All’incrocio della via Cristoforo Colombo con Via Pindaro (altezza ex-Drive In) passano indisturbati i mezzi pesanti diretti ai cantieri dell’Infernetto, mentre ne è vietato il transito (dal 1999) sul versante AXA. E la Polizia Municipale non interviene, consentendo addirittura il transito degli stessi mezzi pesanti sulle corsie centrali.

Questo è il livello di confusione che regna sull’incrocio in questione. Per ultimo, il posizionamento su Via Pindaro del controllo Telered per le infrazioni compiute con attraversamento con rosso, a cui ha fatto seguito un analogo impianto (più sofisticato) sulla corsia centrale in direzione Ostia. Riteniamo dunque inaccettabile che la Polizia Municipale non chieda, per le corsie centrali della Colombo, l’arretramento della linea di arresto di almeno 10 metri prima dell’intersezione con l’incrocio, evitando quindi che errori e disattenzioni dei guidatori finiscano per portare le vetture ad ingombrare in frenata l’incrocio stesso. Mettere simili sistemi di controllo sulla Colombo non è la stessa cosa di quanto avvenuto sulla Via del Mare, dove non esistono impianti semaforici ed incroci a raso. E’ noto a tutti infatti che lo spazio di frenatura si ottiene dalla seguente formula:
Spazio Frenatura = V x V / 250 x f
dove V è la velocità del veicolo ed f è il coefficiente di aderenza della strada. Chiaramente tale spazio sarà minore se la velocità sarà minore ed il coefficiente di aderenza sarà maggiore. Normalmente un tratto di strada con asfalto rugoso ha un coefficiente di aderenza pari a 1 mentre un terreno asciutto non asfaltato ha un coefficiente di aderenza pari a 0,5. L’incrocio di Via Pindaro è praticamente ‘gommato’ e quindi con un coefficiente di aderenza molto basso. Lo spazio di
reazione (Spazio reazione = V x Tempo reazione) si calcola invece moltiplicando la velocità del veicolo per il tempo di reazione del conducente che è quantificato mediamente in 1 secondo (ma può essere anche molto di più in caso di panico). La somma dei due spazi si dice Spazio di Arresto. In prossimità dell’incrocio la velocità consentita è di 60 km/h con uno spazio di arresto, nelle migliori condizioni teoriche, di ben 36 m (lo spazio di reazione da solo quantifica 18 metri). Ma a 60 km/h non passa nessuno in quell’incrocio sulle corsie centrali. Per intenderci, alla velocità di 100 Km/ h tale spazio è circa di 100 m. Poiché la larghezza dell’incrocio della Via Cristoforo Colombo con Via Pindaro è poco più di 20 metri, è inutile mettere un rivelatore di infrazione se non c’è lo spazio di arresto. In altre parole, chi passa con il rosso comunque ingombrerà l’incrocio in caso di frenata (pur volendo azzerare il tempo di reazione) e poco interessa che verrà multato. Se questo è il modo di mettere in sicurezza un incrocio, siamo messi male. Si obietterà che a Roma, sulla Cristoforo Colombo, tutti gli incroci sono così. Peccato che a Roma la Cristoforo Colombo sia una strada interquartiere e che qui da noi sia invece una strada ad alto scorrimento, che invita l’automobilista a correre e che dovrebbe avere tutt’altra manutenzione del fondo stradale e controllo da parte della Polizia Municipale. Continuiamo pertanto a sostenere la tesi che la Cristoforo Colombo, dall’EUR fino ad Ostia, venga declassata da strada ad alto scorrimento a strada interquartiere, riducendo i limiti di velocità e strutturandola con tre corsie, una delle quali dedicata ai bus navetta per i quartieri limitrofi alla Colombo (esiste lo spazio necessario). Scelte populiste come quella dell’installazione di rivelatori d’infrazione non servono a nulla.
LabUr XIII
Il Presidente
dr. Ing. Andrea Schiavone





Infernetto, 12 Dicembre 2008 – Tutti gli influenti del Canale di Palocco che transitano per l’Infernetto, sono di competenza dell’ACEA mentre la manutenzione di questi canali spetta solo al CBTAR. Per questo motivo si è instaurata una cabina di regia tra il Comitato Civico Entroterra13, LabUr e il Consorzio di Bonifica per verificare lo stato attuale dei canali all’Infernetto, impiegati per la raccolta delle acque piovane non solo stradali ma anche risultanti dalla selvaggia urbanizzazione degli ultimi anni. Il primo canale ad essere interessato è stato l’Influente N, che parte da via Torcegno e sfocia appunto nel Canale di Palocco, traversando i comprensori di Castelporziano Sud e Riserva Verde, ma anche il nuovo comparto “Parco di Plinio” (noto per le vicende dell’acquedotto romano, messo in pericolo dalla costruzione di un edificio a 4 piani proprio sopra il suo antico tracciato). L’incontro avuto con il Presidente del CBTAR, la dott.ssa Federica Lopez, ha portato subito alla collaborazione con l’Ing. Ciro Riccardi, che ha fatto pulire il letto e le sponde dell’Influente N in questi giorni di forte pioggia. Purtroppo lo stato del canale non è in ottime condizioni, a causa di più fattori, ed è necessario intervenire in termini non solo di pulizia e ricalibratura, ma anche in termini di revisione dei ponticelli stradali di sezione idraulica insufficiente. Ma qui si scoprono le malefatte dei vari Dipartimenti del Comune di Roma, tra cui soprattutto il IX Dipartimento, preposto alle Politiche di Attuazione degli Strumenti Urbanistici, vale a dire a controllare che quanto riportato nelle concessioni edilizie sia poi veramente rispettato. Un primo caso è quello del comprensorio denominato Castelporziano Sud, che si estende sul lato sinistro di Via Salorno lasciandosi alle spalle via di Castel Porziano. Tale comprensorio ha avuto dal CBTAR il nulla osta all’edificazione (oggi del tutto completata) con il vincolo di sistemare l’Influente N lungo via Cles (tratto prospiciente la scuola) ed oltre, compreso il rifacimento del ponticello stradale di via Predoi. Quest’ultima opera però non è mai stata eseguita, mettendo a forte rischio (a causa della strozzatura del canale in quel punto) un’area densamente abitata. E’ vero che anche i residenti non hanno rispettato le norme civiche più elementari, come per esempio costruire i muri di cinta a 3 metri dalle sponde del canale. Ed è anche vero che l’inciviltà di qualcuno si è manifestata spesso nel buttare le ramaglie e gli sfalci da giardino dentro il canale o, addirittura, nel convogliare (con allacci abusivi) le acque piovane provenienti dalle proprie gronde sempre dentro il letto del canale. Ma è soprattutto la mancata realizzazione delle opere previste a compromettere la funzionalità del’Influente N. Il problema è lungo tutto il tracciato: case abusive che hanno tombato il canale sotto il proprio giardino, attraversamenti pedonali sul canale che ostruiscono il deflusso delle acque od opere di tombatura (autorizzate) sbagliate da un punto di vista della sezione adottata. Certamente non è tollerabile che l’istituzione non intervenga ed è per questo che partiranno le prime denunce. Intanto, verranno richieste opere di urbanizzazione aggiuntive al comparto “Parco di Plinio” affinchè sistemi il tratto di canale prima di via Predoi. Vedremo allora se queste opere, necessarie per la salvaguardia del bene comune, saranno realizzate (come dovuto per legge) prima dell’edificazione residenziale. Perché spettacoli ’veneziani’ come quello della foto scattata su via Salorno, lasciano perplessi sull’efficienza degli uffici preposti al controllo del territorio.





