OSTIA, MARE DI ROMA: SPIAGGE LIBERE AFFIDATE SENZA GARA

Nero Oro Gala Invito_20260408_201943_0000Il caso “Aneme e Core” conferma lo schema già emerso: stessi operatori, nessun confronto pubblico, fino all’uso diretto di spiagge senza titolo come la “spiaggia verde”. 

 

A Ostia si parla spesso di legalità, di spiagge libere e di restituzione del mare ai cittadini. Purtroppo la realtà appare molto diversa: promesse pubbliche, gestione privata di fatto e norme statali completamente ignorate. Il caso della spiaggia dell’ex stabilimento “Aneme e Core” e dell’adiacente “Spiaggia Verde”, è emblematico.

La promessa della “decima spiaggia libera con servizi”
Dopo la demolizione dell’ex stabilimento “Aneme e Core”, l’Assessore capitolino al Patrimonio Tobia Zevi aveva annunciato pubblicamente (LINK) che quell’area sarebbe diventata la “decima spiaggia libera con servizi di Ostia”. Invece, a meno di un mese dall’inizio della stagione balneare, non esiste alcun bando, alcuna assegnazione ufficiale, alcun concessionario formalmente individuato.

La gestione “di fatto” dei confinanti
La gestione della spiaggia ex “Aneme e Core” verrà di fatto garantita dai due chioschi confinanti: Alba Beach (la cosiddetta spiaggia “verde”, ex Faber Beach) affidata alla Roshotels srl e Re-Birth (spiaggia “rosa e sabbia”, ex Social Beach) affidata alla ditta individuale Sheila Becattini.

Il meccanismo – che evita il bando di gara – è il seguente: i bagnini delle aree confinanti copriranno il tratto di mare anche davanti all’ex “Anema e Core”, mentre i chioschi assorbiranno di fatto l’utenza a cui forniranno cibo, bevande e noleggio di lettini e ombrelloni.

Ci troviamo dunque davanti a 3.000 metri quadrati di spiaggia pubblica (ex “Aneme e Core”) che finiscono nella disponibilità commerciale dei due confinanti. Il tutto senza gara pubblica, senza concessione, senza convenzione.

Per i due operatori privati si tratta di un vantaggio economico diretto su suolo pubblico non elencato nella gara #4881 del 14 febbraio 2025 (LINK).

Più spazio, più utenti, più incassi (anche serali), nessun costo aggiuntivo e nessun canone integrativo per il demanio. La “decima spiaggia pubblica” diventerà così un ampliamento gratuito delle attività commerciali vicinali, un affidamento di fatto. In altre parole, un accordo tacito tra amministrazione e operatori privati.

È bene sottolineare che la normativa regionale è chiarissima. Secondo gli articoli 5 e 7 del Regolamento Regione Lazio n. 19 del 12 agosto 2016, una spiaggia libera con servizi (SLS) deve essere un’area organizzata con strutture leggere e facilmente removibili, conforme alle norme urbanistiche e demaniali e dotata di servizi essenziali.
Il concessionario deve garantire (sotto forma di convenzione) assistenza alla balneazione, pulizia dell’arenile, servizio di salvataggio, servizi igienici e somministrazione di cibo e bevande o vendita articoli da mare.
Non basta dunque mettere due chioschi ai lati e dire che la spiaggia è “coperta” dai servizi. Serve una concessione, una gara e un soggetto responsabile.

La “spiaggia verde” non poteva andare a bando
Un documento ufficiale dello Stato, il DPCM 21 dicembre 1995 (LINK), individua le aree del demanio marittimo escluse dalla delega alle Regioni prevista dall’art. 59 del DPR 24 luglio 1977 n. 616. In questo decreto vengono individuati tratti del litorale italiano che non possono essere dati in concessione dai Comuni perché considerati dallo Stato di preminente interesse nazionale, legati alla sicurezza e alla navigazione marittima.

Uno di questi tratti riguarda proprio Ostia. Nel decreto del 1995 è indicato in modo preciso: 5.615 metri quadrati del litorale romano a ponente dello stabilimento “Le Lampare” (oggi “Village”). Quell’area è in consegna, per fini istituzionali, al Ministero della Pubblica Istruzione e destinata all’Istituto Tecnico Nautico Marco Antonio Colonna.
Oggi quel tratto corrisponde sostanzialmente alla “spiaggia verde”, circa 6.000 metri quadrati, attualmente affidata alla Roshotels srl.

Poiché il DPCM è ancora vigente, la spiaggia non era concedibile.
Ricordiamo infatti che dopo numerosi esposti di LabUr, il Comune di Roma, allora a guida Virginia Raggi, dichiarò di aver restituito quel tratto di arenile alla legalità e all’Istituto Nautico. Lo annunciò pubblicamente parlando di “restituzione dopo 33 anni”. Ma citò un documento del 1984, ignorando però il decreto statale del 1995. Dopo quell’annuncio, il tema è progressivamente scomparso dal dibattito amministrativo.

Ricordiamo anche che quando lo Stato nel 1998 trasferì molte funzioni amministrative alle Regioni con il Decreto Legislativo 31 marzo 1998 n. 112, precisò una cosa fondamentale: il trasferimento non si applica alle aree di interesse nazionale individuate proprio dal DPCM del 1995 tuttora vigente. Quindi quelle aree restano fuori dal potere di concessione locale.

Chi controlla davvero le spiagge di Ostia?
Alla luce di tutto questo, una domanda diventa inevitabile: chi sta verificando la legittimità delle concessioni sul litorale romano? Le informazioni disponibili sembrano essere sfuggite anche a chi dovrebbe occuparsi proprio di questo, a partire dall’Arch. Carlo Mazzei, a capo della Direzione Rigenerazione del Litorale.

Come già evidenziato qualche giorno fa da LabUr nella pillola “Spiagge libere del mare di Roma” (LINK), nel 2026 le concessioni sono state riassegnate agli stessi operatori senza una nuova gara, grazie ad una clausola inserita nella licenza che però non può sostituire le regole della concorrenza quando si tratta di beni pubblici. E non era l’unica criticità segnalata nel corso del tempo da LabUr (LINK).

Di fronte al persistente silenzio delle istituzioni, il Laboratorio di Urbanistica procederà ad un nuovo esposto in ambito di demanio dello Stato, concessioni potenzialmente illegittime, mancate gare pubbliche e gestione privatizzata di beni pubblici.

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