Dal 2005 a oggi, il litorale di Ostia è stato al centro di una sequenza continua di progetti mai compiuti. Il Waterfront di Veltroni prima, il Secondo Polo Turistico di Alemanno poi, fino al Parco del Mare di Gualtieri. Cambia il linguaggio, ma non il metodo: trasformazioni progettate senza risolvere i nodi strutturali: demanio, concessioni, accessibilità, economia. Il commissariamento del 2015 ha interrotto la capacità amministrativa, aggravando una crisi già in atto. Domani si torna a Cineland in campagna elettorale, mentre il litorale resta in disarmo.
Nel luglio 2005, al Cineland di Ostia, la giunta di Walter Veltroni presenta “Lido di Roma al 2015”. È l’inizio di tutto. Non un piano, ma una promessa: portare Roma verso il mare. Il progetto waterfront di Roma 2015 nasce così, in piena campagna elettorale veltroniana alla ricerca del secondo mandato, come racconto di una città che si modernizza. A gennaio 2008, un mese prima dell’approvazione del PRG ormai svuotato di ogni certezza e le dimissioni di Veltroni, arrivano gli studi: viabilità, traffico, sicurezza idraulica. Numeri, simulazioni, scenari. Si ipotizzano strade, si spostano parcheggi, si ridisegna il lungomare. Ma i nodi veri restano fuori. Il demanio, le concessioni, l’accessibilità su ferro. Si costruisce un ‘progetto’ senza costruire le condizioni e anzi favorendo purtroppo una maggiore permeabilità alle infiltrazioni criminali in ogni settore.
Nel 2011, con Gianni Alemanno, il waterfront cambia nome. Diventa “Secondo Polo Turistico”. Ancora Cineland, luogo finito nelle carte dell’inchieste sull’omicidio di Paolo Frau (LINK) . Ancora una presentazione pubblica, ma questa volta il linguaggio è diverso. Non più visione, ma sviluppo economico: raddoppio del porto, turismo, commercio, volumetrie e qualche idea ‘cafonal’. Il problema però resta lo stesso. Si parla di trasformazione senza risolvere ciò che impedisce di trasformare,ma soprattutto si continua a dimenticare che Ostia è un quartiere di Roma.
Poi arriva il conto brutale della realtà. Nel 2014 esplode Mafia Capitale. Nel 2015 il Municipio X viene sciolto. Il territorio si ferma. Gli uffici si svuotano. Le decisioni relegate in un limbo. Il costo non è solo politico. È urbano.
Ventuno anni dopo, Ostia è disarmata, con un Porto Turistico fantasma di se stesso, il demanio con tutti i suoi problemi irrisolti, un arenile eroso che accoglie macerie, un’accessibilità sempre più debole ed un’economia fragilissima.
Il litorale non è stato trasformato, ma lasciato in un degrado programmato, cioè in disinvestimento strategico, fenomeno noto come Rent Gap.
Domani sarà la volta di Roberto Gualtieri, dopo aver mandato in avanscoperta il 9 febbraio l’Assessore Veloccia a presentare il progetto del Parco del Mare, in una cornice tecnica spacciata per processo partecipativo all’Università Roma Tre. Di nuovo Cineland, su prenotazione con tanto di App, nella cornice del lancio della Lista Civica per Gualtieri in cerca della conferma per il secondo mandato.
È lo stesso schema dell’ultimo ventennio. Si interviene sulla forma (mobilità, spazi, paesaggio), ma non si interviene sulla struttura (demanio, concessioni, accessibilità, economia). Si ridisegna per l’ennesima volta il lungomare, ma non si sciolgono i nodi del litorale. E non basterà il taglio gordiano dei poteri commissariali usati ormai come una clave.
Ostia non manca di progetti. Manca di decisioni degne di questo nome. Da ventuno anni si annuncia la trasformazione. Da ventuno anni si evitano i problemi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Un territorio sospeso, dove ogni progetto riparte da capo e nessuno arriva mai in fondo.
Cineland, in tutto questo, è solo un dettaglio, ma significativo. Lì si è costruita la promessa di Veltroni. Lì si è rilanciata con Alemanno. Lì si torna domani a chiedere consenso di scelte calate dall’alto in una cornice politica di campagna elettorale. Nel frattempo, il litorale continua a morire un po’ di più, basta guardare cosa è accaduto alle pinete. In 25 anni, dall’incendio del 2000 alla devastazione della cocciniglia tartaruga iniziata nel 2020 e ancora in corso, le pinete costiere sono andate distrutte, mutilando il 38% dei 16.000 ettari della Riserva Naturale Statale del Litorale Romano.
Perché il punto è che ciò che doveva essere risolto ventuno anni fa. Il problema non è che i progetti non si realizzano. È che non si costruiscono mai le condizioni perché possano esistere, in un quartiere (lo ricordiamo) di Roma Capitale.
Perché anche Cineland nel frattempo è diventato un deserto.
