OSTIA, UNA CASERMA DA 110MLN PER LA FINANZA, UNA SISTEMAZIONE DI FORTUNA PER I VVF

Copia di Nero Oro Gala Invito_20260718_190955_0000Mentre lo Stato investe oltre 110 milioni di euro per riportare nel patrimonio pubblico la caserma della Guardia di Finanza dell’Infernetto, il Municipio X resta senza una sede adeguata per i Vigili del Fuoco. Per altre amministrazioni dello Stato la politica patrimoniale ha prodotto nuove infrastrutture. A Ostia, invece, la caserma è rimasta quella del 1936. Perché nessuno ha mai pianificato una nuova sede per il soccorso del litorale?

Due immobili, due destini

Lo Stato ha appena investito oltre 110 milioni di euro per riportare nel patrimonio pubblico la caserma della Guardia di Finanza all’Infernetto. Il Municipio X però si ritrova improvvisamente senza una vera caserma dei Vigili del Fuoco, costretto a discutere soluzioni provvisorie e trasferimenti d’emergenza.
Sono due vicende che raccontano come, negli ultimi decenni, il patrimonio immobiliare destinato ai Corpi dello Stato abbia seguito percorsi profondamente diversi.

Tra le ipotesi emerse nelle ultime ore vi è quella di utilizzare temporaneamente la caserma “Generale Angelo Dus” di via Croviana all’Infernetto.
Dal punto di vista amministrativo oggi questa soluzione è certamente più semplice rispetto al passato. Con il Bilancio dell’Agenzia del Demanio pubblicato nell’aprile 2025 è stato infatti certificato il riacquisto dell’intero complesso dal Fondo C3 gestito da Savills SGR, riportando l’immobile nel patrimonio dello Stato dopo anni di locazione passiva che costavano oltre sette milioni di euro all’anno. L’operazione, del valore di oltre 110 milioni di euro, è stata motivata proprio con la necessità di ridurre la spesa pubblica per gli affitti e razionalizzare il patrimonio immobiliare statale. 

Questa vicenda, per LabUr, non nasce oggi. Già nel 2021 avevamo ricostruito la storia urbanistica e patrimoniale della caserma “Gen. Angelo Dus”, quando il suo futuro sembrava legato a un progetto di trasformazione immobiliare denominato “Nuova Croviana” (labur.eu, marzo 2021).
Allora il tema era la possibile dismissione della struttura, oggi quella stessa caserma torna al centro del dibattito come possibile sede temporanea dei Vigili del Fuoco. È un cambiamento di prospettiva che dimostra quanto sia importante conoscere la storia di un immobile prima di discuterne il futuro.

Proprio questo riacquisto rende oggi possibile, almeno sul piano giuridico, un’eventuale coesistenza tra Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco attraverso un semplice provvedimento dell’Agenzia del Demanio e un accordo tra le amministrazioni interessate. Non occorrerebbero più trattative con soggetti privati, ma soltanto atti amministrativi interni allo Stato.

 

Le criticità della soluzione all’Infernetto

La disponibilità dell’immobile non significa automaticamente che quella sia la sede giusta. La caserma della Guardia di Finanza non è stata progettata per il soccorso tecnico urgente. È nata per funzioni completamente diverse e la sua collocazione urbanistica continua a presentare criticità: i mezzi dei Vigili del Fuoco dovrebbero comunque attraversare la viabilità locale del quartiere Infernetto prima di raggiungere la Via Cristoforo Colombo o le altre arterie principali. 

Per un servizio nel quale ogni minuto può fare la differenza tra la vita e la morte, la rapidità di accesso alla rete viaria primaria rappresenta uno degli elementi fondamentali nella scelta della sede. Per questo motivo via Croviana potrebbe rappresentare una soluzione emergenziale certamente migliore del trasferimento fuori Municipio, ma difficilmente potrebbe essere considerata la risposta definitiva al problema.
Il quartiere Infernetto è, del resto, un’enclave insediativa a mono-accessibilità.


La storia di due caserme a confronto 

Il complesso nacque come grande struttura sanitaria privata mai entrata realmente in funzione. Successivamente fu destinato alla Guardia di Finanza, inserito nel Fondo Immobili Pubblici, ceduto a un fondo immobiliare e infine riacquistato dall’Agenzia del Demanio con un investimento superiore ai 100 milioni di euro. In tutti questi anni lo Stato ne ha seguito costantemente l’evoluzione patrimoniale, programmando investimenti, manutenzioni e, da ultimo, il rientro dell’immobile nel patrimonio pubblico. 

Il caso della caserma dell’Infernetto non è un caso isolato.
Guardia di Finanza, Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato, Esercito, cioè i Corpi armati e di sicurezza dello Stato, hanno visto, negli ultimi decenni, un’attenzione costante alla propria rete immobiliare, tra riacquisti, ampliamenti, dismissioni programmate e razionalizzazioni. Per il presidio dei Vigili del Fuoco di Ostia, invece, questa continuità non si è mai tradotta nella realizzazione di una nuova infrastruttura.

La storia della caserma dei Vigili del Fuoco di Ostia è, invece, molto diversa.
La sede di via Angelo Celli risale al 1936, quando Ostia era un piccolo centro 
balneare con una popolazione e un’estensione urbanistica incomparabili con quelle odierne.
Da allora il Municipio X è cambiato radicalmente. Sono sorti nuovi quartieri, sono aumentati i residenti, si sono sviluppate nuove attività economiche, è cresciuto il traffico e si è esteso uno dei sistemi ambientali più delicati del Lazio, con le pinete di Castel Fusano e Castel Porziano. 

Nonostante questa trasformazione, non risulta che sia mai stata programmata una nuova caserma dei Vigili del Fuoco in grado di rispondere alla crescita del territorio.
Nel frattempo, il patrimonio immobiliare destinato ad altre Forze dell’Ordine ha continuato ad evolversi attraverso nuove sedi, ampliamenti, recuperi e operazioni di razionalizzazione. Per i Vigili del Fuoco, invece, il punto di riferimento è rimasto quello del 1936, fino all’inagibilità dell’edificio. 


Il PRG 

Questa vicenda assume un significato ancora più rilevante se letta alla luce del Piano Regolatore Generale di Roma. Le Norme Tecniche di Attuazione qualificano le caserme dei Vigili del Fuoco come attrezzature pubbliche destinate alla sicurezza e al soccorso. Non si tratta semplicemente di edifici da collocare dove esiste uno spazio disponibile, ma di infrastrutture strategiche la cui localizzazione deve garantire il miglior equilibrio tra tempi di intervento, accessibilità e copertura dell’intero territorio. 

Applicando questi criteri al Municipio X, una caserma moderna dovrebbe essere collocata in posizione baricentrica rispetto alla rete viaria principale, con accesso diretto alla Via Cristoforo Colombo e rapido collegamento verso Ostia, Acilia, Infernetto, Casal Palocco, Axa, Madonnetta, Dragoncello e Castel Fusano. 

Un’area compresa tra via dei Pescatori, via di Macchia Saponara e la Cristoforo Colombo risponderebbe molto meglio a tali esigenze rispetto a una sede ricavata adattando strutture nate per altre finalità. Una pianificazione di questo tipo consentirebbe inoltre di mantenere eventuali presidi specialistici sul litorale senza rinunciare a una caserma principale realmente progettata per il soccorso del Municipio nel suo complesso. 


Il ruolo di Roma Capitale 

In questo quadro assume particolare rilievo anche il ruolo di Roma Capitale.
La caserma di via Angelo Celli appartiene infatti al patrimonio comunale. Con la
Deliberazione della Giunta Capitolina n. 65 del 24 febbraio 2023, il Comune aveva individuato Ostia Lido tra le sedi VVF destinatarie di un piano di manutenzione straordinaria.
Tre anni dopo, quell’annuncio non si è tradotto in una sede definitiva.
Il crollo di una porzione del solaio di via Angelo Celli ha reso inagibile l’immobile, aprendo una sequenza di soluzioni sempre provvisorie: prima l’ex Ostello Litus, individuato come ipotesi dalla
VII Commissione Patrimonio del 30 giugno 2026 e ancora subordinato a verifiche tecniche e lavori di adeguamento; poi il trasferimento a Fiumicino, avviato il 15 luglio verso una struttura aeroportuale già segnalata per vulnerabilità sismica; infine l’accordo dell’ultima ora per il Centro Sportivo della Guardia di Finanza all’Infernetto, comunicato il 17 luglio. Da oltre un mese, come attestano i comunicati sindacali dell’USB, il presidio del Municipio X opera in questa condizione di provvisorietà rincorsa, senza che nessuna delle soluzioni individuate sia mai diventata quella definitiva. 

Il problema, quindi, non è l’assenza di una programmazione sulla carta, ma il suo mancato esito: un annuncio che non è ancora diventato infrastruttura.
A complicare ulteriormente il quadro emerge inoltre un contenzioso patrimoniale tra Roma Capitale e Ministero dell’Interno sulla stessa competenza a manutenere l’immobile, riconducibile a una concessione del 1992 — segno che il vuoto è 
strutturale, e non imputabile a un solo livello di governo. 

Oggi, comunque, il risultato concreto resta una caserma dichiarata inagibile, un presidio costretto a trasferimenti temporanei e l’assenza di una sede alternativa già pianificata in via definitiva.

 

Oltre l’emergenza

Più che una semplice emergenza, quella di Ostia appare quindi come il punto di arrivo di una lunga stagione nella quale la crescita del territorio non è stata accompagnata da un analogo sviluppo delle infrastrutture dedicate al soccorso tecnico urgente. È una situazione che pone interrogativi seri sulla programmazione urbanistica e patrimoniale adottata negli ultimi decenni e sul contributo che Roma Capitale ha saputo offrire nella pianificazione di un servizio essenziale come quello dei Vigili del Fuoco. 

Una città che cambia dovrebbe cambiare anche il proprio sistema della sicurezza. Se questo non accade, prima o poi arriva il momento in cui non si discute più di come migliorare un servizio, ma semplicemente di dove sistemarlo provvisoriamente. E questo, per una Capitale europea, è già di per sé un risultato che dovrebbe far riflettere. 

Il problema non è soltanto dove sistemare oggi i Vigili del Fuoco. Il problema è comprendere perché, dopo novant’anni, il Municipio X non disponga ancora di una caserma moderna, correttamente localizzata e progettata per le esigenze reali del territorio. 

Venerdì prossimp il Consiglio straordinario discuterà l’emergenza.
LabUr aggiunge al tavolo una sola domanda: perché il Municipio X non dispone ancora di una caserma progettata per il territorio che serve?

Da questo momento ascolteremo le risposte.

 

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