CHI SA, VEDE. ROMA E IL RITORNO DEL TRIUMVIRATO. PILLOLE DI URBANISTICA #31

Bianco Nero Rosa Minimal Grunge Musica Copertina Album_20260313_075755_0000Roma soffre di una bulimia di poteri commissariali e di una anoressia di poteri ordinari. La notizia dell’ennessimo accentramento nel Gabinetto del Sindaco è una risposta alla “palude” dei dipartimenti. Se la macchina ordinaria è incagliata da veti incrociati e burocrazia lenta, il vertice crea una “corsia preferenziale” che però serve solo ai grandi progetti, mentre la buca sotto casa o il parco di quartiere restano nella “palude”.
A Parigi o a Barcellona, tanto evocate dal Sindaco Gualtieri, i distretti sono luoghi di conflitto e mediazione politica. A Roma, i Municipi sono spesso ridotti a meri “uffici relazioni con il pubblico” con pochissimo budget autonomo. Una città si trasforma con il PRG (Piano Regolatore Generale), non con il Piano Giubileo permanente.
L’evento ha una data di scadenza, la città no e usare l’evento per rifare i marciapiedi significa che quei marciapiedi verranno rifatti solo dove passano i pellegrini, non dove servono ai residenti.

 

E’ di pochi giorni fa la notizia di una nuova strategia del Comune che passa attraverso l’ennesimo potenziamento della macchina amministrativa: la Protezione Civile entra nel gabinetto del Sindaco. Negli ultimi anni il governo della città si sta spostando sempre più verso un modello centralizzato e legato ai grandi eventi, fondi straordinari e strutture speciali. È una traiettoria che viene spesso giustificata evocando capitali europee come Parigi o Barcellona. Ma il confronto mostra l’opposto: quelle città sono governate attraverso sistemi istituzionali più stabili e con livelli locali molto più forti. Berlino, ad esempio, è quasi l’opposto di Roma con i distretti (Bezirke) ad ampia autonomia e un Sindaco che governa un Senato collegiale. O Londra dove il Sindaco è fortissimo, ma la London Assembly lo controlla e i boroughs hanno grandi poteri locali.

IL CASO ROMA
Roma oggi funziona sempre più attraverso strumenti straordinari: Giubileo, poteri commissariali, PNRR, task force e strutture di coordinamento, accentramento nel Gabinetto del Sindaco e nella Direzione Generale. Questo produce un modello di governo molto verticale. Le decisioni strategiche si concentrano nel vertice politico-amministrativo mentre municipi e consigli, che avevano perso già molto potere in favore delle Giunte di nomina politica, hanno un ruolo sempre più debole. Ma anche le Giunte non se la passano più così bene.  È un modello che punta sulla rapidità decisionale ma che rischia di ridurre ancora di più gli spazi di controllo democratico e di pianificazione urbana ordinaria.

PARIGI
Parigi ha un sindaco molto forte, ma non è governata per emergenze. La città è articolata in 20 arrondissement con sindaci (non minisindaci come nei Municipio romani), consigli locali, competenze territoriali reali. Molte politiche urbane fondamentali sono inoltre coordinate con la Métropole du Grand Paris, cioè il livello metropolitano che a Roma coincide con quello capitolino. La pianificazione urbana rimane uno strumento centrale.

BARCELLONA
Barcellona è probabilmente il caso europeo più studiato di governance urbana. La città è organizzata in 10 distretti con strutture amministrative autonome, partecipazione locale forte e pianificazione urbana stabile. Le grandi trasformazioni urbane sono guidate da strumenti urbanistici e politiche di quartiere, non da poteri emergenziali.

IL PARADOSSO ROMANO
Roma è una capitale europea ma continua a essere governata con gli strumenti di un Comune ordinario. Questa debolezza istituzionale spinge spesso l’amministrazione a ricorrere a soluzioni straordinarie: commissariamenti, grandi eventi, strutture di coordinamento con il risultato che il potere di governo della città è centrato sul vertice politico-amministrativo e su interventi legati a fondi o eventi esterni.

Il problema non è tanto la rapidità decisionale, perché le grandi città hanno bisogno di amministrazioni capaci di decidere, quanto il fatto che il governo urbano si sposta stabilmente verso strutture straordinarie, task force e accentramento nel vertice politico-amministrativo. La città smette di essere governata attraverso gli strumenti ordinari della democrazia urbana, esattamente il contrario di quanto avviene nelle altre capitali europee dove si rafforzano i livelli territoriali, il governo metropolitano e la pianificazione pubblica
con istituzioni solide e poteri territoriali reali.

Dopo 2069 anni torna la “Lex Titia”, Roma riscopre il triunvirato: Roberto Gualtieri (Sindaco), Albino Ruberti (City Manager) e Giuseppe Napolitano (Capo della Protezione Civile). Il modello straordinario si fa sistema e l’eccezione diventa permanente.
La Repubblica (dei Municipi) può attendere.
E forse ora si comprende la ragione per cui i rumors danno per certa la chiusura del patto politico sulla ricandidatura per il centro sinistra al Municipio X dell’81enne Mario Falconi (bruciata dunque Valeria Strappini) noto per la sua governance estemporanea.

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