“Era già tutto previsto…”
Prima le gare, poi le demolizioni, dopo un anno le rettifiche. Il Litorale di Roma ad Ostia si sta trasformando attraverso atti transitori con effetti permanenti. La coincidenza tra sequestri, demolizioni e nuove funzioni del PUA non è “legalità”, è una “traiettoria funzionale” che ha sacrificato la concorrenza reale sull’altare di un assetto deciso a tavolino prima ancora che le gare finissero. Quando arriverà il PUA sarà tutto già fatto. Ma per “tirare giù tutto” devi fare i conti con due verità giuridiche.
Il nuovo Piano di Utilizzazione degli Arenili (PUA) di Roma Capitale adottato dalla Giunta Capitolina – e che vedrà forse la sua approvazione l’anno prossimo – razionalizzerà trasformazioni già avviate dall’anno scorso attraverso strumenti transitori.
Lo si evince chiaramente osservando la cronologia degli atti, le rettifiche ai bandi di gara del 2025, le nuove gare, i sequestri, le demolizioni e le riclassificazioni. Tutti sembrano muoversi lungo una stessa traiettoria funzionale.
Vediamo perché.
Nel 2025 la gara #4788 (LINK) – di cui abbiamo ampiamente parlato nei dossier spiagge (LINK) non è stata solo una procedura confusa. È stata una procedura che, a posteriori, sembra aver anticipato il riassetto del litorale previsto proprio dal nuovo PUA. E il caso Nauticlub è forse quello più leggibile, perché passa da “stabilimento balneare” nel bando 2025 (LINK) a funzione sportivo-ricreativa/ARS nel bando 2026 (LINK), mentre nel nuovo PUA appare come “CF – Centro Federale (LINK).
Il primo punto solido di questa lettura sistemica è la cronologia.
L’ultimo atto, la Determina Dirigenziale Prot. n. QC/31162 del 29/04/2026, ricostruisce che la procedura del gara #4788 del 2025, “nelle more del PUA”, viene avviata come assegnazione transitoria di 31 concessioni, con lavori del seggio tra il 7 e il 28 aprile 2025 e lavori della Commissione tra il 10 aprile e il 16 maggio 2025.
Questo conferma che la macchina amministrativa procede prima della chiusura pianificatoria definitiva del PUA.
Osservando i verbali 2025 e guardando i tempi delle sedute – ad esempio quella dell’11 aprile (verbale QC/45754 sempre del 30 aprile relativo al verbale seduta “10-11 aprile 2025”) – si osserva che si aprono le buste di molti lotti (che presentano tanti concorrenti) in poche ore. Non è un’operazione impossibile se si tratta di verifica formale telematica, però è legittimo chiedersi se una valutazione così rapida, su lotti complessi e soggetti societari intrecciati, fosse compatibile con un controllo sostanziale su collegamenti, titolarità effettive, centri decisionali. Il dubbio è lecito visto che le criticità che LabUr ha sollevato per mesi hanno trovato riscontro non solo nei nostri dossier. La tempistica appare compatibile con una verifica documentale formale, molto meno con un controllo sostanziale dell’assetto competitivo.
Il secondo punto: nella D.D. Prot. n. QC/31162 del 29/04/2026 vengono riesaminate le criticità di 3 lotti corrispondenti a 3 stabilimenti balneari. Ad un anno dalla gara, il RUP (nonché Direttore del Dipartimento Patrimonio, Tommaso Antonucci) si accorge che nessuno dei soggetti con controllo/proprietà di una società vincitrice di uno di questi 3 lotti aveva meno di 35 anni e quindi propone di sottrarre i 10 punti e aggiudicare il lotto al secondo classificato. Un anno dopo!
Il terzo punto è quello che riguarda espressamente la vicenda Nauticlub/Kokai.
Nella graduatoria 2026 il seggio prende atto della rinuncia irrevocabile di Kokai, motivata anche dal clamore mediatico dopo i dossier LabUr e le denunce (LINK), la puntata di Report (LINK), le contestazioni pubbliche e il venir meno dell’ “equilibrio fiduciario interno alla società”. L’effetto finale è che il lotto A25 viene dichiarato deserto.
La gara quindi sulle 31 concessioni balneari del 2025 non viene semplicemente “eseguita”. Viene corretta più volte, rettificata più volte, riformulata e in almeno un caso simbolico (non l’unico) il Nauticlub addirittura collassa.
Il quarto punto è il cambio di criteri inseriti nel bando 2026. Lo stabilimento Vittoria, ad esempio, non va a bando, ma il lotto del Nauticlub sì: cambia tutto o quasi rispetto alla gara del 2025.
Nel nuovo bando uscito il 4 maggio (scadenza 15 giorni) l’esperienza pregressa viene costruita in modo diverso: fino a 10 punti per esperienza specifica, più 5 punti per nessuna concessione posseduta. Dopo un bando 2025 che aveva premiato anche soggetti giovani/neo-costituiti, il nuovo assetto del bando del 2026 rischia di favorire operatori con esperienza specifica o soggetti già aderenti alla funzione sportiva del luogo. L’istanza chiede infatti la revisione del criterio “esperienza pregressa” e denuncia un possibile effetto restrittivo della concorrenza.
Il quinto punto forse è il più pesante: lo stato reale del bene.
Dai documenti in nostro possesso, è stata inoltrata un’istanza di sospensione dell’Avviso Pubblico per l’affidamento di n.1 concessione di bene demaniale marittimo del Litorale di Roma Capitale – D.D. n. QC/32005/2026 del 4/4/2026 – Lotto A25 (ex circolo nautico di Castel Fusano) in cui si evidenzia che la planimetria del bando non rappresenterebbe una tettoia di grosse dimensioni, che l’area sarebbe ancora occupata sine titulo, che vi sarebbero abusi contestati e che ciò impedirebbe agli operatori concorrenti di fare un’offerta consapevole e paritaria. Questa è esattamente la saldatura di quello che LabUr dice da un anno: il Comune bandisce il futuro assetto funzionale dei lotti mentre lo stato materiale e giuridico dei beni è ancora instabile.
È noto a tutti, soprattutto agli operatori del settore ma anche all’Amministrazione capitolina, il clima competitivo e conflittuale del mercato balneare, in particolare durante la gara del 2025, un clima fatto di pressioni, ricorsi, società, contatti tra operatori e clima di forte tensione attorno alle gare. Nonostante ciò, Roma Capitale ha operato dal 2025 con una logica che a noi appare molto chiara: dopo il commissariamento, il litorale viene governato attraverso una sequenza di atti transitori, gare, rettifiche, sgomberi, sequestri, riclassificazioni funzionali e pianificazione in itinere. Il PUA dunque, che andrà in discussione nelle prossime settimane in Assemblea Capitolina, non arriva come piano neutro sopra un territorio fermo. Arriva sopra un territorio che l’amministrazione cerca di riorganizzare per via amministrativa con criteri purtroppo che non sono a forte tenuta democratica e legalitaria.
Il caso Nauticlub mostra il metodo: prima è stabilimento balneare nella gara del 2025, poi il lotto collassa, poi viene rimesso a bando come funzione sportivo-ricreativa, mentre il PUA lo assorbe nel disegno come Centro Federale.
E se si sovrappongono le aree interessate dai principali interventi repressivi, le concessioni rimesse a gara e le nuove funzioni previste dal PUA, emerge una coincidenza urbanistica che merita approfondimento: le azioni amministrative e giudiziarie più incisive sembrano concentrarsi proprio nei punti in cui il nuovo piano ridisegna maggiormente assetti, funzioni e continuità della fruizione pubblica.
Con il ‘piccolo particolare’ urbanistico che per “tirare giù tutto” devi fare i conti con due verità giuridiche:
– se i beni non sono incamerati, bisogna pagare al privato gli indennizzi
– se i beni sono incamerati, non li puoi tirare giù e se lo fai… “Ostia, we’ve had a problem”… e ce lo trascineremo, come abbiamo fatto fino ad oggi, per altri decenni… con i soldi di Pantalone.
L’amministrazione non ha “governato il cambiamento”, ha tentato di “sanare per via amministrativa” un regolamento urbanistico (il PUA) forzando gare transitorie piene di errori formali e sostanziali e ampiamente denunciati nel 2025. La coincidenza tra sequestri, demolizioni e nuove funzioni del PUA non è “legalità”, è una “traiettoria funzionale” che ha sacrificato la concorrenza reale sull’altare di un assetto deciso a tavolino prima ancora che le gare finissero.
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LA RETORICA POLITICA DELLA TRANSIZIONE IN PILLOLE ATTRAVERSO LE PAROLE DELL’ASSESSORE AL PATRIMONIO
1. Sulla “Trasparenza”: (Errore sui criteri)
“I nostri bandi sono scritti per garantire la massima trasparenza e legalità. Abbiamo messo in campo procedure rigorose che non lasciano spazio a dubbi e che permettono di selezionare i migliori operatori per il bene della collettività.”
(Marzo 2025)
Dove erano le “procedure rigorose” se la graduatoria di un lotto viene ribaltata un anno dopo perché nessuno si era accorto che i soggetti non erano affatto “giovani”?
2. Sulla “Regolarità delle Gare”
“L’assegnazione delle spiagge libere con servizi e degli stabilimenti è un successo della macchina amministrativa. C’è stata un’adesione massiccia, segno che il mercato crede nella nostra visione di un litorale rinnovato e sottratto alle vecchie logiche”
(Maggio 2025)
Il ritiro di Kokai e il fallimento del bando sul lotto A25 (Nauticlub) dimostrano che il mercato non credeva affatto nella “visione”, ma era paralizzato da un “venir meno dell’equilibrio fiduciario” (come scritto nella loro stessa Determina Dirigenziale) e da bandi che ignoravano la realtà materiale del bene.
3. Sulla “Pianificazione Neutra”
“Il PUA non è un atto punitivo, ma uno strumento urbanistico di alto respiro che restituisce visione al mare di Roma. Le gare transitorie servono solo a traghettare il litorale verso questa nuova, ordinata configurazione pubblica.”
(Giugno 2025)
Se il PUA è un atto “di alto respiro”, perché, ad esempio, il Nauticlub cambia funzione tre volte in due anni (da stabilimento a ARS a Centro Federale) seguendo esattamente la traiettoria dei fallimenti dei bandi? La pianificazione sembra seguire (o forzare) l’esito delle gare, non il contrario.
4. Sulla “Legalità e Repressione”
“Stiamo abbattendo i simboli del privilegio e dell’illegalità. Ogni ruspa che entra in azione a Ostia è un segnale di ripristino della legalità che permette alle gare di svolgersi su basi paritarie per tutti i concorrenti.”
(Maggio 2025)
Se le basi sono “paritarie”, perché i bandi omettono la presenza di abusi edilizi o occupazioni sine titulo nei lotti messi a gara? Questo impedisce un’ “offerta consapevole” e favorisce chi già conosce lo stato di fatto del bene, distorcendo la concorrenza.

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