICI, MERCATI E CENTRI ANZIANI. Certo, bisogna saper leggere un cartello lavori e saper interrogare i dati relativi al ciclo di vita degli appalti messi a disposizione dall’ANAC.
Dunque l’affidamento dei lavori alla impresa edile A.F. Impianti e Costruzioni s.r.l. nell’ambito del V contratto applicativo dell’accordo quadro relativo ai lavori di manutenzione ordinaria di una particolare tipologia di fabbricati non riguarda i parcheggi. Neppure piazzali. Non aree esterne. Non interventi urbanistici.
Solo edifici.
E allora la domanda è inevitabile, diretta, pubblica: come può la stessa ditta lavorare su un parcheggio — come dichiarato dal presidente del Municipio X Mario Falconi e dall’assessore al Turismo Antonio Caliendo — se l’affidamento riguarda esclusivamente fabbricati?
Non è una questione politica. È una questione logica prima ancora che giuridica.

IL PARADOSSO ISTITUZIONALE
Qui non siamo davanti ad un dubbio interpretativo o ad una disputa tecnica. Ciò che è scritto nel titolo dell’appalto delimita ciò che è lecito eseguire. Se il cartello indica manutenzione edifici e il lavoro visibile riguarda invece un’area aperta destinata a parcheggio, esistono solo due possibilità:
– o i lavori non corrispondono all’appalto;
– o le dichiarazioni istituzionali non corrispondono alla realtà.
Entrambe le ipotesi sono gravissime.

IL FALLIMENTO DEL CONTROLLO POLITICO
Il punto più sconcertante non è l’intervento in sé. È che chi avrebbe dovuto vigilare non vede nulla.
Consiglieri che chiedono chiarimenti. Commissioni che convocano audizioni. Dichiarazioni stampa per “fare luce”.
Ma la luce era già accesa. Stava sul cartello.
Se l’opposizione scopre un problema solo quando diventa pubblico e la maggioranza lo spiega male e solo quando insegue la propaganda dell’ordine, decoro e sicurezza, significa che nessuno stava controllando prima.

TRASPARENZA FORMALE, OPACITÀ SOSTANZIALE
Sulla carta, tutto appare regolare: gara pubblicata, affidamento registrato, importi dichiarati. Formalmente impeccabile.
Sostanzialmente invece siamo in presenza di
un appalto per edifici che diventa intervento su suolo aperto, l’esempio perfetto di come la trasparenza burocratica possa convivere con l’oscurità operativa.
I documenti esistono. Il problema è che nessuno li confronta con la realtà.

IL SILENZIO SUL PATRIMONIO PUBBLICO
Come abbiamo già scritto i giorni scorsi (LINK), l’area interessata risulta catastalmente classificata come parco pubblico e storicamente coinvolta nella complessa vicenda della sdemanializzazione del litorale di levante che ha portato alla realizzazione anche del lungomare Amerigo Vespucci. Tema delicato, tecnico e decisivo. Dove è la variante di destinazione urbanistica? Dove è l’accertamento patrimoniale dell’area? Silenzio amministrativo.
Settimane di becera propaganda senza nessuna ricostruzione pubblica completa, nessuna relazione urbanistica pubblica, nessun chiarimento definitivo sulla titolarità giuridica effettiva.
Quando il patrimonio pubblico non ha una storia amministrativa trasparente, ogni intervento diventa potenzialmente illegittimo anche se formalmente autorizzato.

DIBBATITO PUBBLICO TOSSICO
Mentre le questioni vere restano senza risposta, il dibattito pubblico si infiamma su slogan contro persone fragili, camperisti, poveri e “indesiderati”, accusati di rovinare turismo e decoro.
È il solito schema: spostare l’attenzione dal problema amministrativo al bersaglio sociale, così si discute di chi dorme in un camper, non di chi autorizza un cantiere.
La povertà come ostacolo da rimuovere anziché una responsabilità collettiva.
Invece di guardare le ferite del territorio, le spostano sempre in un altrove più lontano dagli occhi, silenziandole.
La città non si misura da dove mette i poveri, ma da come si occupa di loro. Spostare fragilità ai margini non è governo. È rimozione simbolica.

LA DOMANDA CHE RESTA
Non serve un’inchiesta parlamentare. Non serve una commissione speciale. Non serve un pool di esperti. Serve solo una risposta semplice: perché un appalto per manutenzione di edifici viene associato a lavori su un parcheggio?

Finché questa domanda resterà senza risposta documentale, ogni dichiarazione politica è nulla nel caos.

CONCLUSIONE
Di fronte all’ennesima anomalia amministrativa su quell’area, prendiamo atto di come anche questa amministrazione intende la città: controlli tardivi, atti che non dialogano, responsabilità che evaporano tra un rimpallo di responsabilità e l’altro, dove la trasparenza è formale e l’opacità è sostanziale, dove la propaganda (spesso di chiaro stampo razzista e classista) prende il posto del ragionamento, che dimentica che la città è un bene comune, e come tale va trattata e che i deboli non sono un ingombro, ma la misura di ciò che siamo. E non è un bello spettacolo.

Il cartello era lì mentre tutti erano lì.
Bastava leggerlo.
Questa è Ostia. Questa è Roma.

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.