OSTIA, IL BANDO DELLA “LEGALITA'”: DAL CILINDRO MAGICO SPUNTA LA DETERMINA E CAMBIANO 3 LOTTI

Copia di Nero Oro Gala Invito_20260515_133122_0000Doveva essere il bando della legalità e della trasparenza. Sta diventando il simbolo di una gestione opaca, tardiva e politicamente indifendibile.

 

Ad Ostia, tra un sequestro e un altro, ciò che più colpisce è quanto sta emergendo dal bando 2025 per l’affidamento delle concessioni demaniali marittime. Quello stesso bando sbandierato dall’Assessore al Patrimonio Tobia Zevi, dal Sindaco Roberto Gualtieri e dal Direttore del Dipartimento Patrimonio Tommaso Antonucci come esempio di legalità, trasparenza e discontinuità.

Sulla carta, l’operazione nasceva con ambizioni altissime. Roma Capitale, il 14 febbraio 2025, prometteva principi di trasparenza, par condicio e concorrenza.
Oggi però la narrazione ufficiale traballa. L’ultimo episodio, portato alla luce da LabUr (LINK), rischia di diventare il caso nel caso. Si tratta di una rettifica della graduatoria, maturata a distanza di oltre un anno dall’avvio del bando, che riguarda tre lotti precisi, e cioè A5 Lido Beach, A8 Il Delfino e A25 Circolo Nauticlub Castel Fusano.

L’atto da citare con esattezza è la Determinazione Dirigenziale QC/31268/2026 del 29 aprile 2026 firmata da Carlo Mazzei e avente per allegati la rettifica della graduatoria del bando e il verbale della seduta in pari data della commissione giudicatrice presieduta da Tommaso Antonucci, verbale allegato alla memoria difensiva di Roma Capitale depositata al Consiglio di Stato nel ricorso nr. 3471.

Il punto è che quell’atto, pur incidendo su tre lotti della procedura, non risulta essere stato emesso autonomamente dal Comune di Roma. Ed è qui che iniziano le domande.

Diversi concessionari in questi giorni hanno chiesto a LabUr chiarimenti sul contenuto della determina e degli allegati. Tra questi, colpisce il nome di Elisabetta Crosti, nota alle cronache per le vicende giudiziarie del V Lounge (LINK) e legata a Piergiorgio Crosti, finito nelle cronache giudiziarie della Triestina Calcio (LINK).
Il suo interessamento è particolarmente singolare perché la Crosti non risulta apparentemente coinvolta nei tre lotti citati nella rettifica. Perché allora tanto interesse verso una determina che formalmente non la riguarda? Non è dato saperlo. Ma proprio questo rende la vicenda ancora più indicativa del clima che si respira attorno al bando.

Il cuore politico e amministrativo della storia resta però il lotto A8, lo stabilimento Il Delfino, aggiudicato a nuovo concessionario.

Fino al marzo 2026 il quadro era quello cristallizzato dagli atti precedenti. Il bando era stato avviato nel febbraio 2025, la graduatoria era stata approvata e rettificata nel maggio 2025, poi ulteriormente richiamata negli atti dell’agosto 2025. Quindi gli ex concessionari (la Delfino di Sinceri Susanna e C. s.a.s.) impugnano la nota del 3 febbraio 2026 e quella del 19 febbraio 2026, recanti l’ingiunzione allo sgombero e alla messa in pristino dello stato dei luoghi.
Il ricorso del 12 marzo 2026 presentato dalla Delfino di Sinceri Susanna per sospendere l’effetto dell’ingiunzione, viene accolto dal TAR il 26 marzo e rinviato per il giudizio di merito al 12 maggio. A tale ordinanza si oppone il 27 aprile 2026 la cooperativa risultata vincitrice, sostenendo anche che la Delfino di Sinceri Susanna non avrebbe potuto comunque risultare aggiudicataria, perché ritenuta responsabile di opere abusive e che avrebbe costituito un unico centro di interessi con un’altra società partecipante allo stesso bando, violando quanto previsto per legge.

Nello stesso periodo, erano iniziate le demolizioni delle cabine in muratura presenti nello stabilimento Il Delfino perché dichiarate abusive dal Comune.
Le cronache locali riferiscono che già al 12 marzo ne erano state eliminate circa trenta e che al 28 marzo il Delfino era stato il primo lido ad avviare le demolizioni. 

Dunque la sequenza è questa: il Comune ingiunge lo sgombero il 19 febbraio; il Delfino avvia le demolizioni a ridosso del 12 marzo e lo stesso 12 marzo impugna gli atti chiedendo la sospensione dello sgombero, necessario per fare subentrare i nuovi concessionari.

Il TAR, all’esito della camera di consiglio del 24 marzo, sospende lo sgombero. Il giudizio viene collegato all’altro ricorso, già fissato per il 12 maggio 2026, e la cooperativa il 27 aprile fa ricorso al Consiglio di Stato. Fin qui la vicenda processuale. Poi, nel pieno del contenzioso, esce il coniglio dal cilindro magico.

Il 29 aprile 2026, cioè dopo la sospensiva del TAR e prima della camera di consiglio al Consiglio di Stato del 12 maggio 2026, spunta la Determinazione Dirigenziale QC/31268/2026. Roma Capitale, nella sua memoria difensiva contro il ricorso della cooperativa, sostiene l’improcedibilità dell’appello per sopravvenuto difetto di interesse: in pratica dice che il problema non esiste più perché nel frattempo il Comune ha riesaminato la graduatoria e ha tolto ai nuovi concessionari (la cooperativa) i 10 punti dell’impresa giovanile, riassegnando il lotto A8 al Delfino con 70,73 punti contro i 69,53 della cooperativa.

Qui il cortocircuito è evidente. Fino a marzo 2026 c’è una graduatoria. Le parti litigano su quella graduatoria. Il TAR sospende gli atti di sgombero. Il Consiglio di Stato viene investito della vicenda. Poi, nel mezzo del giudizio, l’Amministrazione tira fuori una nuova determina che cambia l’esito del lotto A8 trascinando anche i lotti A5 (Lido Beach) e A25 (Nauticlub Castelfusano). Tutto, a una manciata di giorni dall’inizio della stagione balneare iniziata il 10 maggio e, come si evince dal verbale, non per iniziativa del Comune ma su segnalazione della Delfino di Sinceri Susanna, presa d’atto dell’Avvocatura Capitolina e segnalazione da parte di questa al Dipartimento Patrimonio in data 15 aprile.

Se l’errore era così evidente, perché Roma Capitale non lo ha corretto prima in forma autonoma? Se la rettifica era così importante, perché non è stata pubblicata e comunicata con la massima trasparenza a tutti gli operatori interessati?

Il caso è ancora più delicato perché, mentre il Comune di Roma mostra improvvisa solerzia nell’accogliere la contestazione della Delfino di Susanna Sinceri contro la cooperativa prima classificata, sembra molto meno attento davanti ad un’altra questione segnalata dalla cooperativa: i rapporti tra Il Delfino di Sinceri Susanna e 42 Parallelo snc di Sinceri Massimo & C., entrambe presenti nella graduatoria del lotto A8, rispettivamente seconda e terza in graduatoria.

Le visure camerali raccontano un intreccio evidente. Il Delfino ha come socia accomandataria Susanna Sinceri, rappresentante dell’impresa, mentre 42 Parallelo ha come socio amministratore Massimo Sinceri.

Non è solo una questione di cognome. Massimo Sinceri risulta essere stato socio accomandante del Delfino e cessa da quella qualifica proprio con le modifiche iscritte nel marzo 2025.

Non basta. Il Delfino ha sede in Piazza Magellano 33, mentre 42 Parallelo aveva sede legale proprio a Piazzale Magellano 33 e, dopo il trasferimento della sede legale, mantiene lì una unità locale adibita a ristorante, aperta il 4 marzo 2025.

Sempre nel marzo 2025, in coincidenza con il bando, la Delfino cambia denominazione, assetto e compagine: la denominazione precedente era “Delfino di Giubilei Maria e C. sas”, Maria Giubilei cessa da accomandataria e diventa accomandante, Susanna Sinceri assume la qualifica di socia accomandataria, Massimo Sinceri cessa da socio accomandante e Fabio Sinceri entra come accomandante, tutti legati da vincolo di parentela. 

Negli stessi giorni, anche 42 Parallelo cambia pelle: trasferisce la sede legale da Piazzale Magellano 33, modifica l’oggetto sociale, vede l’uscita di Giubilei Maria e l’ingresso di Terenzi Patrizia.

Tutto questo, è bene dirlo, non dimostra automaticamente un illecito. Ma in un bando che conteneva vincoli di partecipazione e aggiudicazione pensati proprio per evitare concentrazioni e collegamenti tra operatori, qualche verifica in più sarebbe stata doverosa come abbiamo evidenziato nei nostri dossier spiaggia (LINK). L’avviso pubblico stabiliva infatti che, ai fini del vincolo di aggiudicazione, per “operatore economico” dovessero intendersi anche società controllanti, controllate o collegate ai sensi dell’art. 2359 c.c.

E invece cosa succede? Roma Capitale, tramite l’Avvocatura capitolina rappresentata dall’Avv. Giorgio Pasquali, appare rapidissima nel valorizzare la segnalazione della Delfino di Susanna Sinceri contro i nuovi concessionari e nel sostenere poi davanti al Consiglio di Stato che la rettifica del 29 aprile 2026 avrebbe fatto venir meno l’interesse all’appello. Ma non si vede la stessa attenzione pubblica e documentale sul tema, quantomeno dubbio, della presenza nello stesso lotto A8 di due società con legami storici, societari, logistici e familiari così marcati.

Il risultato è politicamente pesantissimo.

L’Avvocato Pasquali, pur avendo proprio il Comune intimato la demolizione di abusi edilizi, sostiene che invece non si debba procedere ad escludere la Delfino di Susanna Sinceri in base al regolamento del bando perché la cooperativa non ha fornito nel ricorso alcun elemento utile a sostenere la sussistenza di accertamenti definitivi in ordine all’esecuzione di interventi abusivi (sic!).

L’avvocato Pasquali, ritiene che se l’introduzione del vincolo di partecipazione e di aggiudicazione (cioè del divieto di creare centri di interessi tra i partecipanti) è il frutto della discrezionalità della stazione appaltante, a maggior ragione è discrezionale la conformazione di detto vincolo. Detto elegantemente: secondo l’Avvocatura capitolina, se l’introduzione del vincolo di partecipazione e aggiudicazione rientra nella discrezionalità della stazione appaltante, allora anche la concreta conformazione e applicazione di tale vincolo rientrerebbe nella sfera valutativa del Comune. Tradotto volgarmente, la decisione di non escludere le due società è scelta esclusiva del Comune che non può essere messa in discussione neppure da un giudice del Consiglio di Stato (sic!).

Inutile dire che la cooperativa ha rinunciato all’udienza del 12 maggio in Consiglio di Stato davanti ad un simile schieramento istituzionale.

A questo punto Roma Capitale non solo sembra aver scritto un bando fragile, ma lo ha gestito peggio. Ha prodotto graduatorie, rettifiche, contenziosi, sospensive, sgomberi, demolizioni e poi una nuova rettifica nel pieno del giudizio. Tutto questo mentre l’atto decisivo, la Determinazione Dirigenziale QC/31268/2026 del 29 aprile 2026, resta per molti una determina fantasma in quanto non completa di tutti i suoi allegati (manca il verbale in nostro possesso).

Ed è proprio qui che cade la retorica della legalità. Perché la legalità non è uno slogan da conferenza stampa. La legalità è pubblicità degli atti, conoscibilità, tempi certi, parità di trattamento, possibilità effettiva di impugnare.

Se una determina cambia la graduatoria dei lotti A5 Lido Beach, A8 Il Delfino e A25 Circolo Nauticlub Castel Fusano, ma non viene pubblicata con chiarezza all’albo pretorio e non viene notificata agli operatori, come possono questi ultimi difendersi?
Da quando dovrebbero decorrere i termini per impugnarla, in piena conoscenza degli allegati che ne fanno parte integrale?
E soprattutto, che valore ha una graduatoria fondata su un atto che considera e non considera a seconda della convenienza processuale del momento?

Per il Campidoglio il problema non è più solo il bando. È la credibilità dell’intera gestione amministrativa del mare di Roma. Perché, come abbiamo evidenziato nei giorni scorsi, il “transitorio” sta riscrivendo Ostia (LINK).

 

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