PARCO DEL MARE: 2 MLN PER RENDERING SENZA ANALISI

Nero Oro Gala Invito_20260207_222747_0000Oggi Roma Capitale ha presentato il progetto “Parco del Mare” dentro una cornice definita “processo partecipativo”.

A beneficio di chi non c’era, ma soprattutto di chi c’era, mettiamo in fila i fatti.

1. Non era un processo partecipativo.

La partecipazione avviene prima delle decisioni. Qui le decisioni erano già prese: il progetto è infatti già in Conferenza dei Servizi, con una procedura non conclusa e addirittura riavviata lo scorso 28 gennaio.

Oggi si è semplicemente svolta una presentazione pubblica, non un percorso decisionale aperto.

2. La documentazione ufficiale è incompleta.

Il fascicolo tecnico pubblicato dal Comune non contiene: la geologia completa dell’area; la geotecnica necessaria per valutare stabilità, liquefazione, portanza; un’analisi idraulica dell’intero lungomare; una perimetrazione del vincolo idrogeologico; un modello di mobilità in grado di descrivere l’Ostia vera, non solo un’ora invernale feriale.

La parte sul vincolo idrogeologico è sbagliata in radice: non si riferisce all’area di progetto e non è accompagnata da relazione regionale, come prevede la legge.

3. La mobilità non descrive Ostia.

La relazione comunale registra solo l’ora di punta invernale feriale.

Nessun dato su: estate, fine settimana, domanda turistica, tempi di attraversamento, livelli di servizio prima/dopo, viabilità alternativa, TPL in condizioni reali.

È un modello che ignora la cosa più importante: Ostia cambia volto ogni tre mesi.

E senza mobilità non esiste urbanistica.

4. I gruppi più organizzati hanno criticato il progetto, ma solo a metà. Ad esempio, si leggono analisi vegetazionale anche corrette (il tema del vento e della salinità è reale), ma il loro lavoro è parziale: non tocca la geologia, la geotecnica, l’idraulica e non mette in discussione le premesse procedurali. Se sono critiche che possano migliorare il disegno del progetto, non interrogano però la sua fattibilità profonda.

La naturalizzazione non è mettere una pianta sulla sabbia. È lavorare sulla dinamica della falda, sul comportamento del terreno, sulle canalizzazioni di bonifica, sulla morfologia complessiva del fronte mare.

Se le osservazioni colgono la sensibilità del luogo, mancano però della parte tecnica che rende una duna fotografica in duna come sistema.

Il progetto del Parco del Mare nasce con un impianto geologico incompleto, geotecnica insufficiente, idraulica di tratti isolati, mobilità non realistica, vincolo idrogeologico non dimostrato. E se mancano questi dati qualsiasi discussione su alberature, panchine, ciclopedonali, arredi, eventi o rendering è esercizio retorico autoreferenziale.

Poi, se ci volessero anche dire come ci sono arrivati (l’analisi) a quei rendering sarebbe fantastico. In fondo ci sono costati 2MLN di euro.

(Paula de Jesus)

 

Si chiama Parco del Mare fondamentalmente perchè, senza alcuna sostanziale variante Urbanistica (motivo per cui non ci sarà alcun processo partecipativo) si riduce a sistemare le aree a destinazione verde pubblico. Un costo impressionante che peggiorerà la mobilità e che non comprende la manutenzione: sarà competenza del Municipio X (che ha la delega al verde) o del Comune? In tutta la mattinata si è fatto un uso spropositato del termine ‘pineta’ (che non c’è piú) e di ‘dolia’ (i grandi contenitori in terracotta dell’antichità) che possono essere tipiche ad Ostia Antica ma non sul Litorale. A proporre una stucchevole descrizione della teoria della sedicente progettazione, l’Abacus che ha confuso Roma con Rimini e che in neanche 5 mesi, dall’aggiudicazione, di Ostia non ha capito ancora nulla. 

Se Ostia è Roma, una Capitale non merita un progetto raffazzonato solo per ottenere fondi europei futuri che la politica usa per propaganda. Secondo l’Abacus, passeremo dalla pineta secca e giardini secchi sul lungomare e dagli stabilimenti abbandonati alle mareggiate, ad un bosco di centinaia di migliaia di piante con ‘intrusioni sportive’ e passaggi pedonali verso il litorale. Tutto bello? No, tutto finto. 

Per la mobilità, si è mantenuto il numero degli stalli regolari non considerando quelli abusivi che tutto l’anno sopperiscono all’assenza di dotazione standard di ben 23 campi da calcio (dati del Comune). Il rilievo della mobilità è insufficiente tant’è che non è affiancato dal Tpl. Imbarazzante dire che l’infrastruttura ambientale e sociale migliora quella della mobilità se non si progetta nuova viabilità ma semplicemente l

a si arretra” (Andrea Schiavone)

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