OSTIA, SPIAGGE: IL BANDO-PONTE IN UN PAESE DOVE I PONTI CROLLANO

Copia di Nero Oro Gala Invito_20260903_135001_0000Il 2025 doveva essere il «passaggio storico» della legalità, accompagnato da «controlli mai realizzati prima» sulle spiagge di Ostia, il “Mare di Roma Capitale”. È diventato invece un bando provvisorio salvato dai giudici amministrativi mentre, sullo stesso litorale, Procura e polizia giudiziaria mettevano i sigilli a stabilimenti e manufatti. A fine stagione 2026 resteranno i numeri: concessioni realmente operative, Royalty effettivamente incassate, lidi chiusi, sequestri, ricorsi e investimenti realizzati.



Era il 2025. Gualtieri lo aveva definito un «passaggio storico», Zevi aveva promesso «verifiche e controlli mai realizzati prima». Il risultato è stato una gara-ponte: un affidamento di appena un anno chiamato a risolvere decenni di caos amministrativo. E forse il nome è perfetto, perché in un Paese dove i ponti crollano anche questo ha mostrato rapidamente le crepe.

Il TAR ha salvato l’impianto generale della procedura. Ma le decisioni, lette tutte insieme, raccontano anche graduatorie corrette più volte nel corso dei mesi, esclusioni tardive, punteggi contestati, società collegate, nuovi ricorsi, difficoltà nelle consegne e aggiudicatari costretti a tornare davanti ai giudici. Ne abbiamo parlato per mesi (LINK).
Nel frattempo la Procura di Roma ha avviato un controllo esteso sulle concessioni del litorale e nel 2026 sono proseguiti i sequestri, totali o parziali, di strutture balneari. Ad aprile risultavano non in regola 36 strutture su 76.

E poi c’è la questione delle Royalty. Uno stabilimento balneare non è un’area di servizio autostradale, dove vince semplicemente chi promette all’Amministrazione la percentuale più alta sul fatturato. Sulle spiagge bisogna pagare personale, manutenzioni, sicurezza, energia e servizi, oltre a realizzare gli investimenti promessi, per di più all’interno di una concessione di durata ridottissima.
Spingere le imprese a rilanciare sulla percentuale senza avere prima verificato la sostenibilità economica effettiva delle offerte significa trasformare la promessa di maggiori entrate in una scommessa. A fine stagione 2026 non interesserà sapere quanto era scritto nelle offerte: bisognerà sapere quanto è stato realmente fatturato, quanto è stato versato a Roma Capitale e quanti degli investimenti promessi sono stati realizzati.

Il TAR ha ritenuto legittima la gara-ponte e, in linea generale, anche la Royalty aggiuntiva al canone demaniale. Questo certifica la tenuta giuridica dello strumento, non il successo della sua gestione.

Il paradosso

Il paradosso di Ostia è ormai evidente: la giustizia amministrativa ha tenuto in piedi il modello mentre la giustizia penale e la polizia giudiziaria continuavano a mettere sotto sequestro pezzi del litorale. Non necessariamente gli stessi beni e non sempre per le stesse ragioni, ma abbastanza da mostrare la frattura tra la narrazione della “legalità ritrovata” e la realtà materiale della costa.

A fine maggio 2026 risultavano ancora numerosi lidi chiusi, parzialmente sequestrati o bloccati dai contenziosi, nonostante l’annuncio delle 45 concessioni firmate. La pessima amministrazione delle spiagge accumulata negli anni non è stata cancellata da un bando: ha finito per travolgere anche la nuova stagione, lasciando strutture inutilizzate o mutilate proprio mentre Roma avrebbe dovuto restituire il mare alla città.

Il caso degli stabilimenti balneari delle Amministrazioni dello Stato

Il contrasto più amaro è con gli stabilimenti gestiti nell’orbita delle Amministrazioni Statali.
L’Esercito, per esempio, ha affidato nel 2025 i servizi degli stabilimenti di Castelfusano, Fregene e Maccarese mediante una propria procedura della durata di tre anni.
Anche il Lido del Finanziere segue un autonomo circuito concessorio statale. Sono realtà estranee al bando comunale e non possono essere semplicisticamente equiparate agli altri lidi. Ma il confronto resta inevitabile: mentre una parte della costa civile è diventata terreno di sequestri, ricorsi e stabilimenti in difficoltà, le strutture delle Amministrazioni dello Stato continuano a seguire circuiti autonomi e assai più stabili.

Le verifiche mancanti

Le indagini in corso non possono fermarsi alla condotta dei concessionari. Esistono denunce riguardanti anche l’operato dei funzionari pubblici e occorrerà accertare se vi siano state responsabilità, omissioni o inerzie dell’amministrazione perché la legalità non può esaurirsi nei sequestri sulla spiaggia: deve riguardare anche chi, negli anni, era tenuto a controllare, decidere e intervenire.

A fine stagione LabUr chiederà quindi il conto: quanti stabilimenti hanno realmente funzionato, quanti sono rimasti chiusi o sequestrati, quanto è stato incassato dalle Royalty, quante graduatorie sono cambiate, quanti contenziosi restano aperti e quali investimenti sono stati davvero realizzati. Solo allora si potrà misurare il «passaggio storico» di Gualtieri e verificare l’esito dei «controlli mai realizzati prima» annunciati da Zevi.

Per ora una cosa è già chiara: il bando è sopravvissuto. Il problema è capire cosa sia sopravvissuto del litorale romano.


LabUr è un laboratorio indipendente di ricerca urbana specializzato nell’analisi documentale dei procedimenti amministrativi che producono le trasformazioni urbane. Verifica atti, piani urbanistici, procedimenti amministrativi e politiche pubbliche nell’interesse collettivo.

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