OSTIA, PARCO DEL MARE: L’ ‘ANNUNCITE’ SUL NUOVO PONTE, TRA CANTIERI FANTASMA E TERRENI STATALI

Copia di Nero Oro Gala Invito_20261104_155752_0000La stampa annuncia l’avvio dei lavori, ma dopo 138 giorni dalla consegna dell’appalto, sulle due sponde non sono visibili opere strutturali del ponte. Il progetto esecutivo prevede un rilevato che interromperà il collegamento con via della Fusoliera, da ripristinare con un nuovo raccordo. Il piano particellare individua terreni ancora intestati allo Stato e indicati come oggetto di futuro trasferimento. LabUr chiede a Roma Capitale e ANAS di documentare con quali titoli dispongano delle aree necessarie all’opera.

Ieri, 3 novembre 2026, Canale 10 annuncia l’avvio (l’ennesimo) dei lavori del nuovo ponte sul Canale dei Pescatori, descrivendo la futura infrastruttura, i rilevati di accesso e i collegamenti stradali. Ci siamo così precipitati ad effettuato un sopralluogo su entrambe le sponde, documentando le condizioni delle aree attraverso fotografie e riprese video. Nessun operaio, nessun mezzo d’opera, nessuna attrezzatura operativa visibile nelle porzioni riprese. Soltanto recinzioni, terreno smosso e, sulla sponda sinistra, copertoni accatastati.
IMG-20261103-WA0015Il cartello informativo di cantiere, comparso ad agosto dopo le precedenti segnalazioni, non è più presente nel punto documentato. C’è solo un telaio di legno vuoto. Sulla sponda destra è inoltre visibile una recinzione distinta, riferita alla rete idrica ACEA e situata fuori dall’area di cantiere del ponte.

Dopo mesi di annunci, quali lavori del nuovo ponte sono dunque effettivamente iniziati, quando e su quali aree? Non si sa.
Per altro, l’esame degli elaborati progettuali e catastali apre una questione ancora più rilevante: il progetto esecutivo prevede che il rilevato del nuovo attraversamento interrompa un collegamento esistente con via della Fusoliera, rendendo necessario un nuovo raccordo stradale. Il piano particellare individua nella stessa zona terreni intestati allo Stato, consegnati al Governatorato di Roma nel 1933 e indicati nel progetto come oggetto di futuro trasferimento.
Con quale titolo Roma Capitale e ANAS dispongono delle superfici necessarie alla realizzazione del ponte, dei rilevati e dei raccordi stradali? Non si sa.

QUATTRO MESI DI ANNUNCI. CHE COSA È CAMBIATO?

Il primo stralcio del Parco del Mare risulta consegnato il 18 giugno 2026. Da allora LabUr ha documentato ripetutamente la distanza fra la comunicazione pubblica sull’avvio dell’intervento e le condizioni riscontrate nelle aree interessate.

Il 26 luglio, sulla sponda di via delle Quinqueremi, una recinzione arancione delimitava un’area nella quale non erano visibili lavorazioni strutturali del nuovo ponte.

Il 28 luglio LabUr sollevava ulteriori interrogativi sulla documentazione progettuale e sull’effettivo avvio dell’intervento.

Il 1° agosto compariva il cartello di cantiere, dopo oltre un mese dall’inizio ufficialmente dichiarato. Il cartello indicava il 18 giugno come data di avvio dei lavori, mentre la notifica preliminare esaminata da LabUr recava la data del 22 giugno: una sequenza che richiedeva chiarimenti sulla documentazione e sugli adempimenti di cantiere, mai pervenuti.

Il 20 agosto LabUr riferiva della risposta di ANAS, secondo cui erano in corso attività propedeutiche alla risoluzione delle interferenze.

IMG-20261103-WA0014Il 3 novembre, cioè oltre tre mesi dopo il primo sopralluogo sulla sponda destra, le nuove riprese non mostrano opere strutturali riconoscibili del ponte. Non risultano visibili mezzi o personale operativo e il cartello precedentemente documentato non è più presente nel punto osservato. Non solo.
L’elaborato ST.I10 PE EG 01 – Cronoprogramma generale indica la consegna dei lavori al 18 giugno 2026 e assegna alla «Realizzazione nuova infrastruttura» del ponte una durata di 400 giorni, con inizio al giorno zero. L’importo previsto per il ponte è di 4.814.632,11 euro, pari al 28,18% dei lavori complessivi del primo stralcio, quantificati in 17.087.655,85 euro. Al 3 novembre dunque sono trascorsi 138 giorni: oltre un terzo dei 400 previsti per l’infrastruttura. E cosa c’è? Nulla.

E non è tutto. Le tavole di cantierizzazione del progetto esecutivo (ST.I10 PE CA 6, CA 7 e CA 8) descrivono puntualmente la sequenza delle lavorazioni: spostamento dei sottoservizi e bonifica bellica, consolidamento del terreno, fondazioni, spalle, muri, rilevati, assemblaggio e varo dell’impalcato. La CA 8 individua persino un’area operativa per l’assemblaggio del ponte, con accesso da via della Bussola, spazi di manovra, carico e scarico, magazzino e officina.
Dunque, dopo 138 giorni dalla consegna dei lavori, quali di queste fasi risultano effettivamente avviate e quali completate? Praticamente nessuna. E dove sono documentate le attività svolte? Mistero.

Se è vero che il cronoprogramma generale non distingue le singole fasi costruttive del ponte e non consente, da solo, di quantificare un eventuale ritardo, Roma Capitale e ANAS dovrebbero pubblicare il programma esecutivo aggiornato, indicando quali lavorazioni siano state effettuate, quali risultino contabilizzate e se siano intervenute sospensioni o modifiche dei tempi, perché ad oggi non c’è nulla. Continuare con l’ ‘annuncite’ non fa avanzare il cronoprogramma.

IL PROGETTO STESSO SPIEGA PERCHÉ IL PONTE DIPENDE DAI RACCORDI

La questione non riguarda soltanto i tempi.
La Relazione tecnica stradale del progetto esecutivo, elaborato ST.I10PESP01, descrive espressamente le conseguenze che il nuovo ponte produrrà sulla viabilità esistente.

A pagina 12, nel paragrafo 3.2, si legge:

«La viabilità di progetto denominata “Uscita SX – Via della Fusoliera” si individua come un intervento di ricucitura della maglia stradale esistente in ambito urbano; in particolare permette il ripristino del collegamento con Via della Fusoliera altrimenti interdetta dalla realizzazione del corpo del rilevato di approccio all’opera di scavalco del Canale dei Pescatori prevista in progetto.»

Quindi, il rilevato del nuovo ponte interromperà un collegamento stradale esistente. Il raccordo non è dunque un’opera accessoria facoltativa, ma una soluzione progettuale necessaria a ripristinare la continuità della viabilità.

Il progetto prevede una nuova uscita a sinistra verso via della Fusoliera, a senso unico, con piattaforma stradale di 5,50 metri. Il paragrafo 3.3 descrive inoltre l’uscita destra, necessaria a mantenere l’accessibilità alle proprietà esistenti prima dell’intersezione con via degli Autoscafi. L’asse principale del nuovo attraversamento collega via dei Sandolini e via delle Quinqueremi. Sono previsti rilevati, opere di contenimento, marciapiedi e interventi sulle interferenze con le reti esistenti.
Il ponte e i raccordi costituiscono dunque un sistema funzionale unitario. Se non fosse garantita la disponibilità delle aree necessarie a realizzare anche uno solo dei collegamenti indispensabili, potrebbe emergere un problema di eseguibilità o di funzionalità dell’intervento. È questa la questione ancora da verificare prima che il rilevato interrompa la viabilità esistente.

IL TERRENO È DELLO STATO. LA CONSEGNA RISALE AL 1933, L’ACQUISTO NON FU PERFEZIONATO

Un documento del Ministero della Marina Mercantile del 16 settembre 1957, prot. 5142/L.32.66, ricostruisce una vicenda patrimoniale risalente a oltre novant’anni fa.
Secondo la ricostruzione riportata nell’atto, il 23 maggio 1933 l’arenile compreso tra la sponda sinistra del Canale dello Stagno, la tenuta di Castelporziano e la pineta di Castel Fusano cessò di appartenere al demanio marittimo e passò al patrimonio dello Stato.
Il 29 agosto dello stesso anno l’area fu consegnata al Governatorato di Roma. L’acquisto da parte del Governatorato, tuttavia, non venne perfezionato.

Questa vicenda riemerge nel Piano particellare descrittivo del Parco del Mare, elaborato ST.I10PFTEPP1, datato marzo 2026. Il documento individua, in via della Fusoliera, la particella 514 del foglio 1120, estesa per 9.545 metri quadrati.

La visura catastale storica estratta ieri 3 novembre 2026 conferma l’intestazione al Demanio dello Stato per l’intera proprietà. La particella deriva dalla precedente particella 4, frazionata il 14 settembre 2009 con pratica RM1333037.

Nel piano particellare, la 514 è inserita tra le: «Aree di proprietà demaniali oggetto di futuro trasferimento che risultano già in consegna al Comune di Roma con verbali di consegna del 29/08/1933 e del 01/12/1941». La colonna relativa ai «Proprietari effettivi» non riporta un nominativo.

Anche la particella 515, di 1.032 metri quadrati, è indicata come «Demanio dello Stato (strada pubblica)» e ricondotta alla stessa vicenda patrimoniale. Il piano particellare comprende inoltre altre superfici statali nella zona, tra cui le particelle 119, 516 e 517, interessate da manufatti e infrastrutture tecniche.

Quindi, nel marzo 2026 i progettisti individuavano espressamente aree statali già consegnate al Comune, ma ancora indicate come oggetto di futuro trasferimento. Ricordiamo che la consegna storica non equivale necessariamente al trasferimento della proprietà. Occorre quindi verificare se i verbali del 1933 e del 1941, da soli o insieme ad altri provvedimenti, legittimino l’utilizzo delle particelle per le opere oggi progettate. La sola intestazione catastale statale non dimostra l’assenza di un titolo valido, ma neppure il richiamo a una consegna avvenuta novantatré anni fa può sostituire l’esibizione degli atti che ne definiscono oggetto, condizioni ed effetti.

Se Roma Capitale dispone legittimamente di quelle superfici, mostri il titolo.

IL PARERE DELL’AGENZIA DEL DEMANIO E LA VARIANTE URBANISTICA

La questione patrimoniale si intreccia con il procedimento di approvazione dell’opera.

L’ordinanza commissariale n. 22 del 17 aprile 2026 individua, tra le aree interessate dalla variante urbanistica, anche la particella 514.
Nell’istruttoria è richiamato il parere dell’Agenzia del Demanio prot. QF/6789/2026, favorevole alle condizioni indicate dall’Agenzia, tra cui l’assenza di oneri e responsabilità a suo carico e l’acquisizione dei pareri delle altre amministrazioni competenti.
La successiva ordinanza commissariale n. 29 del 28 maggio 2026 riguarda l’approvazione definitiva della variante, ma occorre distinguere due piani.
L’assenso alla variante urbanistica non coincide automaticamente con il titolo di disponibilità patrimoniale dell’area. La variante disciplina la compatibilità urbanistica dell’intervento, il titolo di disponibilità individua invece il fondamento giuridico che consente di occupare e trasformare un determinato terreno.
Negli elaborati finora esaminati da LabUr non è stato individuato l’atto che chiarisca compiutamente tale disponibilità per tutte le superfici statali necessarie al ponte e ai raccordi.

Resta inoltre da chiarire se il «futuro trasferimento» indicato nel piano particellare costituisca un passaggio necessario prima della realizzazione delle opere oppure una successiva regolarizzazione patrimoniale, compatibile con una disponibilità già legittimamente acquisita. È una distinzione essenziale per valutare se esista davvero un ostacolo all’esecuzione del progetto.

IL CENTRO ACEA, I MANUFATTI TECNICI E LE INTERFERENZE

Il piano particellare individua anche manufatti e infrastrutture che rendono ancora più importante conoscere l’esatta estensione delle aree interessate. Sulla particella 514 sono segnalati una cabina tecnica su piattaforma in cemento armato, identificata come riferimento 9, e una fondazione di fabbricato, riferimento 9a, non censita catastalmente secondo l’elaborato.
Sulla particella 119, anch’essa intestata allo Stato, il documento individua espressamente un «centro ACEA».
Altre particelle comprendono manufatti tecnici e infrastrutture connesse all’attraversamento del canale.
La relazione stradale esecutiva descrive inoltre opere di contenimento del rilevato, accessi a impianti esistenti e deviazioni di sottoservizi interferenti con la nuova viabilità.

Nel sopralluogo di ieri 3 novembre, sulla sponda destra, LabUr ha documentato una recinzione riferita alla rete idrica ACEA, distinta dalla delimitazione del cantiere del ponte.
La presenza della recinzione non consente, da sola, di identificarla con il centro ACEA riportato sulla particella 119, né di attribuire le eventuali attività presenti al cantiere ANAS. Servono le planimetrie delle interferenze, le delimitazioni delle aree consegnate e la sovrapposizione del progetto esecutivo alla mappa catastale.

È necessario stabilire con precisione dove ricadano il rilevato, i muri di contenimento, i raccordi, gli accessi e le deviazioni delle reti. Senza questa ricostruzione non è possibile determinare quali porzioni delle singole particelle siano effettivamente interessate dalle opere permanenti o dalle occupazioni temporanee.

ROMA CAPITALE E ANAS PUBBLICHINO GLI ATTI

Il nuovo ponte sul Canale dei Pescatori è una delle opere principali del primo stralcio del Parco del Mare. Il progetto esecutivo ne descrive le caratteristiche e chiarisce che la realizzazione del rilevato comporterà l’interruzione di un collegamento stradale esistente, da ripristinare attraverso una nuova uscita verso via della Fusoliera.
Il piano particellare individua terreni statali, alcuni dei quali risultano consegnati al Comune sulla base di verbali risalenti al 1933 e al 1941, ma sono ancora classificati come oggetto di futuro trasferimento.
Il cronoprogramma prevede l’avvio della realizzazione del ponte contestualmente alla consegna dei lavori del 18 giugno 2026. Eppure, il 3 novembre, dopo 138 giorni, le riprese effettuate da LabUr sulle due sponde non mostrano lavorazioni strutturali riconoscibili della nuova infrastruttura.

Alla luce di questi elementi, LabUr chiede a Roma Capitale e ANAS di rendere disponibili:

  1. La planimetria esecutiva sovrapposta alla mappa catastale, con l’indicazione delle superfici interessate da opere permanenti e occupazioni temporanee, distinguendo rilevati, raccordi, muri, accessi e deviazioni delle reti.
  2. I titoli giuridici di disponibilità delle aree statali, compresi i verbali di consegna del 29 agosto 1933 e del 1° dicembre 1941, gli eventuali provvedimenti successivi e il parere integrale dell’Agenzia del Demanio prot. QF/6789/2026, con relativi allegati.
  3. I verbali di consegna delle aree per l’esecuzione dei lavori, con date, soggetti firmatari, identificativi catastali e condizioni di utilizzo.
  4. Il programma esecutivo aggiornato del ponte, con le eventuali modifiche, sospensioni o riprese, e la documentazione sullo stato effettivo di avanzamento e sulla contabilizzazione delle lavorazioni.
  5. Gli elaborati relativi alle interferenze con gli impianti e le reti esistenti, compresi gli accessi da mantenere e le eventuali opere di spostamento.per verificare la regolarità e l’effettiva eseguibilità delle opere previste.

Il ponte può essere costruito soltanto insieme ai collegamenti che ne garantiscono il funzionamento.

Il progetto stesso spiega che cosa accadrà a via della Fusoliera quando sarà realizzato il rilevato. Il piano particellare documenta una vicenda patrimoniale irrisolta sul piano della proprietà formale, che richiede di accertare quali titoli di disponibilità siano oggi efficaci.

Dopo mesi di annunci, Roma Capitale e ANAS devono rispondere dunque a due domande precise: quali lavori del ponte sono stati effettivamente eseguiti dal 18 giugno al 3 novembre 2026? E soprattutto: chi ha messo a disposizione le aree necessarie a costruire il ponte e i suoi raccordi, con quale atto e a quali condizioni?

Prima degli annunci, vengono gli atti. Prima dei rilevati, la disponibilità delle aree.

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