La Regione finanzia con circa 24 milioni di fondi FESR la prima fase dell’intervento. Il Progetto Esecutivo viene formalizzato a ridosso della scadenza del 18 giugno, ma due mesi dopo ANAS parla ancora di “attività propedeutiche”. Intanto Rocca solleva criticità su parcheggi, mobilità, manutenzione e PUA. LabUr chiede trasparenza: «Non vogliamo fermare il Parco del Mare. Vogliamo che funzioni» e lancia una petizione rivolta al Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca per chiedere la riapertura del confronto pubblico sul Parco del Mare di Ostia e la pubblicazione dello stato effettivo di avanzamento dell’intervento.
Non per fermare l’opera. Esattamente il contrario. Per capire quale Parco del Mare si stia realmente realizzando, a che punto siano i lavori e come verranno affrontate criticità che ormai non vengono sollevate soltanto da cittadini, associazioni e tecnici.
Nei giorni scorsi, infatti, secondo quanto riportato dalla stampa, è stato lo stesso Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, a porre al Campidoglio questioni riguardanti parcheggi e loro distribuzione, collegamenti con il trasporto pubblico, manutenzione delle nuove aree verdi e coordinamento con il Piano di Utilizzazione degli Arenili (P.U.A.).
La Regione Lazio non è uno spettatore del Parco del Mare. Finanzia con circa 24 milioni di euro del PR FESR 2021–2027 la prima fase dell’intervento e ha responsabilità nella gestione e nel controllo delle risorse europee impiegate.
Il 18 giugno e quel cronometro europeo
Gli elaborati del Progetto Esecutivo (P.E.) risultano formalizzati il 17 giugno 2026.
Il 18 giugno il progetto viene approvato e validato da Roma Capitale e, nello stesso giorno, i lavori vengono formalmente consegnati.
Quella data non era casuale. Era la scadenza determinante per il raggiungimento del target collegato al finanziamento FESR.
Il giorno successivo ANAS annunciava pubblicamente l’apertura del cantiere e l’avvio dei lavori.
Poi passano due mesi.
Il 18 agosto, rispondendo a LabUr, la stessa ANAS comunica che l’intervento è ancora caratterizzato dalle «consuete attività propedeutiche alla risoluzione delle interferenze».
Ma il cronoprogramma del Progetto Esecutivo racconta altro: dopo sessanta giorni la semplice cantierizzazione avrebbe dovuto essere ampiamente superata e diverse lavorazioni avrebbero dovuto risultare concluse o in corso (tutte le info di dettaglio disponibili a questo LINK).
È quindi legittimo chiedere alla Regione che finanzia l’intervento: qual è oggi lo stato di avanzamento fisico, procedurale e finanziario dell’opera?
E soprattutto: è coerente con il cronoprogramma sulla base del quale l’intervento viene realizzato?
Mentre il cantiere rallenta, Rocca chiede correzioni
Mentre sul terreno ANAS parla ancora di attività propedeutiche, dalla Regione arrivano rilievi su alcuni degli elementi strutturali del progetto.
Parcheggi. Trasporto pubblico. Manutenzione. Coordinamento con il PUA.
Non sono dettagli da sistemare a lavori conclusi, ma questioni che incidono sul funzionamento complessivo del nuovo waterfront.
E sono, peraltro, questioni che cittadini, associazioni e tecnici avevano già posto durante e dopo il processo partecipativo.
Se oggi quelle criticità vengono riconosciute anche dal Presidente dell’amministrazione che finanzia la prima fase dell’opera, la risposta non può essere semplicemente andare avanti e discuterne dopo. Occorre sapere come verranno affrontate e se comporteranno modifiche al progetto già approvato e consegnato.
La «resistenza al cambiamento»
In questo quadro assumono un significato particolare anche le recenti parole proferite durante un’intervista dell’assessore all’Urbanistica del Comune di Roma, Maurizio Veloccia. Parlando di Ostia, l’Assessore ha affermato di essere rimasto sorpreso da quanto sia forte sul territorio la «resistenza al cambiamento, anche organizzata». Più avanti ha distinto chi si oppone «in buona fede» da chi «sotto sotto spera che tutto questo fallisca». È una rappresentazione che LabUr respinge nei fatti prima ancora che nelle parole.
La petizione non chiede di fermare il Parco del Mare.
Chiede alla Regione:
- di rendere pubblici i rilievi formulati e l’eventuale risposta di Roma Capitale;
- di rendere conoscibile lo stato di avanzamento fisico, procedurale e finanziario dell’intervento;
- di chiarire la coerenza tra lavori effettivamente realizzati e cronoprogramma;
- di spiegare come verranno affrontate le criticità emerse e di rendere pubbliche eventuali modifiche progettuali.
- E infine chiede di riaprire il confronto con cittadini, associazioni e operatori prima che le trasformazioni diventino irreversibili.
Perché chiedere che un progetto funzioni non significa essere contrari al progetto. E chiedere conto di come vengono utilizzati milioni di euro di fondi europei non significa opporsi al cambiamento.
Allora contiamoci
C’è forse un modo molto semplice per capire se a Ostia esista davvero soltanto una piccola «resistenza organizzata» oppure una domanda più ampia di informazione e partecipazione.
Chiediamolo ai cittadini.
Chi pensa che il Parco del Mare debba essere fermato non è chiamato a firmare questa petizione per questo motivo. E può firmarla anche chi desidera fortemente che il Parco del Mare venga realizzato.
La domanda è un’altra: se persino il Presidente della Regione che finanzia l’intervento ritiene necessario sollevare criticità su parcheggi, trasporto pubblico, manutenzione e coordinamento con il PUA, i cittadini devono poter conoscere le risposte e partecipare alle decisioni che ne deriveranno?
Per LabUr sì.
Per questo lanciamo la petizione:
«Presidente Rocca, riapra il confronto sul Parco del Mare di Ostia».
Non chiediamo di tornare indietro. Chiediamo di sapere dove stiamo andando.
E soprattutto: non chiediamo di fermare il Parco del Mare. Chiediamo che funzioni.