CASTELPORZIANO: LA SPIAGGIA SENZA LEGGE TRA DEMANIO FANTASMA E SOLDI MAI VERSATI

Nero Oro Gala Invito_20260324_151239_0000La Capitaneria conferma: manca il verbale di delimitazione. Per oltre vent’anni il Comune ha occupato e gestito un bene dello Stato senza pagare il dovuto, con concessioni variabili e chioschi trasformati in beni “vendibili”. Se i confini non esistono, la legalità diventa opzionale.

Una notizia che avrà conseguenze enormi: per la spiaggia di Castelporziano non esiste un verbale ufficiale che stabilisca dove inizia e dove finisce il demanio marittimo. Lo ha dichiarato la Capitaneria di Porto rispondendo a un accesso civico di LabUr: nessuno sa con certezza dove lo Stato finisca e dove iniziano le altre aree.

Nonostante l’incertezza, da decenni il Comune di Roma, che avrebbe dovuto operare con una concessione proprio come ogni privato, ha installato chioschi, consentito attività commerciali e incassato (o avrebbe dovuto incassare) canoni nella sua veste di ente pubblico.

COSA SIGNIFICA “MANCATA DELIMITAZIONE”
L’art. 32 del Codice della Navigazione prevede che lo Stato, prima di concedere un’area demaniale marittima, deve stabilirne ufficialmente i confini attraverso un verbale di delimitazione, redatto dalla Capitaneria di porto competente.

Nel caso di Castelporziano questo verbale non esiste e quindi tutte le concessioni vantate dal Comune di Roma poggiano su un presupposto giuridico incerto.

L’AREA DI CASTELPORZIANO È DELLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA
C’è un elemento che rende la vicenda ancora più grave: il litorale di Castelporziano non è patrimonio Comunale e neppure di competenza Regionale, ma è una dotazione della Presidenza della Repubblica, aperta da Saragat nel 1965 per la fruizione pubblica dei cittadini. Questo significa che il Comune di Roma, non essendo proprietario, è solo gestore per conto dello Stato e deve rispettare regole precise.

VENT’ANNI SENZA PAGARE IL CANONE
Secondo quanto denunciato da LabUr e ricostruito dagli atti, dal 2001 al 2023 il Comune di Roma non ha mai pagato il canone demaniale nonostante la Convenzione del 1965 lo stabilisse chiaramente (obbligo di concessione, obbligo di pagamento, gestione pubblica dell’arenile). Solo nel 2023, dopo molteplici esposti di LabUr, il Comune è stato costretto a pagare. Parliamo di oltre 20 anni di occupazione senza titolo di area demaniale.

CONCESSIONI “ELASTICHE”
Un altro dato anomalo riguarda i mq di concessione.

Nella convenzione con la Presidenza della Repubblica del 1965 risultano (ma non definiti) circa 353.000 mq. Nel 1998 (ultima concessione pagata fino al 2001) invece sono 43.816 mq (limitati solo alle strutture?). Infine, nella nuova concessione del 2023 diventano 385.000 mq, includendo tutto dalla riva fino alla litoranea.

Com’è possibile che la stessa area cambi dimensione nel tempo?

Una risposta tecnica possibile è che senza delimitazione, le superfici siano diventate “interpretative”, un’opzione non contemplata dalla legge.

CHIOSCHI: IL PARADOSSO GIURIDICO
Inizialmente (anni ‘60) i 5 chioschi erano mobili e stagionali, poi (anni ‘80) vengono trasformati in strutture fisse grazie ad un dubbio provvedimento del Comune di Roma in deroga al divieto di costruire entro i 300 metri dalla riva del mare, e per altro senza permesso di costruire.

Su queste basi il Comune di Roma oggi rivendica la proprietà dei chioschi, ma contemporaneamente i gestori hanno pagato per oltre 40 anni somme rilevanti, oltre ad aver operato in continuità con atti regolari di cessione di azienda/licenza.

IL NODO GIURIDICO
La legge distingue tra bene pubblico (non vendibile) e attività commerciale (vendibile). A Castelporziano è accaduto che si sia venduta l’attività come se comprendesse anche il chiosco. Su questo tema è intervenuto di recente (dicembre 2025) il Tribunale di Roma, che ha chiarito che:

– i chioschi non sono privatizzabili

– le cessioni tra privati non trasferiscono proprietà del bene

– la gestione è stata irregolare e confusa.

La responsabilità, secondo il Tribunale, però non ricade sui gestori, che hanno operato alla luce del sole, pagato e seguito procedure consentite. Anzi, sono considerati vittime di un sistema amministrativo ambiguo.

IL VERO PROBLEMA: LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
Il quadro che emerge è dunque il seguente:

1. Nessuna delimitazione ufficiale: violazione del presupposto legale;

2. Canoni non pagati per oltre 20 anni: possibile danno erariale;

3. Concessioni con superfici variabili; incertezza amministrativa;

4. Beni pubblici gestiti come privati; distorsione del sistema.

Esistono dunque tutti i presupposti per un enorme danno erariale. Lo Stato infatti non ha incassato quanto dovuto dal Comune di Roma, mentre su quei beni si è generato valore economico a vantaggio del Comune di Roma.

RESPONSABILITÀ E CONTROLLI
Dov’erano gli organi di controllo per oltre due decenni?

La risposta al nostro accesso civico da parte della Capitaneria non è un dettaglio tecnico, è la conferma che per anni si è gestito un bene dello Stato senza definirne i confini, senza pagare il dovuto e consentendo pratiche ibride tra pubblico e privato dimenticando che la spiaggia di Castelporziano è dei cittadini, non della gestione discrezionale di un ente locale.

Come sempre LabUr proseguirà nella sua attività di verifica e denuncia dettagliata affinché il Comune di Roma non continui a gestire la “spiaggia del Presidente” con ‘leggerezza’, proseguendo ad indire bandi giuridicamente infondati.

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