Dopo la gaffe nell’intervista su Il Messaggero dei giorni scorsi, l’assessore al Patrimonio, Tobia Zevi, cerca di rimediare ieri con un video che è una toppa peggio del buco. Ripete che “il cittadino deve informarsi bene prima di pagare”, ma il cittadino non ha gli strumenti per farlo. L’unico che può verificare la regolarità delle strutture è il Comune, cioè proprio l’assessorato di Zevi. Siamo di fronte dunque ad un’autodenuncia.
Si chiede infatti “prudenza” agli utenti mentre proprio il Comune ha messo a bando l’anno scorso stabilimenti pieni di abusi edilizi, irregolarità amministrative e occupazioni ancora da risolvere.
Poi è arrivata la magistratura, certo. Ma l’intervento giudiziario non nasce da un impulso di Roma Capitale: arriva perché il Comune non aveva chiuso i controlli prima dell’avvio della stagione. È una conseguenza, non una scusa.
E c’è di più: molti vincitori del bando non sono entrati nelle strutture proprio perché il Comune ha detto loro di “mettersi d’accordo” con gli uscenti. Una frase che basterebbe da sola per descrivere la fragilità amministrativa della procedura messa in piedi da Zevi.
Quindi la domanda è semplice: se la regolarità delle concessioni è responsabilità dell’amministrazione, perché si chiede ai cittadini di tutelarsi al posto suo?
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