Annunciata l’apertura del cantiere entro un mese, ma dagli atti emerge una questione mai realmente affrontata: il vincolo del 1941 omesso in Conferenza dei Servizi.
Il Lungomare Duilio nasce infatti da una sclassifica demaniale funzionalmente legata alla viabilità costiera e subordinata a precise condizioni mai chiarite rispetto al nuovo progetto.
Un dettaglio giuridico e amministrativo esplosivo compare sullo sfondo del racconto trionfalistico del “Parco del Mare” di Ostia: il Lungomare Caio Duilio non nasce come una normale strada urbana realizzata su suolo ordinario, ma come infrastruttura costruita su aree del demanio marittimo oggetto di una sclassifica strettamente funzionale alla realizzazione della viabilità costiera.
Lo dicono i documenti storici della Capitaneria di Porto del 1941: l’area destinata al Lungomare Duilio venne consegnata per consentire la realizzazione della sede stradale e dei servizi pubblici del litorale. Non una cessione libera e definitiva del fronte mare, non una piena alienazione del sedime, ma una disponibilità subordinata a una precisa funzione infrastrutturale.
Nel verbale della R. Capitaneria di Porto del Compartimento Marittimo di Roma del 1 dicembre 1941 si legge infatti che le aree costituenti la sede stradale del Lungomare Duilio e la fascia lungo il Canale dello Stagno venivano consegnate al Governatorato di Roma esclusivamente per esigenze pubbliche e viarie. Ma soprattutto quello stesso verbale conteneva una clausola destinata oggi a diventare centrale:
“cessando l’uso per il quale l’area viene consegnata, essa verrà riconsegnata all’Amministrazione Marittima”
e precisava inoltre che:
“l’Autorità Marittima conserva sull’area consegnata l’ingerenza di polizia”
Non solo. Le opere eventualmente realizzate sarebbero rimaste:
“acquisite al Demanio Pubblico Marittimo”
È difficile immaginare una formulazione più esplicita. La consegna del sedime non era definitiva, ma strettamente collegata alla permanenza della funzione originaria della strada costiera.
Ed è qui che il progetto “Parco del Mare” entra in un vuoto istruttorio molto più delicato di quanto sia stato raccontato nei rendering istituzionali e nelle campagne celebrative di Roma Capitale.
Gli stessi atti della Conferenza dei Servizi descrivono interventi di rinaturalizzazione del sedime stradale, depaving, ricostruzione della duna costiera, riduzione delle superfici asfaltate e trasformazione di ampie porzioni dell’attuale lungomare in spazi ciclopedonali e naturalistici.
Il progetto quindi non si limita affatto a una manutenzione o a una semplice riqualificazione urbana della strada esistente, ma ne modifica profondamente natura, funzione e assetto morfologico.
Se la sclassifica storica era funzionale alla realizzazione e permanenza della viabilità costiera, cosa accade quando quella stessa infrastruttura viene progressivamente depavimentata, rinaturalizzata e trasformata in un parco lineare?
Non è una sottigliezza archivistica, perché la risposta ha effetti giuridici sul progetto del Parco del Mare.
In diversi procedimenti amministrativi e giudiziari, di questi ultimi anni, relativi al litorale romano, le amministrazioni pubbliche hanno più volte sostenuto che il confine del demanio marittimo e la natura giuridica delle aree costiere vadano ricostruiti non solo formalmente, ma anche sulla base della funzione reale dei luoghi, della storia amministrativa, dell’evoluzione della linea demaniale e della concreta gestione delle aree nel tempo.
Ed è proprio su questo punto che il progetto del “Parco del Mare” inizia a mostrare contraddizioni molto evidenti. Da una parte Roma Capitale riconosce apertamente, negli stessi atti progettuali, che le aree interessate risultano “in parte proprietà del Demanio dello Stato, in parte del Demanio Marittimo e in parte di proprietà di Roma Capitale”. Dall’altra il progetto procede verso una trasformazione radicale del Lungomare Duilio senza che emerga mai pubblicamente una vera ricostruzione giuridico-patrimoniale degli effetti della clausola del 1941 rispetto al nuovo assetto previsto.
La stessa Conferenza dei Servizi restituisce un quadro tutt’altro che lineare: autorizzazioni ex art. 55 del Codice della Navigazione, nulla osta doganali, interventi insistenti su aree riconosciute come demanio marittimo, pareri limitati alle sole aree patrimoniali dello Stato. Il tema demaniale dunque non è affatto marginale e la questione è ben più complessa di quanto il Comune stia raccontando.
Come è possibile trasformare radicalmente una storica infrastruttura costiera nata su sedime demaniale funzionalmente sclassificato per esigenze viarie senza che venga chiarito negli atti fino a che punto quella trasformazione resti compatibile con il titolo originario che ne consentì la realizzazione?
Sotto le dune, i rendering e le piste ciclabili dunque ci sarebbe molto più di una semplice riqualificazione urbana. C’è un enorme criticità giuridica e patrimoniale che non è stata affrontata. Roma Capitale sembra trattare il Lungomare Duilio come una normale infrastruttura urbana nella piena disponibilità dell’amministrazione, nonostante gli stessi atti storici e amministrativi richiamino una origine demaniale marittima funzionalmente connessa alla realizzazione della viabilità costiera. Un aspetto tutt’altro che secondario, considerando che il progetto prevede ingenti investimenti pubblici ed europei e comporta trasformazioni irreversibili dello stato dei luoghi.
È il solito approccio raffazzonato che da anni caratterizza molte grandi operazioni urbanistiche romane: prima si presentano slogan, rendering e inaugurazioni simboliche, poi — eventualmente — ci si accorge che esistono vincoli demaniali, clausole di retrocessione, titoli concessori e competenze statali mai realmente chiariti.
Alla luce delle criticità emerse dalla documentazione storica e dagli stessi atti della Conferenza dei Servizi, LabUr ha trasmesso un esposto-diffida alla Capitaneria di Porto, all’Agenzia del Demanio e alle amministrazioni competenti, chiedendo l’avvio immediato di una verifica formale sullo stato giuridico e demaniale delle aree interessate dal progetto “Parco del Mare”, con particolare riferimento al Lungomare Caio Duilio e alle clausole contenute nel verbale del 1 dicembre 1941 (l’esposto in calce all’articolo).
Prima di spendere milioni di euro pubblici e modificare irreversibilmente il fronte mare di Ostia, sarebbe forse il caso di chiarire se quel sedime è davvero uscito dal demanio marittimo oppure no.
____________
LabUr è un laboratorio indipendente di analisi urbanistica e amministrativa. Verifica atti, procedure e politiche pubbliche nell’interesse collettivo.