Ad Ostia abbiamo un caso quasi didattico di come la geometria possa generare conflitto.
Si tratta della cosiddetta “clessidra” del traffico, realizzata per regolare i flussi verso un cavalcavia e che sta producendo ingorghi, ma soprattutto è stata teatro di uno scontro tra una volante della Polizia e un’ambulanza.
Jeff Speck è un urbanista statunitense tra i principali teorici contemporanei della città camminabile. Insegna alla Harvard Graduate School of Design ed è autore di “Walkable City”, testo di riferimento nei programmi di pianificazione urbana, presente anche nei corsi del Politecnico di Milano e dell’Università degli Studi di Torino. I temi della mobilità dolce e della “città dei 15 minuti”, oggi molto evocati anche a Roma, trovano nel suo lavoro una base teorica solida e per questo lo citiamo. Speck ricorda una cosa essenziale: le strade devono essere auto-esplicative. La loro geometria deve guidare il comportamento senza costringere chi guida ad interpretare o negoziare ogni movimento.
Una buona intersezione:
– chiarisce le precedenze
– riduce i punti di conflitto
– rende intuitive le traiettorie
Quando invece la carreggiata si restringe, si apre, si incrocia e concentra i flussi in un unico punto centrale, il sistema non sta semplificando. Sta comprimendo.
Il risultato è visibile: traiettorie sovrapposte, decisioni prese all’ultimo secondo, area centrale saturata.
Se nello stesso punto entrano addirittura in collisione due mezzi di emergenza, addestrati alla guida in condizioni critiche, non siamo davanti a una “distrazione”. Siamo davanti a un problema di geometria.
La sicurezza stradale non è uno slogan. È progetto.