Roma Capitale, semplice concessionario di un’area nella disponibilità del Presidente della Repubblica, chiede ai gestori uscenti di proseguire i servizi per il 2026. Ma il quadro normativo è quello del Codice della Navigazione.
A Castelporziano non c’è pace per chi chiede il rispetto delle regole.
Ricordiamo, per l’ennesima volta, che Roma Capitale non è l’autorità concedente. È un concessionario di area demaniale marittima in un ambito nella disponibilità del Presidente della Repubblica. Quindi le regole non le decide il Comune, ma il Codice della Navigazione e con esso il sistema delle concessioni e degli affidamenti che ne deriva.
Ne era consapevole lo stesso Assessore al Patrimonio del Comune di Roma, Tobia Zevi, che in un’intervista del 25 ottobre del 2025 confermava che Castelporziano è un ambito in cui la Presidenza della Repubblica, attraverso la Capitaneria di Porto, concede a Roma Capitale, che a sua volta gestisce i servizi. In altre parole, il Comune non è l’autorità, ma un concessionario. Non solo. Zevi aveva anche indicato la traiettoria amministrativa: l’obiettivo dichiarato era quello di arrivare al 2029, data di rinnovo della concessione della Presidenza della Repubblica, attraverso un percorso che includesse anche ipotesi di project financing per la riqualificazione dell’area, ovviamente obiettivo fallito perché giuridicamente non perseguibile come avevamo denunciato. E aveva ammesso anche che, in assenza di soluzioni condivise con Capitaneria, Presidenza e Demanio, la strada sarebbe stata quella del rinnovo delle concessioni esistenti. Esattamente ciò che accade oggi.
A un mese dall’avvio della stagione balneare, Roma Capitale chiede ai vecchi gestori (con D.D. n. QC/23741 del 31.3. 2026 a firma del Direttore Carlo Mazzei), affidatari dei servizi, di manifestare la disponibilità a proseguire anche per il 2026, motivando la scelta con un generico “interesse pubblico” e con l’esigenza di garantire la continuità del servizio.
Non è emergenza. E’ una cattiva gestione programmata e annunciata.
Il punto critico sta nel richiamo all’art. 45-bis del Codice della Navigazione: non siamo davanti a un semplice affidamento tecnico, ma al tentativo di utilizzare uno strumento che, per sua natura, richiede coerenza con il quadro concessorio e con i principi di evidenza pubblica. Se il modello è quello dell’affidamento annuale, non può diventare una proroga di fatto costruita su una clausola interna di capitolato. E soprattutto non può esserlo selettivamente: ciò che viene negato a tutti gli altri operatori del litorale, non può essere riconosciuto a Castelporziano in nome dell’urgenza su un evento stagionale.
C’è poi un elemento che rende il quadro ancora più fragile.
Nei giorni scorsi, agli operatori sarebbe stata richiesta informalmente una disponibilità a proseguire il servizio, senza che tale richiesta fosse accompagnata da un atto formale dell’amministrazione. Solo successivamente il Comune ha messo nero su bianco una richiesta ufficiale. Un’inversione che non è solo procedurale perché in materia demaniale e concessoria, prima viene l’atto pubblico, poi (eventualmente) la disponibilità degli operatori. Non il contrario.
Questo rafforza la sensazione di una gestione costruita a posteriori, in cui la formalizzazione arriva dopo, per legittimare decisioni già orientate nei fatti.
Non solo.
Questa dinamica produce un effetto istituzionale preciso: sposta la pressione sulla Capitaneria di Porto, chiamata a confrontarsi con una situazione resa emergenziale a ridosso della stagione. È uno schema già visto: si arriva all’ultimo miglio e si costringono gli altri livelli istituzionali a scegliere tra il rispetto rigoroso delle regole e la gestione dell’ordine pubblico.
Nel frattempo resta aperto il nodo più fragile di tutta la vicenda: il chiosco C3.
Un caso che ha già mostrato tutte le criticità del sistema, con un affidamento ad Happy Surf One di Stefano Albertini contestato e ancora sub iudice, rinviata nel merito al Consiglio di Stato. Il fatto che oggi quel lotto scompaia dal quadro complessivo non è un dettaglio: è il segnale di una gestione che non ha mai trovato un equilibrio stabile.
E qui emerge la contraddizione politica più evidente. Il sindaco Roberto Gualtieri, pochi giorni fa a Cineland, ha rivendicato con forza il ripristino della legalità sulle spiagge, dando il benvenuto ai nuovi concessionari e segnando una linea di discontinuità con il passato. Peccato che di discontinuità a Castelporziano non se ne vada affatto sotto il profilo della legalità da parte dell’Amministrazione.
Roma Capitale resta un concessionario. E proprio in questo ruolo, costi quel che costi – anche sotto la pressione delle verifiche e delle indagini in corso da parte della Magistratura – l’amministrazione mostra di adattare le regole alle proprie esigenze. Il Sindaco Gualtieri ha costruito la propria narrazione sulla legalità, ma a Castelporziano, più che applicare le regole, sembra piegarle. E quando le regole vengono adattate alle esigenze di chi le applica, la legalità smette di essere un principio e diventa un mero strumento politico.