LabUr è un laboratorio indipendente di analisi urbanistica e amministrativa che opera nell’interesse generale.
Il nostro lavoro nasce per leggere, verificare e rendere comprensibili atti, procedimenti e trasformazioni urbane che incidono sulla città, sul territorio e sui diritti collettivi.
Non siamo un’associazione di attivismo tradizionale, né uno studio professionale che accetta incarichi in modo indiscriminato.
Il nostro posizionamento si colloca in un’area intermedia: quella dell’interesse pubblico mediato dalle nostre competenze tecniche.
Accanto alle nostre attività di analisi civica, monitoraggio e inchiesta svolte pro-bono, forniamo supporto tecnico selettivo nei procedimenti e nei contenziosi solo quando una vicenda individuale intercetta una questione di rilevanza pubblica più ampia.
La selezione dei casi non è una limitazione, ma parte integrante della nostra etica.
La nostra indipendenza, il rigore documentale e l’assenza di legami politici o finanziamenti di parte sono elementi fondativi del metodo LabUr.
L’interesse generale non è un riferimento astratto, ma il criterio che orienta ogni nostra scelta.
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LabUr – Laboratorio di Urbanistica is an independent civic research and urban watchdog organisation engaged in the analysis of public decisions, the scrutiny of urban and territorial processes, and the production of evidence-based investigations in the public interest.
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L’urbanistica non è mai stata neutra. Oggi è uno degli strumenti attraverso cui si esercita il potere.
Le città non sono solo il risultato di errori tecnici o di cattiva pianificazione, ma l’esito di scelte politiche che decidono chi ha accesso allo spazio, chi viene escluso, chi beneficia delle trasformazioni e chi ne paga i costi.
Abitare, muoversi, lavorare, incontrarsi, curarsi non sono funzioni da organizzare: sono diritti che prendono forma nello spazio e che lo spazio può garantire o negare.
Negli ultimi decenni l’urbanistica è stata sempre più spesso utilizzata, nella migliore delle ipotesi, per governare le disuguaglianze, non per ridurle. Attraverso il linguaggio della tecnica, della partecipazione formale, del decoro e della rigenerazione, il conflitto urbano viene neutralizzato, le decisioni rese opache, le esclusioni normalizzate.
Noi non crediamo in un’urbanistica ridotta a sapere neutro, né in una mediazione permanente che evita di nominare i rapporti di forza.
Crediamo che l’urbanistica sia un campo di conflitto, e che renderlo visibile sia una responsabilità politica.
LabUr – Laboratorio di urbanistica nasce e agisce per rendere leggibili le scelte che producono la città così com’è, per smontare le narrazioni che le legittimano, per restituire allo spazio pubblico il suo carattere di bene comune e di terreno di confronto democratico.
Perché lo spazio non è solo il luogo in cui viviamo. Rappresenta il modo in cui una società decide chi conta.
Lo spazio è sempre politico.
Se stai cercando un’urbanistica educata, compatibile, addomesticata, qui non la troverai.
Se stai cercando parole che non disturbano, analisi che non fanno nomi, critiche senza conseguenze, questo non è il posto giusto.
LabUr non nasce per accompagnare i processi di potere, ma per interrogarli.
E quando serve, per contrastarli.
Qui l’urbanistica non è una disciplina tecnica: è una pratica politica.
Uno strumento che può includere o espellere, illuminare o oscurare, proteggere o saccheggiare.
Per questo facciamo inchieste.
Inchieste scomode.
A volte scomodissime.
Indaghiamo ciò che molti preferiscono lasciare indistinto:
le nomine opache, i ruoli senza competenze, i progetti raccontati come “sviluppo” mentre producono debito pubblico, consumo di suolo e conflitto sociale.
Non perché ci piaccia il rumore, ma perché il silenzio è sempre stato l’alleato del degrado.
Raccontiamo Roma, Ostia e i territori come si raccontano i luoghi contesi.
Non con lo sguardo del turista istituzionale, ma con quello di chi sa leggere le fratture: tra centro e margine, pubblico e privato, promessa e realtà.
Qui non troverai equidistanza finta.
La neutralità, quando lo spazio pubblico viene svuotato, è già una scelta di campo.
LabUr è uno spazio di resistenza civica e culturale.
Non difendiamo rendite, concessioni infinite, eccezioni elevate a sistema.
Difendiamo regole chiare, giuste, verificabili.
Perché l’assenza di regole non produce libertà: produce arbitrio.
Scriviamo da una posizione scomoda, consapevolmente.
Facciamo nomi quando serve.
Mettiamo in fila i fatti.
Accettiamo il conflitto, perché la città è conflitto prima di essere narrazione.
Se stai cercando un luogo che non separa urbanistica, politica e responsabilità,
se pensi che le città vadano difese anche contro chi dice di volerle “valorizzare”,
se credi che fare inchiesta oggi sia un atto civile, allora sei nel posto giusto.
Qui non troverai rassicurazioni.
Troverai strumenti.
Il testo in corsivo è stato scritto nel 2006, all’inizio del percorso di LabUr. In quelle parole riconosciamo il nostro punto di partenza: una concezione dell’urbanistica come strumento per organizzare lo spazio in funzione dei bisogni collettivi.
L’esperienza maturata negli anni ci ha però mostrato che l’urbanistica non è solo un sapere tecnico, ma soprattutto un dispositivo di potere capace di produrre esclusioni e disuguaglianze. Per questo oggi LabUr non si interroga più soltanto su come dovrebbe funzionare l’urbanistica, ma su chi la utilizza, per chi e con quali effetti. Il testo resta dunque una parte della nostra storia. È da lì che siamo partiti. Non è lì che ci siamo fermati.
Il nostro pensiero è quello di adoperarsi perché la società possa utilizzare il proprio habitat per l’insieme delle sue esigenze che hanno un rapporto con lo spazio e con il suo uso.
Abitare, lavorare, alimentarsi, muoversi, spostare, incontrarsi, apprendere, scambiare, divertirsi, curarsi, gestire i propri rifiuti sono alcune delle attività che hanno bisogno di una organizzazione dello spazio. Hanno bisogno che le cose (gli oggetti, le funzioni) necessarie per soddisfare quelle esigenze siano correttamente collocate sul territorio, abbiano tra loro le relazioni (fisiche e funzionali) necessarie per non danneggiarsi reciprocamente e per non renderne difficile l’uso. Anzi, per renderne l’uso e la percezione (la funzionalità e la bellezza) i migliori possibile, nel rapporto con due realtà imprescindibili dall’urbanistica: il territorio e la società.
L’attuale crisi dell’urbanistica è strettamente correlata alla crisi dell’ambiente e alla crisi della politica. L’attuale deriva culturale nel quale versa oggi l’urbanistica ufficiale è una espressione della più generale deriva dei saperi e dei sapienti nella “società montante”, per usare l’espressione di Alberto Asor Rosa
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