Il Prefetto nega gli atti, i Vigili del Fuoco ordinano di demolire lo Sporting, ma cade lo Shilling. E mentre il Campidoglio doveva vigilare sui mezzi, lo stabilimento brucia. La nuova inchiesta LabUr basata sui documenti ufficiali del Comando dei Vigili del Fuoco di Roma che smentiscono la narrazione istituzionale sulla demolizione dello stabilimento Shilling di Ostia, celebrata il 28 luglio 2026 da Campidoglio e Prefettura come simbolo del cosiddetto “Metodo Roma”.
La demolizione celebrata dal Sindaco Roberto Gualtieri e dal Prefetto Lamberto Giannini come trionfo della legalità e battezzata con enfasi “Metodo Roma” si infrange contro gli atti ufficiali dello Stato. Non si tratta di interpretazioni politiche o indiscrezioni, ma di ordini di servizio a valenza di polizia giudiziaria firmati dai vertici dei Vigili del Fuoco: per ben due volte il Comando provinciale ha disposto la mobilitazione di uomini, fondi pubblici e mezzi pesanti per demolire lo Sporting Beach, non lo Shilling.
Eppure, a favore di telecamere viene abbattuto lo Shilling.
Due notti dopo, mentre l’ordine operativo è in pieno vigore e il Comune di Roma ha l’obbligo formale di sorvegliare l’area di cantiere, lo Sporting Beach viene divorato da un incendio doloso a inneschi multipli. Sullo sfondo restano il silenzio tombale di Capitaneria e Demanio Marittimo, la distruzione materiale delle strutture al centro dell’inchiesta penale e una nota della Prefettura che sbarra le porte all’accesso agli atti, blindando il verbale da cui tutto avrebbe avuto origine.
La passerella del 28 luglio e il verbale negato
Il 28 luglio 2026, davanti ai cancelli dello Shilling, il parterre istituzionale è al completo: il Sindaco Roberto Gualtieri, il Prefetto Lamberto Giannini, l’Assessore al Patrimonio Tobia Zevi e il Presidente del Municipio X Mario Falconi.
Davanti ai microfoni, Giannini rivendica con orgoglio che la decisione di intervenire sui beni sequestrati è scaturita in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica (CPOSP) insieme a Comune e Procura: «L’abbiamo fatto in undici giorni». Gualtieri rilancia, parlando di un modello sinergico d’eccellenza: il “Metodo Roma”.
Quando però, a fari spenti, viene richiesto formalmente di esaminare gli atti di quel meccanismo, la trasparenza si arresta.
Con la nota n. 0422741 del 15 ottobre 2026, la Prefettura di Roma oppone il diniego: il verbale della riunione del Comitato provinciale del 18 giugno è dichiarato «non ostensibile». Giannini espone pubblicamente la narrazione del vertice, presenzia alle ruspe e ne incassa il dividendo d’immagine. La sua amministrazione, tuttavia, impedisce ai cittadini di verificare il documento originario sul quale poggia l’intera catena amministrativa.
Una discrepanza però che trova la sua spiegazione leggendo gli ordini di servizio dei Vigili del Fuoco.
Il doppio ordine di servizio: l’obiettivo era lo Sporting Beach
A smentire la narrazione istituzionale non sono congetture, ma due ordini del giorno del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Roma.
Il primo è l’Ordine del Giorno n. 201 del 20 luglio 2026, firmato digitalmente alle ore 18:39 dal comandante provinciale Adriano De Acutis. Al punto 13, l’oggetto non lascia margini di equivoco:
«Programmazione attività del Nucleo G.O.S. per demolizioni presso l’ex stabilimento balneare “Sporting Beach” sito in Lungomare Amerigo Vespucci, 6 – Roma».
Il testo dell’atto recepisce e mette nero su bianco proprio il deliberato della Prefettura:
«Il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, nella riunione tenutasi in data 18 giugno 2026 u.s., ha disposto, nell’ambito dell’attività di riqualificazione della spiaggia del litorale di Ostia, la demolizione di parte della struttura costituente lo stabilimento balneare in argomento, oggetto di illeciti urbanistici, amministrativi e penali».
L’atto non cita minimamente lo Shilling. Stabilisce un cronoprogramma stringente: operazioni dal 27 luglio al 1° agosto 2026, 12 ore al giorno (dalle 07:00 alle 19:00), mobilitando il Gruppo Operativo Speciale (GOS) con cinque operatori e un istruttore per turno, supportati dalla Colonna Mobile Regionale (CMR) Lazio.
Soprattutto, l’atto dispone che alla scheda d’intervento aperta dalla sala operativa sia assegnato il codice tipologico 366: «attività di polizia giudiziaria».
Non si tratta di un refuso. Quattro giorni dopo, il 24 luglio 2026, il Comando emana l’Ordine del Giorno n. 205 (a firma del dirigente delegato Piergiorgio D’Elia). Il punto 2 richiama espressamente il precedente ordine 201 e fissa la turnazione nominativa per tutta la settimana dal 27 luglio al 1° agosto: ancora una volta, tassativamente, presso l’ex stabilimento «SPORTING BEACH sito in Lungomare Amerigo Vespucci, 6», sotto il coordinamento operativo sul campo dei funzionari DCS Paolo Parlani e IA Diego Tosi.
Due ordini formali, a firma dei vertici del Corpo, classificati come attività di PG, comandano la demolizione dello Sporting Beach.
Eppure, il 27 e 28 luglio, le pinze demolitrici e le ruspe abbattono lo Shilling. Lo Sporting non viene toccato.
A sancire il corto circuito è il verbale comunale di consegna delle aree, protocollo QC/91186 del 27 luglio: redatto materialmente «presso l’ex stabilimento Shilling», consegna d’un tratto ai Vigili del Fuoco l’ibrida formula «Shilling e Sporting – area di demolizione». Una toppa burocratica per tentare di fondere a posteriori due beni demaniali distinti, mentre l’intervento si concentra esclusivamente sullo Shilling.
La notte del rogo: chi doveva sorvegliare lo Sporting?
Se il dirottamento dell’obiettivo apre un baratro di legittimità amministrativa, quanto accade nella notte tra il 30 e il 31 luglio trasforma la vicenda in un caso giudiziario.
Mentre l’OdG n. 205 è pienamente vigente e la squadra GOS è calendarizzata per l’intero arco settimanale, lo Sporting Beach viene dato alle fiamme. Le perizie iniziali parlano di matrice dolosa: il fuoco parte simultaneamente da più punti all’interno di uno stabilimento chiuso e formalmente inaccessibile.
C’è un passaggio dell’O.d.G. 201 che inchioda le responsabilità:
«I mezzi movimento terra saranno lasciati presso l’area dello stabilimento ove sarà allestito un servizio di sorveglianza a cura del Comune di Roma».
L’ordine di servizio dei Vigili del Fuoco attesta che il parco macchine speciali — escavatore CAT 315 con pinza demolitrice, escavatore CAT 308, minipala cingolata, abbattitore di polvere e autobotte — doveva sostare nell’area con un servizio di presidio e sorveglianza a carico esclusivo di Roma Capitale.
Le domande a cui la Procura e il Campidoglio devono rispondere sono dunque:
- Dov’era il servizio di sorveglianza allestito dal Comune la notte del 30 luglio?
- I mezzi pesanti del Ministero dell’Interno erano presenti sul posto al momento dell’innesco?
- Come ha potuto un commando incendiario penetrare all’interno di un’area cantierizzata per attività di polizia giudiziaria, piazzare inneschi multipli e dileguarsi indisturbato?
- Quali strutture e potenziali fonti di prova sono state incenerite dal fuoco prima che gli ordini di demolizione VVF sullo Sporting venissero misteriosamente accantonati?
La demolizione “gratuita” a carico dei contribuenti
Nel rivendicare l’operazione, Roma Capitale ha vantato un intervento a costo zero per le casse capitoline, grazie all’impiego del GOS dei Vigili del Fuoco e al circuito AMA per il conferimento dei detriti. Ma “senza oneri per Roma Capitale” non significa affatto a costo zero per la collettività.
Gli ordini di servizio n. 201 e 205 specificano per tabulas che gli operatori e i funzionari impiegati per 12 ore al giorno accedevano al monte ore dello «straordinario di soccorso» con erogazione di buoni pasto, carburante e impiego dei mezzi pesanti della Colonna Mobile Regionale: risorse finanziarie ed economiche interamente a carico del Ministero dell’Interno.
L’escavatore non grava sul bilancio del Campidoglio, ma grava direttamente sui capitoli dell’emergenza statale. Un impiego di fondi di soccorso urgente per una demolizione amministrativa priva di quadro economico d’appalto, capitolato speciale e progettazione esecutiva ordinaria.
Un paradosso, che stride con la realtà territoriale: lo stesso comandante De Acutis che mobilitava d’urgenza il GOS per la passerella balneare è la figura finita al centro della crisi della caserma VVF di Ostia in via Angelo Celli, per la quale era stato prospettato il trasferimento a Fiumicino (con un incremento dei tempi di soccorso fino a trenta minuti nel X Municipio), scongiurato solo dopo una mobilitazione popolare da oltre 16 mila firme (LINK).
Per la sicurezza dei cittadini e dei pompieri di Ostia, mesi di inerzia. Per l’abbattimento dello Shilling, il “Metodo Roma” ha trovato uomini e fondi in undici giorni.
Demanio e Capitaneria assenti, e le macerie del corpo del reato
Nel mosaico della legalità sbandierata mancano all’appello due autorità determinanti: l’Agenzia del Demanio e la Capitaneria di Porto.
I manufatti insistevano su demanio marittimo dello Stato.
Il Demanio è il proprietario pubblico deputato a verificare consistenza, incameramento o ripristino, mentre la Capitaneria è l’organo di polizia marittima territorialmente competente.
Dagli atti ostesi non emerge alcuna presa in carico sostanziale, verbale di constatazione congiunta o certificazione di fine lavori da parte di queste due amministrazioni statali, rimaste spettatrici mentre Comune, Prefettura e Vigili del Fuoco gestivano le demolizioni sulla base di intese verbali.
Resta infine il nodo giudiziario.
Lo Shilling era sottoposto a sequestro penale nel procedimento su concessioni e corruzione che ha visto il patteggiamento dell’imprenditore Fabio Balini, senza che si celebrasse un dibattimento sulle collusioni politico-amministrative emerse nelle indagini. Roma Capitale ha chiesto il dissequestro il 19 giugno e la Procura ha autorizzato l’accesso all’area il 23 giugno.
Il punto non è dubitare della cessazione formale delle esigenze cautelari ritenuta dal PM, ma chiarire se prima di azionare le pinze demolitrici siano stati depositati rilievi plano-volumetrici certificati, perizie metriche irripetibili e un fascicolo fotografico forense esaustivo sulle difformità edilizie. Negli atti finora prodotti non se ne trova traccia: gli stessi Vigili del Fuoco dichiarano che i sopralluoghi operativi sono avvenuti solo tramite accordi verbali e che le fotografie acquisite attestano unicamente lo stato dei luoghi dopo l’intervento delle ruspe.
Il “Metodo Roma”oggetto di un nuovo esposto
Il “Metodo Roma” ha prodotto una bella photo-opportunity: Sindaco, Prefetto e ruspe davanti allo Shilling. Dietro quella fotografia restano però un verbale secretato, ordini operativi formalmente vincolati ad un altro stabilimento, un incendio doloso dimenticato, autorità marittime silenziose e un corpo materiale dell’indagine finito sotto i cingoli.
Più che voltare pagina, qualcuno sembra averla frettolosamente strappata per non far leggere cosa vi fosse scritto. Ma i documenti d’archivio e gli ordini di servizio parlano chiaro. Per questa ragione, l’intera ricostruzione documentale, con la sequenza cronologica degli atti e delle incongruenze riscontrate, sarà oggetto di un formale esposto inviato alla Procura della Repubblica di Roma, alla Procura Regionale della Corte dei Conti, al Ministero dell’Interno, alla Prefettura e al Campidoglio. Saranno le autorità competenti, messe formalmente di fronte a questi atti, a dover chiarire se la demolizione dello Shilling al posto dello Sporting sia stata una gigantesca catena di errori materiali o una precisa, e finora ingiustificata, deviazione amministrativa e giudiziaria.
Più che un modello di efficienza e trasparenza, la sequenza degli atti racconta una vicenda in cui la narrazione politica ha marciato in senso opposto ai documenti amministrativi. E quando le carte smentiscono la passerella, il silenzio istituzionale non è più una risposta accettabile.