INFERNETTO, CASA DI COMUNITÀ: TAGLIO DEL NASTRO, SERVIZI FANTASMA

Nero Oro Gala Invito_20260502_155627_0000Una notizia diffusa sui social network il 28 aprile 2026 lascia intendere l’imminente apertura della Casa di Comunità dell’Infernetto in via Lino Liviabella 70, ma una lettura attenta restituisce un quadro molto più complesso e problematico. Dietro l’annuncio autoreferenziale dell’inaugurazione entro il 30 giugno (data limite prevista dal PNRR), emergono infatti carenze di personale, tempistiche compresse e servizi ancora lontani dalla piena operatività.

Più che informare sul reale stato di funzionamento della struttura, la comunicazione pubblica appare costruita attorno all’imminenza del taglio del nastro, lasciando sullo sfondo gli elementi decisivi: personale sanitario disponibile, servizi effettivamente attivi e tempi concreti di piena operatività.

La notizia del 28 aprile 2026 non dice semplicemente che all’Infernetto “apre una Casa di Comunità”, cioè una struttura del Servizio Sanitario Nazionale prevista dal PNRR e disciplinata dal DM 77/2022 come presidio territoriale integrato di prossimità. Dice, di fatto, qualcosa di molto più sottile: si inaugura entro il 30 giugno perché quella è la scadenza del PNRR, ma “la struttura avrà bisogno di un periodo di assestamento prima di diventare pienamente operativa”.

È la stessa scansione temporale degli atti amministrativi a suggerire che la priorità sia il rispetto della milestone PNRR del 30 giugno 2026, mentre la piena operatività del servizio sanitario resta ancora tutta da verificare. Lo si capiva leggendo gli atti. Già nella deliberazione della ASL Roma 3 del gennaio 2026 si prevedeva l’apertura delle Case di Comunità “a partire dal 1° marzo 2026”, includendo esplicitamente anche Infernetto-San Tommaso, in via Lino Liviabella 70. Ma nello stesso documento si ammetteva la necessità di integrare il personale medico per garantire la continuità assistenziale. Non solo: si parlava apertamente di una manifestazione di interesse rivolta a medici libero-professionisti, “nelle more” del reclutamento a tempo indeterminato.

In termini amministrativi significa che il personale stabile non è ancora pienamente disponibile e si ricorre a soluzioni temporanee per consentire l’avvio delle attività, come avevamo ampiamente documentato (LINK).

Qualificare come realmente operativo un presidio sanitario che, secondo gli stessi atti amministrativi, necessita ancora di personale, assestamento organizzativo e attivazione progressiva dei servizi è alquanto discutibile, soprattutto in campagna elettorale.

Come è nata la Casa di Comunità all’Infernetto
Tutto parte nel 2021, quando dopo le polemiche sull’ex parrocchia di San Tommaso, Comune di Roma e ASL sottoscrivono un protocollo per la cessione dell’immobile. Nella comunicazione pubblica successiva l’edificio viene descritto come “di proprietà del Campidoglio”, ma resta aperta la questione delle anomalie catastali e patrimoniali già segnalate da LabUr all’epoca e mai del tutto chiarite con atti facilmente verificabili.

Nel 2022 entra formalmente in scena il PNRR. La Regione Lazio trasmette alla ASL gli interventi della Missione 6 Salute e prende forma la rete delle Case di Comunità. È il passaggio che colloca anche l’intervento di via Liviabella dentro la più ampia strategia nazionale di riorganizzazione della sanità territoriale.

Il 2023 è l’anno delle decisioni tecniche. Il 27 giugno viene approvato il progetto definitivo della struttura e validato ufficialmente, mentre il 28 settembre si attiva il contratto per progettazione esecutiva ed esecuzione dei lavori. La macchina amministrativa si mette in moto, ma i tempi iniziano già a comprimersi.

Nel 2024 prende forma la narrazione pubblica dell’intervento. Si annuncia la trasformazione dell’ex oratorio in presidio sanitario e, quasi in secondo piano, si riconosce un elemento decisivo: la ASL sta predisponendo un bando per assumere personale sanitario. Un dettaglio solo apparentemente marginale, perché dimostra che il problema dell’organizzazione e delle risorse umane procede parallelamente a quello edilizio.

Nel 2025 il progetto viene rilanciato come intervento PNRR da oltre 5,8 milioni di euro, con ristrutturazione integrale e ampliamento dell’edificio. Ma proprio nello stesso anno emerge il dato più significativo: il progetto esecutivo viene approvato soltanto il 19 dicembre 2025. Ciò significa che tra validazione definitiva e scadenza del 30 giugno 2026 restano pochi mesi per completare lavori, collaudi e attivazione dei servizi. Non una corsa imprevista, ma una condizione strutturale.

Nel 2026 il nodo diventa esplicito. Il 27 gennaio la ASL pubblica una manifestazione di interesse per medici libero-professionisti destinati alle Case di Comunità di prossima apertura, con incarichi temporanei fino a fine anno e nelle more dei concorsi. Non si tratta di personale stabile, ma di una soluzione tampone per consentire l’avvio delle attività.
L’opera edilizia viene portata verso il traguardo amministrativo previsto dal PNRR, ma la struttura rischia di nascere solo come contenitore e non come servizio. E la stessa comunicazione del 28 aprile, probabilmente senza volerlo, lo lascia intendere quando parla di inaugurazione entro la scadenza e di successivo “assestamento”.

Non basta aprire una porta per aprire un servizio sanitario.
Nel sistema PNRR non basta rilevare soltanto l’esistenza fisica dell’edificio, ma la concreta attivazione del servizio secondo i requisiti previsti dal DM 77/2022.
Se il 30 giugno serve soprattutto a certificare il raggiungimento formale della milestone europea, mentre personale, organizzazione e servizi restano ancora incompleti, il rischio è che l’inaugurazione della Casa di Comunità dell’Infernetto si trasformi più in un adempimento amministrativo-contabile che in una risposta sanitaria pienamente funzionante per il territorio. Une vetrina per la campagna elettorale.

Alla data dell’inaugurazione quali servizi saranno effettivamente attivi? Con quali orari? Con quale personale già contrattualizzato? Quanti medici, infermieri e specialisti saranno realmente presenti? La struttura funzionerà davvero come Hub secondo il modello previsto dal DM 77/2022 oppure resterà tale solo sulla carta? E il nodo patrimoniale dell’ex San Tommaso è stato definitivamente risolto con atti pubblici pienamente verificabili?

La Casa di Comunità è necessaria in un quartiere come l’Infernetto che paga da decenni l’assenza di servizi essenziali, ma il problema è evitare che l’ennesima inaugurazione venga utilizzata come sostituto della piena funzionalità. Perché tra un edificio aperto e un servizio che funziona, nel sistema sanitario, la differenza è sostanziale.

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