OSTIA, REALTÀ CONTRO NARRAZIONE

Nero Oro Gala Invito_20260122_100926_0000Oggi Ostia è tornata improvvisamente al centro dell’attenzione, addirittura nazionale, con due pagine del Messaggero che celebrano il “nuovo Parco del Mare” come se fossimo davanti a un progetto pronto, finanziato e imminente. È una vera e propria narrazione, come il rendering che l’accompagna. Peccato che non somigli affatto allo stato reale del del Lungomare della Capitale.

La verità è questa: dopo quasi cinque anni di mandato, il Parco del Mare non ha un progetto esecutivo, non ha un cronoprogramma verificabile, non ha superato i passaggi amministrativi necessari. È solo una promessa raccontata come fosse già in costruzione.

La cosa più sorprendente è che Roma Capitale, che dovrebbe guidare il Paese nella qualità della progettazione urbana, si limita a importare soluzioni da piccolo comune turistico. Il rendering mostrato dal Campidoglio non ha alcuna identità romana: potrebbe essere Otranto, Riccione, Marina di Ragusa (in realtà abbiamo scoperto che è un mediocre scopiazzamento del modello di un piccolo comune in provincia di Barcellona in salsa romagnola). È un’immagine generica che funziona solo come supporto narrativo, non come progetto urbano. Ma la parte più debole dell’intera operazione narrativa è l’uso completamente distorto del tema stabilimenti. Nel racconto pubblicato si dà per scontato che “si metteranno a bando”, senza spiegare nulla della complessità reale: titolarità delle attività, vincoli demaniali, contenziosi aperti, dividente demaniale, norme nazionali, pareri mancanti. Tutto viene ridotto a un gesto politico, apparentemente semplice quasi automatico. Non lo è.
A rendere ancora più evidente la costruzione narrativa c’è la pagina gemella, quella dedicata alla Prefettura e alla lotta ai clan, che ha  lo scopo di tranquillizzare soprattutto gli investitori compresa Mezzaroma (LINK). Qui la macchina comunicativa politica raggiunge alte vette: prima si dipinge Ostia come luogo di emergenza, poi si presenta il progetto salvifico, un vecchio meccanismo retorico sempre efficace che prepara il lettore a considerare naturale qualunque intervento drastico su concessioni, attività, spazi pubblici, anche quando gli aspetti giuridici, demaniali e amministrativi sono ben più complessi di quanto l’articolo lasci intendere.

E così, mentre si riempiono pagine di annunci roboanti, sul territorio tutto ristagna. Il litorale continua a soffrire erosione, subsidenza, fragilità strutturale, mancanza di mobilità, rischi climatici, sistema dei sottoservizi fragile, interferenze con PUMS, PUA e Porto di Fiumicino. Nessun cenno alla governance complessiva del c.d. waterfront. Nessuna riflessione sulla “città pubblica” e sulla distribuzione dei benefici. Assenza totale di un disegno metropolitano. Insomma, tutto quello che dovrebbe precedere un “Parco del Mare” non c’è.

Roma dovrebbe essere laboratorio di idee e concorsi. Invece si riduce, ancora una volta, a copiare modelli poveri per favorire sempre gli stessi interessi (anche immobiliari) che dal 1960 dominano il litorale. D’altronde, quando non si riescono a mostrare risultati, resta solo una strada: occupare lo spazio mediatico, soprattutto quello dell’editore amico.
Ostia non ha bisogno di altri rendering e non ci stanchiamo mai di ripeterlo. Ha bisogno di verità, di progetti reali, di atti amminis­trativi solidi, di una visione che metta al centro la città pubblica, non la rendita. E anche di meno ingerenza di certa magistratura un po’ troppo allineata su certe narrazioni urbanistiche soprattutto dopo il trasferimento di Mario Palazzi a Procuratore Capo della Repubblica di Viterbo .

E questa è la differenza tra la realtà e la narrazione politica.

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.