CHI SA, VEDE. “PINETA CASTELFUSANO: LA VERITÀ SULLA RICOSTRUZIONE” – PILLOLE DI URBANISTICA #23

Bianco Nero Rosa Minimal Grunge Musica Copertina Album_20260122_114834_0000Oggi l’assessora al verde di Roma Capitale, Sabrina Alfonsi, ha annunciato che il Campidoglio istituisce un tavolo tecnico per “ricostruire la pineta” di Castel Fusano devastata da incendi e parassiti, aprendo alla possibilità di nuove specie oltre al Pinus pinea. Questo suona bene nelle dichiarazioni, ma la cronaca dei fatti racconta tutt’altra storia.

La pineta di Castel Fusano non è semplicemente “colpita dalla cocciniglia”: è stata lasciata morire in piedi e poi sventrata da abbattimenti continuati sotto la foglia di fico della sicurezza e dell’urgenza. Quello che oggi viene ufficializzato come “ricostruzione” è in realtà la didascalia di un fallimento gestionale pluriennale.

Nel dossier di LabUr “Municipio X – Il giro di affari dietro al verde” abbiamo documentato come il Municipio abbia abbattuto migliaia di pini in somma urgenza, senza trasparenza e senza completare il catasto del verde nonostante la retorica sugli interventi continui (LINK 1).

Già nel 2023 abbiamo denunciato la “dendrofobia” dell’apparato tecnico locale, con oltre 400 pini abbattuti senza un piano serio di manutenzione e prevenzione, producendo impatti significativi alla mobilità cittadina e caos nella gestione (LINK 2).

Ma già nel 2023 avevamo definito la cocciniglia come una “scorpacciata devastante” che ha ridotto le pinete di Castelfusano e Castelporziano a scheletri, non per un destino naturale, ma per la mancanza di piani di salvaguardia e intervento tempestivo (LINK 3).

Oggi, oltre un anno dopo dall’ultimo rapporto, si parla di un tavolo tecnico con ISPRA e ARPA e di “aggiornare il quadro conoscitivo”. Ma è esattamente ciò che avrebbe dovuto essere fatto prima che la pineta fosse ridotta ad un guscio inerte.

Il problema non è se piantare querce o pinete miste: il problema è perché Roma non ha mai avuto una strategia di tutela, prevenzione e gestione del patrimonio arboreo, pur avendo tutte le competenze e gli strumenti normativi per farlo.
Si continua a contare qualche centinaio di piante messe a dimora come se potesse ripagare decine di migliaia di alberi maturi definitivamente persi, distrutti o abbattuti.

La pineta di Castel Fusano è un ecosistema di quasi mille ettari, parte della Riserva naturale statale del Litorale Romano, non un giardino urbano da aggiustare con qualche piantina. Finché il dibattito pubblico si fermerà alle foto di cartelloni e alle parole d’intenti, Roma continuerà a perdere patrimonio naturale senza renderne conto a nessuno. Sarebbe ora che qualcuno pagasse le proprie responsabilità.

 

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