Dopo anni di abbattimenti e mancati reimpianti, il Municipio X interviene con una proposta di risoluzione – a firma dei Presidenti di Commissione Ambiente e Lavori Pubblici – ma senza chiarire scelte e responsabilità.
Prendiamo atto dell’iniziativa del Consiglio del Municipio Roma X volta a procedere alla sostituzione delle essenze arboree lungo viale di Castel Porziano e alla ricostituzione della sua alberata storica. Si tratta di un obiettivo condivisibile e atteso da anni dai cittadini, dai comitati territoriali e dalle associazioni che hanno più volte denunciato la progressiva perdita del patrimonio arboreo del litorale romano.
Tuttavia, proprio alla luce delle vicende pregresse, riteniamo necessario che questo intervento sia accompagnato da garanzie di trasparenza, coerenza normativa e ripristino effettivo dell’alberata originaria.
Occorre infatti chiarire che l’iniziativa arriva al termine di un lungo processo di segnalazioni pubbliche e non come risposta a una emergenza recente. Il tema è noto da anni e richiede oggi un’assunzione piena di responsabilità amministrativa.
Il contesto: anni di abbattimenti e mancati reimpianti
Negli ultimi anni viale di Castel Porziano ha subito numerosi abbattimenti di pini domestici, motivati principalmente da problemi fitosanitari o da esigenze di sicurezza. Tali interventi hanno determinato una grave discontinuità paesaggistica e ambientale dell’alberata storica, riducendo drasticamente il valore identitario e ambientale del viale che contava in origine oltre 400 pini.
Già nel 2022 LabUr – Laboratorio di Urbanistica segnalava formalmente al Municipio Roma X che 37 pini abbattuti lungo il viale (LINK) non risultavano essere stati ripiantati, chiedendo che il reimpianto avvenisse nello stesso luogo e non in altre aree del territorio (LINK).
Il ripristino dell’alberata nel punto originario è fondamentale perché il valore paesaggistico e storico del viale prevale su qualsiasi forma di compensazione ambientale decentrata. Ad oggi non risulta mai pubblicamente chiarito perché tali reimpianti non siano stati eseguiti né quali atti amministrativi abbiano disciplinato quella fase.
Le criticità già denunciate dai comitati
Le associazioni civiche e i comitati territoriali hanno più volte evidenziato problemi nella gestione del patrimonio arboreo del Municipio X.
Già nel 2014 il Comitato Civico 2013 denunciava alla Corte dei Conti le modalità con cui venivano eseguite potature e interventi sui pini del territorio, segnalando:
– interventi effettuati spesso in periodi non idonei dal punto di vista agronomico;
– lavori eseguiti senza adeguata assistenza tecnica;
– danneggiamenti degli apparati radicali durante lavori stradali;
– carenze di trasparenza amministrativa negli affidamenti.
Questi precedenti rendono indispensabile che ogni nuovo intervento sull’alberata storica sia accompagnato da un piano tecnico chiaro, pubblico e verificabile.
Necessità di un piano organico e non di interventi episodici
Positiva l’intenzione di predisporre una relazione paesaggistica e un piano di ripiantumazione, ma è necessario che tale piano:
– sia pubblico e accessibile ai cittadini;
– indichi chiaramente numero, specie e posizione degli alberi da reimpiantare;
– specifichi tempi e finanziamenti dell’intervento;
– garantisca la coerenza con il disegno storico del viale.
È inoltre indispensabile che venga pubblicato un censimento aggiornato degli alberi abbattuti e delle relative motivazioni tecniche, al fine di consentire una verifica pubblica delle scelte effettuate.
In particolare occorrerà chiarire:
– se il reimpianto avverrà nella stessa sede degli alberi abbattuti;
– se verrà rispettato il principio previsto dal regolamento del verde urbano secondo cui nei viali monumentali deve essere reimpiantata la stessa specie arborea;
– quale sarà il programma di manutenzione e monitoraggio delle nuove alberature.
In assenza di tali elementi, il piano rischia di configurarsi come un atto di indirizzo privo di effetti vincolanti, incapace di garantire il risultato dichiarato.
Ripristinare il corridoio verde storico
Viale di Castel Porziano non è una semplice strada urbana, ma una infrastruttura paesaggistica storica del litorale romano, con un ruolo fondamentale per l’identità territoriale del quartiere Infernetto, la continuità ecologica con la pineta costiera e la Tenuta Presidenziale di Castelporziano, e la mitigazione climatica e la qualità ambientale del quadrante.
Per questo motivo il ripristino dell’alberata non deve essere considerato un intervento meramente sostitutivo, ma un progetto di ricostruzione del corridoio verde originario. Qualsiasi scelta diversa (inclusa la sostituzione con specie differenti) costituirebbe una trasformazione strutturale del paesaggio e dovrebbe essere esplicitamente dichiarata e motivata.
Chiediamo dunque che:
– venga pubblicato un piano dettagliato di ripiantumazione dell’alberata di Viale di Castel Porziano;
– sia garantito il reimpianto nello stesso viale degli alberi abbattuti;
– sia rispettata la coerenza con l’impianto storico e paesaggistico dell’alberata;
– sia attivato un percorso di informazione e confronto con cittadini e associazioni del territorio;
– siano resi pubblici gli atti e le verifiche tecniche che hanno portato agli abbattimenti già effettuati.
Il ripristino dell’alberata storica di Via di Castel Porziano rappresenta un intervento strategico per la tutela del paesaggio e della qualità ambientale del litorale romano. È necessario evitare che gli errori e le criticità del passato si ripetano. Ricordiamo che il pino domestico (Pinus pinea) non è considerato a Roma un semplice albero ornamentale. È riconosciuto da urbanisti, storici del paesaggio e dalle normative di tutela come elemento identitario del paesaggio romano, presente da secoli lungo strade storiche, pinete e viali monumentali. Se è vero che la cocciniglia rappresenta un problema serio (che è stato mal gestito nel Municipio X), non esiste una ragione scientifica assoluta per non piantare più pini. Il tema sanitario non può diventare il pretesto per una sostituzione silenziosa dell’alberata storica. Interventi di questa natura richiedono il coinvolgimento e la supervisione degli enti preposti alla tutela paesaggistica, a partire dal Ministero della Cultura, e non possono essere ridotti a scelte esclusivamente amministrative o contingenti o di propaganda elettorale.