Questa mattina sul lungomare di Ostia un’auto si è ribaltata dopo aver impattato contro il cordolo posto in corrispondenza dell’attraversamento pedonale.
Un’immagine che colpisce, certo, ma che soprattutto conferma ciò che da anni documentiamo: quando si modifica una strada senza adeguarla alla sua funzione, il rischio non diminuisce. Anzi, si concentra e prima o poi esplode nella sua gravità.
Il ribaltamento di oggi era già scritto
Lo schianto sul cordolo non è un evento “anormale”. È l’effetto prevedibile di tre elementi:
– un cordolo rigido, non smussato, collocato su una strada a scorrimento veloce;
– una carreggiata ristretta senza procedura formale di declassificazione prevista dal Codice della Strada;
– una serie di modifiche introdotte negli anni senza una visione ingegneristica complessiva.
Non è un caso: è la manifestazione di un errore di progettazione, che si ripete lungo tutto il lungomare di Ostia.
Zannola farà un’altro post post-tragedia?
Poche ore fa, Giovanni Zannola ha diffuso un post molto emotivo, richiamando zone 30, attraversamenti rialzati, sicurezza stradale, consulta cittadina, “utenti fragili” a seguito di un gravissimo incidente occorso a Roma. Tutto corretto in astratto, ma fuori contesto, perché qui non si tratta di quali interventi scegliere, ma di dove applicarli.
Jeff Speck – che Zannola cita implicitamente ma interpreta male – spiega che la sicurezza nasce dalla coerenza tra funzione e forma della strada. Se applichi misure da “strada di quartiere” a una strada classificata come alta percorribilità (come nel caso del Lungomare ad Ostia, senza ridisegnarla, trasferisci semplicemente il rischio.
E oggi lo vediamo in tutta la sua plasticità: il rischio si è materializzato proprio su quel cordolo.
L’inaugurazione che cancella anni di problemi
A ottobre 2025, la stampa presentava il nuovo tratto ciclabile di Ostia Levante come:
– “sicuro e panoramico”;
– “finanziato dal PNRR”;
– “realizzato da Azienda Strade Lazio (Astral) dopo la rinuncia del Comune”;
– “parte di un percorso continuo fino a Castel Porziano”.
azzerando narrativamente tutto ciò che era accaduto prima nel tratto di levante:
– le banchine disabili dichiarate irregolari da ANSFISA;
– la carreggiata resa illegittima dall’inserimento della pista;
– i cordoli già segnalati come pericolosi;
– le fermate ATAC fuori norma;
– gli allagamenti;
– l’assenza delle autorizzazioni necessarie;
– le comunicazioni incomplete al Ministero.
L’infrastruttura quindi non nasceva “nuova” nel 2025: nasceva vecchia, irregolare e non corretta. Il ribaltamento di oggi alla rimozione del cantiere fa semplicemente cadere il sipario.
Il tratto di Ponente: la prova che il problema è sistemico
Prima ancora di Ostia Levante, il tratto a Ponente mostrava già tutte queste criticità.
Negli articoli LabUr pubblicati tra il 2021 e il 2023 (rintracciabili digitando “pista ciclabile” nel motore del nostro sito) avevamo documentato che:
– la pista era priva delle autorizzazioni necessarie;
– la sezione stradale non era coerente con la classificazione viaria;
– i dispositivi (cordoli, isole, fermate) erano non conformi;
– le banchine disabili violavano le prescrizioni tecniche;
– le condizioni di drenaggio erano insufficienti.
Il fatto che oggi gli errori si ripetano nello stesso identico schema indica una continuità amministrativa del problema, non una successione di errori isolati.
L’auto ribaltata non è un episodio imprevedibile, ma la conferma materiale di tutto ciò che avevamo ricostruito in questi anni. A tutela di un territorio che continua a pagare le conseguenze di scelte profondamente sbagliate, nei prossimi giorni invieremo un esposto alle autorità competenti. Perché il Codice della Strada deve essere rispettato non solo dagli automobilisti,, ma anche da chi realizza le strade, le mantiene e le controlla.