Un corpo disteso sui gradini dell’edificio. Valigie, borse consumate, coperte, cartoni e un passeggino stipato di effetti personali. Non è un relitto urbano abbandonato della periferia romana: è la facciata della Palestra della Legalità di Ostia, in via dell’Idroscalo 103. È quanto documenta un video di circa cinquanta secondi pervenuto a LabUr nei giorni scorsi. Non solo: all’interno, ci sarebbero ambienti in condizioni stridenti con la consueta narrazione istituzionale, tra infiltrazioni d’acqua sui pavimenti dei servizi igienici e dotazioni la cui manutenzione richiede una verifica urgente e approfondita. Come può il simbolo regionale dell’antimafia trovarsi in questo stato? Chi sostiene finanziariamente la struttura, a chi compete la manutenzione straordinaria e ordinaria e, soprattutto, dove sono finiti i controlli e le rendicontazioni previsti per legge? Da questi interrogativi LabUr ha avviato una meticolosa ricognizione degli atti amministrativi e contabili di Regione Lazio, Roma Capitale, Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC), ASP Asilo Savoia e delle società coinvolte a vario titolo nella gestione economica del compendio. L’esito di questo lavoro è una dettagliata relazione tecnica trasmessa da LabUr alla Procura regionale della Corte dei conti per il Lazio, affinché la magistratura contabile accerti la congruità economica, la legittimità dei titoli e la tracciabilità delle risorse pubbliche impiegate.
Ha inizio così oggi un’inchiesta in tre puntate per ricostruire la complessa architettura economica, societaria e patrimoniale sorta attorno al presidio inaugurato all’indomani della stagione di Mafia Capitale.
La Palestra è dentro il Porto di Ostia
La Palestra della Legalità non è semplicemente “vicina” al Porto Turistico di Roma ad Ostia. Occupa porzioni del fabbricato D di via dell’Idroscalo 103, parte del complesso realizzato nell’ambito dell’Accordo di Programma del Porto.
Prima della trasformazione, il fabbricato era destinato a pertinenza della stazione di servizio e del distributore di carburanti Tamoil. È quindi materialmente e urbanisticamente inserito nella storia del compendio portuale.
La vicenda della Palestra si intreccia così con il filone di indagine sul Porto Turistico di Roma a Ostia che LabUr segue da anni. Il 27 agosto 2026 abbiamo pubblicato l’inchiesta “Porto Turistico di Roma: lo Stato è proprietario, ma chi ha verificato la concessione?”, dando notizia di un nuovo esposto-istanza indirizzato a Roma Capitale, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Agenzia del Demanio, Regione Lazio, ANBSC, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Capitaneria di Porto e, per quanto di competenza, Procura regionale della Corte dei conti.
Al centro di quella segnalazione si trova la catena del titolo concessorio del Porto: la concessione demaniale marittima cinquantennale n. 129 del 30 ottobre 2001 era stata rilasciata ad Attività Turistiche Imprenditoriali S.p.A., mentre Porto Turistico di Roma S.r.l. vi è subentrata soltanto nel 2007 attraverso la Determinazione regionale B0892.
L’esame della Palestra della Legalità costituisce il secondo pilastro di quell’inchiesta: il perimetro degli immobili confiscati, delle partecipate e delle relazioni economico-finanziarie che continuano ad animare il compendio.
Storia e propaganda di una confisca
La stessa Regione Lazio, presentando nel 2020 il primo anniversario della Palestra, descriveva la struttura come uno “stabile confiscato all’imprenditore Mauro Balini”.
Secondo la ricostruzione pubblicata dall’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, il bene venne confiscato nell’ambito di un procedimento di prevenzione relativo ad attività di riciclaggio e investimento di proventi illeciti riconducibili alle famiglie Fasciani e Spada.
La propaganda però aveva già tagliato il nastro. Nell’ottobre 2018 Nicola Zingaretti aveva già scelto la formula politica destinata ad accompagnare la Palestra della Legalità: «La mafia si può sconfiggere, e i beni confiscati possono tornare alle persone. A Ostia aprirà la palestra, anche questa un bene confiscato alle mafie».
La vicenda giudiziaria e patrimoniale era però molto meno lineare dello slogan.
Il patrimonio riconducibile a Mauro Balini era stato interessato nel 2015 da un sequestro preventivo penale nell’ambito di un’inchiesta per associazione per delinquere finalizzata, tra l’altro, alla bancarotta fraudolenta, al riciclaggio, all’impiego di denaro di provenienza illecita e all’intestazione fittizia di beni. Nel luglio 2016 era poi intervenuto un distinto sequestro di prevenzione patrimoniale, nel cui procedimento furono considerati anche i rapporti attribuiti all’imprenditore con i clan Fasciani e Spada.
Quando Zingaretti parlava di un bene già «confiscato alle mafie», tuttavia, la confisca non era definitiva. La struttura si trovava ancora nella fase giudiziaria del sequestro, non era stata destinata al patrimonio indisponibile di Roma Capitale e Asilo Savoia la utilizzava in forza di due rapporti di locazione onerosi stipulati con Immobilgest 2010.
La confisca sarebbe diventata definitiva nel 2021. Il decreto ANBSC di destinazione del bene a Roma Capitale sarebbe arrivato solo il 2 marzo 2023, la consegna formale il 27 giugno 2023 e la concessione ventennale ad Asilo Savoia nel 2024.
Dunque era anticipata e politicamente semplificata la rappresentazione di un immobile già definitivamente confiscato e restituito ai cittadini. Nel 2018 infatti quella restituzione non era ancora compiuta: un ente pubblico stava pagando due affitti per complessivi 102.040 euro annui alla società sottoposta ad amministrazione giudiziaria e investiva risorse nel suo immobile.
Quindi quando la propaganda aveva già tagliato il nastro, il diritto e il patrimonio pubblico avrebbero impiegato altri cinque anni per raggiungerla. (LINK)
Se Zingaretti ha fornito alla Palestra la narrazione politica, Massimiliano Monnanni, Presidente Asilo Savoia dall’agosto 2014, ha rappresentato per oltre un decennio la continuità dell’ente chiamato a tradurla in gestione amministrativa.
Il ruolo della classe politica e le relazioni istituzionali saranno al centro della terza puntata del dossier.» oppure «Ma il ruolo della classe politica e della rete societaria lo vedremo nella terza puntata del dossier.
Chi è Immobilgest 2010 S.r.l.
La società proprietaria che nel 2017 ha concesso in locazione i locali ad Asilo Savoia è la Immobilgest 2010 S.r.l. (C.F./P.IVA 06831071003, REA RM-992714). Dalla visura camerale storica emerge che la società era originariamente riconducibile all’imprenditore Mauro Balini. Nel settembre 2014 il capitale passò alla fiduciaria Brick Real Estate S.r.l.
Nel luglio 2015 il compendio fu colpito da sequestro penale preventivo, seguito nel luglio 2016 dal sequestro di prevenzione del Tribunale di Roma (procedimento n. 145/2016). La confisca, disposta nel 2018, è divenuta definitiva in Cassazione nel luglio 2021, con intestazione delle quote all’Erario dello Stato sotto gestione ANBSC. Come riportato dalle note ufficiali dell’Agenzia, i beni societari sono stati confiscati nell’ambito delle inchieste sul riciclaggio e reinvestimento di proventi illeciti sul litorale.
Immobilgest non è un operatore terzo estraneo al Porto: ne abita il perimetro e ne condivide le vicende. Nei suoi bilanci depositati emergono debiti post-sequestro verso le altre società della marina: € 10.803,18 verso Gestione Servizi Porto di Roma S.r.l. per manutenzioni ordinarie (2018–2022) e € 2.440 verso Porto Turistico di Roma S.r.l. Il vincolo tra la locatrice della Palestra e la gestione commissariale del Porto non è solo logistico: è societario e contabile.
Due contratti di locazione sul bene sequestrato: il cortocircuito proprietario
Il percorso prende avvio il 23 febbraio 2017 con l’Accordo quadro tra Regione Lazio, Tribunale di Roma e l’allora IPAB Asilo Savoia per l’utilizzo sociale del bene sotto sequestro, demandando la definizione a un apposito contratto di locazione con l’amministratore giudiziario.
Dalla successiva Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 33 del 29 febbraio 2024 emerge che nel 2017 Asilo Savoia sottoscrisse con Immobilgest ben due rapporti locativi onerosi per complessivi € 102.040 l’anno (€ 70.000 + € 32.040).
La riscossione di un canone da parte di una società in amministrazione giudiziaria è facoltà prevista dal Codice Antimafia per tutelare i creditori sociali e la continuità d’impresa. Ma qui si apre una clamorosa contraddizione documentale:
- Il 15 settembre 2018 Roma Capitale comunicava ufficialmente di essere «proprietaria sia del terreno sia dell’immobile», presupposto ribadito dagli atti del Dipartimento Urbanistica (DD QI/1305/2018).
- Se il compendio era già pubblico o rivendicato dal Comune, a quale titolo un ente pubblico regionale (Asilo Savoia) corrispondeva oltre 100 mila euro l’anno a una società privata sottoposta a misura di prevenzione?
- E se invece la piena titolarità era di Immobilgest (tanto da richiederne la confisca definitiva nel 2021 e il decreto formale di destinazione ANBSC a Roma Capitale solo nel marzo 2023), su quali basi il Comune istruiva varianti urbanistiche asserendo di disporre del bene?
Un milione di euro dichiarato, ma nei conti solo 210.000 euro compensati
Asilo Savoia ha ripetutamente dichiarato alla stampa e agli atti di avere investito circa un milione di euro per risanare la palazzina D e installare macchinari sportivi.
La lettura incrociata dei bilanci di Immobilgest 2010 S.r.l. ridimensiona però il quadro contabile delle opere stabili: la società locatrice documenta un accordo di compensazione canoni/lavori per soli € 210.000, originariamente spalmato su 36 mesi tramite risconti passivi (poi prorogato per le chiusure Covid).
La differenza è sostanziale e contabile:
- Quali lavori edilizi stabili sono stati effettivamente periziati e scomputati a beneficio del manufatto?
- La restante quota dell’investimento dichiarato riguarda attrezzature e macchinari mobili (che restano di proprietà dell’ente e non incrementano stabilmente il patrimonio immobiliare pubblico)?
- Chi ha validato la congruità economica delle opere compensatrici a fronte di un canone da oltre 100 mila euro annui per un ex distributore privo originariamente di agibilità sportiva?
La confisca definitiva non ferma la partita contabile delle utenze
A fine febbraio 2019 la palestra apre al pubblico. Nel luglio 2021 la confisca di Immobilgest diventa irrevocabile. Il 2 marzo 2023 l’ANBSC destina l’immobile al patrimonio indisponibile di Roma Capitale, con formale consegna il 27 giugno 2023 alla presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Nonostante il bene sia entrato nel patrimonio capitolino, i bilanci di Immobilgest dimostrano che la contabilità economica tra la società confiscata e Asilo Savoia non si è chiusa:
- Nel bilancio 2022 compaiono crediti per canoni e consumi;
- Nel consuntivo 2023 la gestione ammette una perdita causata dal «venir meno dei canoni» dopo la devoluzione al Comune, ma sollecita ancora crediti per utenze;
- Nel bilancio 2024 Immobilgest espone ancora € 24.655 di fatture da emettere ad Asilo Savoia per rimborso utenze e oltre € 30.000 di debiti verso ACEA per forniture idriche della palestra!
Perché a distanza di oltre un anno dal passaggio del bene al Comune le utenze non erano state volturate e continuavano a transitare contabilmente attraverso l’azienda confiscata
Il paradosso della DAC 33/2024: la concessione gratuita ventennale
Il 29 febbraio 2024 l’Assemblea Capitolina approva la deliberazione n. 33, concedendo il complesso gratuitamente ad Asilo Savoia per venti anni, rinnovabili per ulteriori venti (contratto stipulato il 7 agosto 2024).
La concessione senza canone impone l’obbligo della manutenzione e il vincolo di rendicontazione dei flussi, con obbligo di reinvestire nella struttura le eventuali maggiori entrate. Ma la delibera introduce un parametro singolare: per giustificare l’eccezionale durata quarantennale (20+20), Roma Capitale calcola e valorizza l’ammontare dei canoni precedentemente pagati da Asilo Savoia a Immobilgest e il quadro economico degli interventi eseguiti.
I canoni versati nel pregresso rapporto privatistico con l’azienda confiscata sono serviti a blindare una concessione demaniale gratuita per i decenni a venire.
La voragine della SSD Audace Savoia: crollo dei ricavi e costi opachi
La gestione operativa della struttura è delegata dall’ASP alla propria controllata in house al 100%, la SSD Audace Savoia – Talento & Tenacia a r.l. È qui che l’analisi dei conti rivela una profonda mutazione genetica
Nel 2019 la società dichiarava di autosostenersi con le tariffe degli abbonati e registrava € 459.835 di costi per servizi senza avere un solo dipendente a libro paga. Nel 2023 i costi per servizi esplodono a € 869.989 e nel 2024 si attestano a € 832.304, pur in presenza di 13 dipendenti strutturati.
Ma il segnale più critico emerge dal confronto delle entrate tra il 2023 e il 2024:
- I ricavi caratteristici delle vendite e prestazioni (abbonamenti, corsi, attività commerciali) crollano verticalmente: da € 712.093 a miseri € 91.522 (-87%).
- La voce “Altri ricavi e proventi” resta invece mastodontica: € 1.124.622 nel 2024 (dopo i € 1.190.538 del 2023).
Nel 2024, oltre il 92% dei proventi della società non deriva dal mercato o dalle quote sportive, ma da questa macro-voce aggregata. I bilanci in forma abbreviata depositati dall’ASP (LINK) impediscono di verificare la reale composizione di questo milione di euro: quanti sono contributi pubblici a rendiconto, quante quote di voucher regionali e quante sopravvenienze legate ad altre operazioni societarie?
La narrazione dell’impianto che produce reddito sociale autonomo si infrange contro i numeri: la gestione ordinaria sul mercato è azzerata, mentre centinaia di migliaia di euro continuano a uscire sotto la voce generica dei “costi per servizi”. Chi sono i fornitori e i professionisti esterni che assorbono gli oltre 800 mila euro annui di servizi affidati da una controllata in house a capitale pubblico?
Risorse pubbliche a pioggia: contributi diretti e voucher regionali
Nel perimetro Palestra/Talento & Tenacia si contano finanziamenti pubblici diretti per almeno 1,15 milioni di euro:
- € 200.000 di cofinanziamento regionale (DGR Lazio n. 98/2021);
- € 700.000 a valere sul Fondo statale “Sport e Periferie” (Presidenza del Consiglio) per l’ampliamento della Palestra;
- € 250.000 di contributo straordinario a fondo perduto erogato dalla Regione Lazio a fine 2024 (L.R. 17/2024).
A queste iniezioni dirette di capitale pubblico si sovrappongono i fiumi di denaro dei buoni e voucher sportivi regionali (oltre 3,4 milioni di euro movimentati tra le edizioni 2020 e 2021 del programma T&T Sport Network). Come evidenziato nell’esposto di LabUr, i voucher destinati alle fasce deboli non sono ricavi propri dell’ASP, ma fondi amministrati. Tuttavia, in assenza di una contabilità analitica separata per centro di costo, è impossibile accertare quanta parte di quelle risorse sia transitata direttamente a sostenere i conti della Palestra di Ostia e quanta sia stata liquidata a strutture terze.
I trionfali annunci istituzionali (1.500 iscritti nel 2020, 1.060 nel 2023 con un terzo di accessi gratuiti e 27 collaboratori) non trovano alcuna corrispondenza contabile trasparente nei bilanci della controllata.
La catena dei controlli fantasma: chi doveva vigilare?
La Palestra della Legalità non doveva essere una zona franca lasciata all’autocontrollo del gestore. Sin dall’Accordo istitutivo del 23 febbraio 2017 (sottoscritto da Regione Lazio, Tribunale di Roma e Asilo Savoia) era prevista un’architettura di garanzia articolata e vincolante:
- L’art. 8 dell’Accordo 2017 istituiva uno specifico Comitato di valutazione con il compito di redigere dettagliate relazioni semestrali sull’andamento gestionale, sulla sostenibilità economica e sulle quote di gratuità;
- Il controllo analogo dell’ASP Asilo Savoia sulla propria controllata in house SSD Audace Savoia;
- La vigilanza istituzionale della Regione Lazio sull’operato e sui bilanci dell’ASP;
- I vincoli di destinazione e rendicontazione periodica fissati dal decreto ANBSC del 2 marzo 2023 e dalla deliberazione capitolina DAC 33/2024;
- Il monitoraggio sul campo di Risorse per Roma S.p.A., che dichiara formalmente di effettuare sopralluoghi, verifiche di regolarità e monitoraggi annuali sui beni confiscati.
A questa filiera formale si aggiunge un ulteriore elemento raccolto da LabUr, meritevole del più rigoroso accertamento: la costituzione di uno specifico tavolo/comitato di vigilanza sul territorio che avrebbe visto il coinvolgimento diretto, al vertice, del Comandante della Polizia Locale del X Gruppo Mare.
Un organismo di garanzia la cui esistenza materiale deve però trovare riscontro negli atti: dove sono il decreto istitutivo, i nominativi dei componenti, i verbali delle sedute e i report periodici?
Di fronte alle immagini del video pervenuto a LabUr, gli interrogativi non sono più eludibili:
- Questo comitato è mai stato formalmente insediato?
- Quante volte si è riunito dal 2019 ad oggi?
- Sono mai stati svolti sopralluoghi tecnici per verificare lo stato dei luoghi, le condizioni igienico-sanitarie, la manutenzione degli impianti, la sicurezza e l’effettiva fruizione gratuita per le fasce deboli?
- E soprattutto: dove sono depositati i report semestrali previsti per legge dall’art. 8 dell’Accordo? Perché nella sezione Amministrazione Trasparente non ve n’è traccia?
Se questi controlli ci sono stati, come è stato possibile arrivare alle condizioni documentate dal video? E se non ci sono stati, chi ha omesso di vigilare sull’impiego del patrimonio e delle risorse pubbliche?
Gli 11 quesiti posti alla Procura della Corte dei Conti
La relazione tecnica trasmessa da LabUr – Laboratorio di Urbanistica alla magistratura contabile chiede di far piena luce su un quadro in cui contratti, flussi finanziari, manutenzioni e rendicontazioni risultano parcellizzati tra soggetti diversi, impedendo un controllo unitario:
- L’effettivo ammontare corrisposto ad Immobilgest tra canoni, oneri e rimborsi tra il 2017 e il 2023;
- La congruità economica dei canoni (€ 102.040/anno) applicati a un ente pubblico per un ex magazzino sequestrato da riattare;
- La consistenza reale degli investimenti eseguiti e la loro distinzione tra migliorie murarie stabili e attrezzature sportive mobili;
- L’esistenza dei titoli autorizzativi, delle perizie e dei collaudi sulle opere scomputate;
- La proporzionalità e legittimità dell’utilizzo dei canoni storici privati come parametro per la durata quarantennale della concessione gratuita comunale;
- La corretta imputazione e riconciliazione tra i finanziamenti pubblici a fondo perduto e le spese effettivamente sostenute;
- Il rispetto del vincolo di destinazione e reinvestimento delle maggiori entrate imposto dal decreto ANBSC e dalla delibera capitolina;
- Le ragioni della persistenza contabile di utenze e consumi in capo a Immobilgest fino al 2024 inoltrato;
- L’assenza di una contabilità analitica separata per la struttura di Ostia all’interno dell’Amministrazione Trasparente dell’ASP e della SSD;
- La natura dei rapporti di debito/credito intercorsi all’interno del Porto tra Immobilgest, Gestione Servizi Porto e Porto Turistico di Roma;
- L’effettivo esercizio dei poteri di vigilanza e collaudo da parte degli enti concedenti (Regione Lazio e Roma Capitale).
Il metodo LabUr: seguire gli atti, non la propaganda
Il video dei bivacchi e del degrado non è un episodio isolato: è il sintomo materiale di un modello gestionale che mostra la corda. Un bene sottratto alla criminalità organizzata non esaurisce la sua missione civile con il taglio del nastro o la passerella politica. Richiede cura quotidiana, trasparenza contabile, manutenzioni certificate e rigore nell’uso del denaro dei contribuenti.
Nella seconda puntata entreremo nel cuore urbanistico del fabbricato D: sveleremo come una pertinenza di un distributore Tamoil sia diventata “palestra privata” grazie a una variante all’Accordo di Programma fondata sull’asseverazione di «nessun incremento di carico antropico» in un’area classificata a rischio idraulico molto elevato (Fascia R4), tra discrepanze di superfici e titoli edilizi fantasma.
Nella terza puntata, infine, seguiremo la catena di comando e di vigilanza: dai vertici dell’ASP alle operazioni societarie su Montespaccato, fino ai doppi incarichi e all’assordante silenzio degli organi di controllo.
Perché la legalità non è un marchio da apporre sulle insegne: è il dovere di rendere conto di ogni singolo euro pubblico.
Relazione Tecnica Palestra della Legalità ad Ostia Immobilgest Corte dei Conti
Documenti e fonti
- LabUr – Porto Turistico di Roma: lo Stato è proprietario, ma chi ha verificato la concessione?
- Roma Capitale – Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 33/2024
- ANBSC – Consegna della Palestra della Legalità a Roma Capitale, 27 giugno 2023
- Regione Lazio – DGR n. 98 del 23 febbraio 2021 e accordo Talento & Tenacia
- Regione Lazio – Primo anniversario della Palestra della Legalità
- ASP Asilo Savoia – Cinque anni della Palestra della Legalità
- ASP Asilo Savoia – Amministrazione trasparente e bilanci
- Risorse per Roma – Attività sui beni confiscati
- Senato della Repubblica – Resoconto della seduta del 2 luglio 2026
LabUr è un laboratorio indipendente di ricerca urbana specializzato nell’analisi documentale dei procedimenti amministrativi che producono le trasformazioni urbane. Verifica atti, piani urbanistici, procedimenti amministrativi e politiche pubbliche nell’interesse collettivo.
Metodo LabUr — Questo contributo è stato realizzato attraverso l’analisi di atti amministrativi, strumenti urbanistici, normativa vigente e documentazione tecnica. L’obiettivo è verificare attraverso fonti documentali i procedimenti che producono le trasformazioni urbane e valutarne la coerenza con la pianificazione urbanistica, la normativa vigente e l’interesse pubblico.