Il progetto, finanziato con 13,096 milioni di euro e annunciato come simbolo della rinascita di Ostia, doveva essere concluso da anni. Dopo le indagini strutturali, le prove di laboratorio e la verifica del progetto esecutivo, durante le demolizioni sono emerse condizioni diverse da quelle previste. La variante ha aggiunto oltre 2,17 milioni al contratto dei lavori e nel solo 2025 sono stati affidati nuovi incarichi tecnici per oltre 301mila euro. Intanto maggioranza e opposizione continuano a utilizzare il cantiere come terreno di scontro politico, mentre dal dibattito pubblico sembrano essere scomparsi la Presidenza del Consiglio, il Ministero della Giustizia e la Regione Lazio.
L’ex GIL di corso Duca di Genova doveva diventare il “polo della legalità” di Ostia: sede della Polizia Locale del X Gruppo Mare, del Giudice di Pace e dello Smart City Lab.
A presentarlo come simbolo della rinascita del territorio furono, in tempi diversi, la sindaca Virginia Raggi, la presidente del Municipio Giuliana Di Pillo e il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Nel 2021 Roma Capitale annunciava l’avvio del cantiere sostenendo che il trasferimento della Polizia Locale avrebbe consentito anche di risparmiare circa 1,2 milioni di euro l’anno di affitti.
Oggi, però, Roma Capitale indica ufficialmente la conclusione dell’opera nel quarto trimestre del 2027, a fronte di un importo complessivo dell’intervento di 13.096.000 euro (Roma si trasforma – Ex GIL).
Nel 2023 il presidente del Municipio X Mario Falconi prevedeva la chiusura del cantiere entro dicembre 2024. Successivamente la previsione era diventata il quarto trimestre 2025. Adesso siamo al quarto trimestre 2027.
Il “polo della legalità” rischia così di essere consegnato oltre dieci anni dopo l’approvazione del progetto definitivo e più di sei anni dopo l’apertura del cantiere.
IL PROBLEMA TECNICO CHE LE INDAGINI NON AVEVANO PREVISTO
La principale ragione indicata per i ritardi è la necessità di una variante.
Durante le prime demolizioni sono state rinvenute condizioni strutturali diverse da quelle considerate nel progetto. È stato quindi necessario modificare le tecniche di consolidamento e aggiornare anche gli elaborati architettonici, impiantistici e di restauro.
Il problema è che non si partiva affatto senza conoscere l’edificio.
Nel 2018 il Municipio aveva già affidato rilievi e indagini strutturali, prelievi e prove di laboratorio ed elaborati grafici strutturali. Nello stesso anno era stata inoltre affidata la verifica del progetto esecutivo, successivamente validato e approvato.
Con DD CO/1622 del 6 agosto 2018, infatti, il Municipio X approvava il progetto esecutivo per complessivi 13.096.000 euro, dando atto del Verbale di validazione del progetto del medesimo giorno (DD CO/1622/2018 – Roma Capitale).
La variante può essere tecnicamente giustificata: intervenendo su un edificio esistente possono certamente emergere condizioni nascoste non rilevabili prima delle demolizioni.
Ma proprio per questo la domanda deve essere tecnica e documentale: che cosa avevano realmente accertato le indagini del 2018 e quali condizioni sono state invece scoperte soltanto durante le demolizioni?
Per stabilire se si trattasse di circostanze effettivamente imprevedibili occorre confrontare le relazioni delle indagini e i certificati delle prove del 2018 con la relazione giustificativa della variante e con quanto effettivamente rinvenuto in cantiere.
Sono proprio questi i documenti tecnici che non risultano pubblicamente reperibili.
LA VARIANTE COSTA OLTRE 2,17 MILIONI
La variante è stata approvata tecnicamente nel dicembre 2023 e resa eseguibile nel marzo 2024.
L’incremento del contratto dei lavori è stato di 2.172.314,54 euro, oltre IVA, dopo l’applicazione del ribasso di gara.
Il finanziamento complessivo dell’opera è rimasto formalmente fermo a 13.096.000 euro perché l’incremento è stato assorbito utilizzando parte delle economie derivanti dal ribasso d’asta. Ma il fatto che il quadro economico complessivo sia rimasto invariato non elimina il costo della variante: significa che oltre 2,17 milioni di euro resi disponibili dal ribasso di gara sono stati destinati ai nuovi lavori.
Nel 2025 sono inoltre arrivati quattro nuovi affidamenti professionali per perfezionare, verificare e seguire la variante:
- 95.000 euro, oltre oneri e IVA, a Cooprogetti Soc. Coop., per il perfezionamento del progetto esecutivo di variante per la parte architettonica e per il progetto di restauro conservativo – DD CO/1279/2025, CIG B745341FC6 (procedura Roma Capitale – BDNCP/ANAC);
- 9.500,30 euro, oltre IVA, a PCQ S.r.l., per la verifica delle varianti esecutive strutturali e architettoniche – DD CO/1250/2025, CIG B749DAB857 (procedura Roma Capitale – BDNCP/ANAC);
- 136.500 euro a 3T ING S.a.s., per l’aggiornamento della progettazione esecutiva, la direzione operativa e l’assistenza al collaudo delle opere impiantistiche relativamente alla variante in corso d’opera – CIG B7E7EB5FC5 (procedura Roma Capitale – BDNCP/ANAC);
- 60.429,37 euro a SER.IN. S.r.l., per la direzione operativa e l’assistenza al RUP – DD CO/1920/2025, CIG B86414E433 (procedura Roma Capitale – BDNCP/ANAC).
I quattro affidamenti tecnici individuati nel solo 2025 raggiungono complessivamente 301.429,67 euro, al netto degli oneri fiscali e previdenziali ove previsti.
Anche queste somme trovano copertura all’interno del quadro economico dell’opera. Ma sono comunque risorse impiegate per attività tecniche ulteriori rispetto al percorso originariamente previsto.
LE PROMESSE SMENTITE DAI FATTI
Nel maggio 2023 il presidente del Municipio X, Mario Falconi, dichiarava che la variante avrebbe dovuto ottenere l’approvazione del Genio Civile nell’arco di due mesi, che i lavori sarebbero ripresi durante l’estate e che il cantiere sarebbe stato concluso entro il 31 dicembre 2024.
Falconi precisava inoltre che la variante riguardava soltanto una parte dell’edificio.
Quelle previsioni sono state completamente superate.
Prima dicembre 2024, poi quarto trimestre 2025, oggi quarto trimestre 2027.
Nel giugno 2025 la consigliera capitolina di Fratelli d’Italia Mariacristina Masi, dopo un sopralluogo, denunciava un cantiere quasi fermo, prospettando anche un possibile danno erariale per gli affitti che Roma Capitale continua a sostenere per la sede della Polizia Locale.
Il ritardo denunciato dall’opposizione trova oggi conferma negli stessi tempi ufficiali dell’opera. Ma sopralluoghi, comunicati ed esposti non esauriscono il problema se non vengono accompagnati dalla ricostruzione dell’intera filiera amministrativa: SAL, sospensioni e riprese dei lavori, autorizzazioni, cronoprogrammi e documentazione trasmessa agli organismi nazionali di monitoraggio.
La maggioranza ha difeso l’opera attraverso previsioni puntualmente superate dai fatti. L’opposizione l’ha trasformata soprattutto in un argomento contro la maggioranza.
Nel mezzo rimane il cantiere.
IL PARADOSSO DEI PROCEDIMENTI SULLA CAMORRA
La vicenda assume contorni ancora più delicati per l’incarico affidato nel settembre 2021 all’Ingegnere Massimo Iorani.
Con Determinazione Dirigenziale CO/1962 del 13 settembre 2021, Iorani ricevette l’incarico per il deposito degli elaborati presso il Genio Civile, direttore operativo per le strutture, ispettore di cantiere per le strutture, supporto tecnico alla Direzione lavori e coordinamento dei direttori operativi, per un importo complessivo di 86.185,18 euro.
Alla procedura erano stati invitati dieci professionisti. L’offerta presentata fu una sola.
Quando ricevette l’incarico, Iorani risultava già coinvolto nell’indagine della DDA di Napoli sulle presunte infiltrazioni del clan dei Casalesi negli appalti di Rete Ferroviaria Italiana.
La vicenda giudiziaria non risulta essersi conclusa nel frattempo: nel novembre 2025 la Cassazione ha trasferito al Tribunale di Napoli lo stralcio processuale nel quale compare anche Iorani.
Va rispettata integralmente la presunzione di innocenza: il coinvolgimento in un procedimento penale non equivale a una condanna e non dimostra alcuna irregolarità nell’appalto o nei lavori dell’ex GIL. Rimane tuttavia il paradosso politico e istituzionale già sollevato da LabUr nel 2021: nel cantiere destinato a rappresentare la legalità di Ostia venne assegnato un importante incarico tecnico ad un professionista già coinvolto in un procedimento riguardante appalti e camorra, senza che risulti pubblicamente spiegato come l’amministrazione abbia valutato quella circostanza e quale sia stata successivamente la sorte dell’incarico.
DOV’ERA IL SISTEMA DI MONITORAGGIO?
L’ex GIL non è una piccola opera lasciata alla sola responsabilità del Municipio X.
Il progetto rientra nel Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie. La stessa documentazione di Roma Capitale ricostruisce l’inserimento dell’ex GIL nel progetto DE.SI.RE. – Decoro, Sicurezza, Resilienza nella periferia romana e la Convenzione sottoscritta il 6 marzo 2017 tra Roma Capitale e Presidenza del Consiglio dei ministri (Roma Capitale – documentazione Ex GIL).
Nella vicenda sono coinvolti la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero della Giustizia, la Regione Lazio, Roma Capitale e il Municipio X, oltre agli organismi tecnici competenti.
E soprattutto un sistema di monitoraggio esisteva.
Il DPCM 6 dicembre 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 4 del 5 gennaio 2017, approva la graduatoria del Programma e disciplina il relativo sistema di monitoraggio (DPCM 6 dicembre 2016 – Gazzetta Ufficiale).
Le disposizioni sono molto precise.
I RUP dovevano comunicare ogni tre mesi lo stato di avanzamento degli interventi e i dati necessari al monitoraggio. Dovevano inoltre essere trasmesse le determine di indizione delle gare e i contratti sottoscritti.
Per l’erogazione delle successive quote di finanziamento erano previste relazioni tecniche di monitoraggio, SAL e mandati di pagamento quietanzati.
Il gruppo poteva convocare i RUP, accedere alla documentazione, verificare il rispetto del cronoprogramma e accedere ai cantieri per controllare la conformità delle opere al progetto. Poteva inoltre formulare prescrizioni e svolgere verifiche a campione.
Il punto, dunque, non è che mancasse un sistema di controllo: il sistema era previsto. Il punto è capire come abbia funzionato.
Di fronte a un’opera che dal progetto definitivo del 2017 arriva oggi a una previsione di conclusione nel 2027, bisogna allora chiedere: quali relazioni trimestrali sono state inviate alla Presidenza del Consiglio? Come sono stati comunicati e valutati i progressivi slittamenti del cronoprogramma? Quali verifiche sono state svolte sulla variante e sull’incremento del contratto? Quali eventuali prescrizioni sono state formulate dal gruppo di monitoraggio?
E ancora: che cosa hanno fatto nel frattempo il Ministero della Giustizia, destinatario degli spazi per il Giudice di Pace, e la Regione Lazio, proprietaria dell’immobile e parte dell’accordo?
Quindi, il sistema di monitoraggio esisteva ed era tutt’altro che formale. Quello che non emerge dalle fonti pubblicamente accessibili è che cosa abbia prodotto nel caso dell’ex GIL: quali criticità siano state segnalate, quali valutazioni siano state compiute sui ritardi e sulla variante, quali eventuali prescrizioni siano state impartite e come sia stato valutato uno slittamento che porta oggi la conclusione dell’opera fino al 2027.
DALLA LEGALITÀ PROCLAMATA ALLA LEGALITÀ AMMINISTRATIVA
L’ex GIL doveva dimostrare la presenza dello Stato in un territorio segnato dal commissariamento per mafia (la famosa “supercazzola” di Gabrielli) e dai processi ai clan di Ostia.
Sta invece dimostrando quanto possa diventare fragile un’opera pubblica quando la legalità viene utilizzata come slogan e non applicata anche come metodo amministrativo.
La legalità non è soltanto inaugurare un cantiere o promettere una nuova sede istituzionale. È progettare correttamente, verificare le indagini, pubblicare gli atti, controllare i costi, monitorare i tempi e rendere riconoscibili le responsabilità.
Dopo anni di annunci, una variante da oltre 2,17 milioni di euro, nuovi incarichi professionali per 301.429,67 euro nel solo 2025 e una conclusione rinviata al quarto trimestre 2027, il “polo della legalità” presenta ormai contorni quasi grotteschi.
Non perché la struttura sia inutile. Al contrario: Polizia Locale, Giudice di Pace e cittadini ne hanno bisogno. Ma perché un’opera nata per rappresentare l’efficienza, la sicurezza e l’autorevolezza delle Istituzioni è diventata il simbolo della loro incapacità di rendere pubblicamente conto di come siano stati gestiti dieci anni di progettazione, varianti, controlli e rinvii. E per un edificio che avrebbe dovuto rappresentare la legalità, forse è proprio questa la domanda più importante: chi ha controllato i controllori?
LabUr è un laboratorio indipendente di ricerca urbana specializzato nell’analisi documentale dei procedimenti amministrativi che producono le trasformazioni urbane. Verifica atti, piani urbanistici, procedimenti amministrativi e politiche pubbliche nell’interesse collettivo.
Metodo LabUr — Questo contributo è stato realizzato attraverso l’analisi di atti amministrativi, strumenti urbanistici, normativa vigente e documentazione tecnica. L’obiettivo è verificare attraverso fonti documentali i procedimenti che producono le trasformazioni urbane e valutarne la coerenza con la pianificazione urbanistica, la normativa vigente e l’interesse pubblico.