CASE ARMELLINI: LA DETERMINA CHE APRE IL “DOPO” E CERTIFICA IL FALLIMENTO DEL SISTEMA

Copia di Nero Oro Gala Invito_20260614_173529_0000Una determina dell’8 aprile 2026 avvia la ricerca di 700 alloggi nel Municipio X. Tra i fabbisogni individuati figurano 448 nuclei delle case Armellini (Moreno Estate), richiamando note trasmesse alla Prefettura che parlano di “gravi motivi di sicurezza e incolumità pubblica”. Dopo anni di contenziosi, pignoramenti e promesse di soluzione, Roma Capitale sembra prepararsi a uno scenario alternativo.
Se sulle spiagge l’Amministrazione non esita a esercitare i propri poteri, sulla vicenda Armellini colpisce la durata di una situazione eccezionale che si trascina da oltre un decennio senza una soluzione definitiva. Un fallimento amministrativo. Nel frattempo continuano a crescere il contenzioso, i costi per le casse pubbliche e l’incertezza per migliaia di residenti.

 

Roma Capitale cerca 700 alloggi nel Municipio X.

Non è uno sgombero, non è una decisione definitiva, ma forse è il primo atto che certifica una domanda rimasta senza risposta per oltre mezzo secolo: cosa succede se il ‘sistema Armellini’ non regge più?

Ci occupiamo delle cosiddette “case Armellini”, o “case di sabbia”, da così tanto tempo da aver perso il conto degli anni. Abbiamo raccontato la scandalo definito dai media “Lady evasione” e quello della sede del PD di Nuova Ostia (LINK), sfratti annunciati e poi rinviati, contenziosi milionari, sentenze, pignoramenti, tentativi di acquisto, ipotesi di rent-to-buy, manutenzioni mancate, edifici pericolanti, famiglie lasciate nell’incertezza e una delle più grandi concentrazioni di edilizia residenziale pubblica d’Italia oltre che della Capitale (LINK).

Per questo la Determinazione Dirigenziale QC/6498 dell’8 aprile 2026 del Dipartimento Patrimonio del Comune di Roma (LINK), passata inosservata anche ad esponenti istituzionali, merita attenzione, non perché annunci sgomberi imminenti o perché disponga trasferimenti, ma perché fotografa una situazione che da anni denunciamo: il futuro di una parte significativa del patrimonio abitativo di Ostia continua a essere irrisolto.
L’atto approva infatti una manifestazione di interesse finalizzata a verificare la disponibilità di fino a 700 alloggi nel Municipio X da destinare all’edilizia residenziale pubblica, che chi come noi sai che non esistono.

Tra i fabbisogni indicati figurano:

– 84 nuclei attualmente ospitati in immobili Larex (Alessandra Armelllini – LINK);
– 51 nuclei in immobili Elira;
– 47 nuclei in immobili Lidero;
– 52 nuclei in immobili Redi;
– 448 nuclei nei lotti G, H e N della Moreno Estate (Angiola Armellini).

È proprio su quest’ultimo passaggio che occorre fermarsi.

La determina non nasce infatti da una generica esigenza programmatoria o da una ricognizione di routine, ma richiama esplicitamente note dell’Assessorato al Patrimonio trasmesse anche alla Prefettura di Roma, nelle quali i lotti G, H e N a Nuova Ostia vengono indicati come interessati da interventi di liberazione nel breve e medio periodo per gravi motivi di sicurezza e incolumità pubblica e questo elemento è fondamentale.
Se è vero che la manifestazione di interesse non produce automaticamente trasferimenti, è altrettanto vero che viene attivata dall’Amministrazione all’interno di un quadro che la stessa Amministrazione qualifica come urgente sotto il profilo della sicurezza.
Al tempo stesso, il Dipartimento esclude per il momento altri 593 alloggi Moreno Estate, riconoscendo che anch’essi risultano ammalorati, ma non interessati da necessità immediate di rilascio.

La domanda che emerge dagli atti è quindi diversa da quella che potrebbe apparire ad una prima lettura. Non siamo di fronte a un piano di sgombero. Siamo di fronte a un’Amministrazione che, nel pieno di una trattativa irrisolta e di una vicenda giudiziaria e patrimoniale che si trascina da decenni, ritiene necessario verificare se esistano soluzioni abitative alternative nel Municipio X dovendo sapere che non ci sono.
Quindi il Dipartimento sembra interrogarsi su cosa accadrebbe qualora una parte del sistema dei fitti passivi storicamente utilizzato da Roma Capitale non fosse più disponibile nelle forme attuali.

Ed è qui che emerge il dato politico-amministrativo più rilevante.

Da anni si discute di acquisto degli immobili, patrimonializzazione, rent-to-buy, ristrutturazioni e piani di recupero. Eppure la determina dell’8 aprile 2026 mostra che Roma Capitale è ancora alla ricerca di una soluzione alternativa. E’ chiaro che la ricerca di 700 alloggi non è la prova dell’esistenza di un piano già definito, ma piuttosto la prova documentale che quel piano ancora non c’è. Se una soluzione strutturale fosse già stata individuata, l’Amministrazione non avrebbe la necessità di verificare la disponibilità di centinaia di alloggi sul mercato (e dovrebbe sapere che non esistono).

Dalla determina alle verifiche tecniche

La manifestazione di interesse dell’8 aprile 2026 non rappresenta un episodio isolato.
Già il 25 marzo 2026 Risorse per Roma aveva predisposto un capitolato tecnico per il supporto alla valutazione della sicurezza dei complessi Moreno Estate denominati Lotto G, Lotto H e Lotto N, pari complessivamente a 448 abitazioni. Il documento chiarisce che saggi e verifiche saranno eseguiti dalla proprietà, mentre il tecnico incaricato dovrà esaminare la documentazione prodotta ed esprimere una valutazione sulla sua attendibilità. La coincidenza numerica e temporale con i 448 nuclei richiamati nella determina suggerisce l’esistenza di un percorso amministrativo unitario e già avviato. (LINK).

La lunga storia delle “case di sabbia” a Nuova Ostia

Nel 2022 in particolare raccontavamo già la vicenda degli sfratti delle palazzine Larex e l’assenza di una risposta definitiva da parte dell’Amministrazione nell’articolo “Ostia, sfratto Case Larex/Armellini: abbiamo scherzato” (LINK).
Nel 2024 abbiamo ricostruito il quadro dei contenziosi, delle indennità di occupazione e dei pignoramenti che hanno gravato sulle casse pubbliche nell’articolo “Ostia, ERP Armellini: dopo il pignoramento di 18 milioni a danno del Comune, pagati altri 29 milioni” (LINK).
Sempre nel 2024 abbiamo approfondito la complessa vicenda societaria e il ruolo della galassia Armellini all’interno di uno dei più grandi scandali abitativi della Capitale in “Angiola Armellini, da imprenditore straniero a imprenditore occulto in uno Stato latitante” (LINK).

Su una cosa però i numeri non consentono ambiguità. Da oltre un decennio Roma Capitale continua a sostenere costi rilevantissimi per mantenere in piedi un sistema fondato sull’occupazione di immobili privati, mentre migliaia di persone continuano a vivere in edifici che tutti riconoscono come problematici e bisognosi di interventi.
Il risultato è che, dopo anni di contenziosi, milioni di euro di risorse pubbliche impiegate e decine di promesse di soluzione, l’Amministrazione arriva oggi a interrogarsi sulla necessità di reperire fino a 700 alloggi alternativi. Parliamo di circa 5.000 persone, non di un singolo edificio, ma di una porzione significativa della città.

Politica e Uffici non si parlano

Interpellati da LabUr, esponenti istituzionali municipali e capitolini hanno manifestato sorpresa rispetto alla portata della determina e riferito di non essere stati coinvolti nella sua elaborazione. Non sappiamo se ciò dipenda da una mancata comunicazione tra livelli amministrativi o da altre ragioni, ma sappiamo che atti di questa portata, che riguardano centinaia di nuclei familiari e migliaia di cittadini, meritano il massimo livello di trasparenza e di confronto pubblico.
Per questo motivo presenteremo ulteriori richieste di accesso agli atti per acquisire le note richiamate nella determina, la documentazione trasmessa alla Prefettura, gli atti relativi alle verifiche strutturali in corso e gli elementi che hanno portato il Dipartimento a ritenere necessario avviare una ricognizione per 700 alloggi nel Municipio X.

Dopo decenni di rinvii, una cosa appare evidente. Il problema delle case Armellini non è stato risolto. La determina dell’8 aprile 2026 non rappresenta la soluzione, ma la presa d’atto che una soluzione ancora non c’è.

 

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