ROMA CENSISCE GLI ALBERI, MA IL RISCHIO RESTA FUORI MAPPA

Nero Oro Gala Invito_20260403_105541_0000Dopo tredici anni torna il censimento del patrimonio arboreo: georeferenziazione, database e tracciabilità degli interventi. Ma si parte dai parchi, non dalle grandi arterie. E i limiti strutturali restano.

 

Nel corso della Commissione Ambiente del Municipio X (LINK), è stato illustrato l’avvio del nuovo censimento del patrimonio arboreo. Un passaggio atteso da anni, che arriva dopo un lungo vuoto: l’ultimo censimento risale infatti al 2013.

Il censimento che inizierà dopo Pasqua, permetterà di conoscere meglio lo stato attuale del patrimonio arboreo. Tuttavia, la sua efficacia dipenderà dalla capacità di integrare anche i dati storici sugli abbattimenti. Roma Capitale ha dichiarato tra 13.281 (dati al febbraio 2025) e 21.450 (dichiarazione dell’ottobre 2025) alberi abbattuti dall’inizio del mandato, a fronte di circa 37.000 nuove piantumazioni dichiarate. La discrepanza tra i numeri forniti dall’amministrazione rispetto alle stime di comitati e inchieste giornalistiche evidenzia la necessità di un sistema unico di rendicontazione trasparente.

Il nuovo sistema introduce elementi che, almeno sulla carta, segnano un cambio di approccio: ogni albero sarà georeferenziato, identificato tramite etichettatura fisica e associato a una scheda digitale contenente specie, dimensioni e cronologia degli interventi. Un database dinamico che, nelle intenzioni, consentirà di tracciare nel tempo potature, manutenzioni e abbattimenti.

Si tratta del passaggio da una logica di semplice conteggio a una logica di gestione. Un passaggio necessario e in linea con gli standard minimi oggi adottati in molti contesti urbani.
Ma è proprio qui che emerge il primo nodo: ciò che viene presentato come innovazione è, in realtà, un recupero di ritardo.
Il sistema infatti arriva dopo tredici anni senza aggiornamenti, in un contesto in cui la gestione del verde urbano è sempre più legata alla sicurezza pubblica, agli eventi climatici estremi e alla responsabilità amministrativa. Non è un salto in avanti, bensì un allineamento tardivo.

Le criticità, però, non si fermano al ritardo.
La scelta operativa di partire da parchi e scuole municipali, lasciando in una fase successiva le grandi arterie ad alto traffico – come via Cristoforo Colombo o via del Mare – solleva interrogativi evidenti. Non si tratta delle aree più esposte, né di quelle dove il rischio per la sicurezza pubblica è maggiore. È una scelta che sposta in avanti proprio i nodi più sensibili.

Non è un dettaglio tecnico. È una scelta politica.

A questo si aggiunge una fragilità strutturale del sistema, che emerge chiaramente anche nel racconto degli uffici: piattaforme che inizialmente non dialogano tra loro, dati difficili da integrare, appalti sospesi e riadattati in corsa. La costruzione dell’infrastruttura digitale appare ancora in fase di assestamento.

Anche sul piano tecnologico, il modello adottato si colloca su un livello funzionale, ma non avanzato. L’etichettatura tramite Arbotag consente l’identificazione degli alberi, ma non integra soluzioni più evolute oggi già diffuse in altri contesti urbani.

In diverse città europee, i sistemi di gestione del verde includono:

  • monitoraggi tramite sensori per la stabilità e lo stress idrico delle alberature
  • rilievi periodici con tecnologie LiDAR o fotogrammetriche
  • integrazione con sistemi previsionali legati a vento, pioggia ed eventi estremi
  • piattaforme pubbliche consultabili dai cittadini in tempo reale

Esperienze come quelle di Barcellona o Parigi hanno già introdotto modelli di gestione che non si limitano alla catalogazione, ma orientano direttamente le priorità di intervento sulla base del rischio e delle condizioni dell’albero.

È proprio questo il punto che, allo stato attuale, manca. Dal quadro emerso non risultano infatti criteri espliciti per la classificazione delle alberature in base alla pericolosità, né un sistema che orienti le priorità di intervento. In assenza di una classificazione del rischio, la gestione resta emergenziale: si interviene quando l’albero è già un problema, non prima. Senza questo passaggio, il censimento resta uno strumento descrittivo, non ancora un vero strumento di governo.

Infine, resta aperta la questione della frammentazione delle competenze. Il sistema coinvolge Municipio X, Roma Capitale, Dipartimento per la Trasformazione Digitale e soggetti esterni, in un intreccio che ha già prodotto disallineamenti operativi. A questo si aggiunge il tema delle aree non direttamente gestite dal Municipio, come le grandi pinete urbane, che rischiano di rimanere fuori da una mappatura realmente unitaria.

Il risultato è un processo che parte, ma che impiegherà anni per restituire una fotografia completa e affidabile del patrimonio arboreo. Eppure, proprio da qui passa una parte rilevante della qualità urbana e della sicurezza dei territori.

Per questo il punto non è se il censimento sia utile. Lo è certamente. Il punto è se sarà all’altezza delle sfide che dovrebbe affrontare o se resterà, ancora una volta, un sistema che descrive il problema senza governarlo.

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