OSTIA, MILIONI SUGLI IMPIANTI SPORTIVI: DAL PALAFIJLKAM ALLO STADIO GIANNATTASIO, DOVE SONO LE VERIFICHE URBANISTICHE?

Copia di Nero Oro Gala Invito_20260829_111009_0000Un investimento pubblico da 4,8 milioni di euro, di cui 4 milioni finanziati dal PNRR, per la rigenerazione del Centro Olimpico FIJLKAM (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali) di via dei Sandolini, ma nella documentazione progettuale finora reperita non emerge una ricostruzione esplicita dello stato legittimo urbanistico-edilizio dell’intero complesso. Un tema tutt’altro che secondario per un impianto cresciuto per fasi dal 1990 al 2012, progettato originariamente dagli ingegneri Renato Papagni e Paolo Morelli e sorto a ridosso di Castel Fusano. Il caso si inserisce in un quadro più ampio che comprende anche il Polo Natatorio di Ostia – altra grande opera sportiva del lungomare (alla quale è legato il nome di Papagni) – il Parco del Mare e i lavori in corso allo stadio Pasquale Giannattasio: l’impiantistica sportiva di Ostia può essere rilanciata, ma non sottraendola alle verifiche urbanistiche, edilizie e vincolistiche.

 

PalaPellicone, un intervento da 4,8 milioni ma la storia urbanistica resta da chiarire

Roma Capitale sta investendo 4,8 milioni di euro nel PalaFIJLKAM, oggi Centro Olimpico “Matteo Pellicone”, attraverso il PNRR, Missione 5, componente 2, investimento 3.1 “Sport e inclusione sociale”. Il progetto definitivo descrive l’intervento come una «rigenerazione e adeguamento impiantistico dell’impianto sportivo di proprietà capitolina» di via dei Sandolini 79. La relazione DNSH (Do No Significant Harm, ossia “non arrecare un danno significativo”, principio ambientale dell’Unione Europea che vieta di finanziare attività o investimenti che danneggino l’ambiente) ricorda che il complesso è stato realizzato in diverse fasi, con lotti inaugurati nel 1990, 1992 e 2012, e comprende oggi palazzetto, palestre, uffici, foresterie, mensa, museo e altre strutture.

Il finanziamento iniziale PNRR era di 4 milioni. Il quadro economico definitivo porta l’intervento complessivo a 4,8 milioni, con oltre 3,4 milioni destinati ai lavori. Ma qual è lo stato legittimo del complesso sul quale si interviene?

Cosa dice la documentazione progettuale

Nella documentazione progettuale finora resa disponibile e analizzata non abbiamo trovato una relazione che ricostruisca organicamente i titoli edilizi dell’intero Centro Olimpico. Nella stessa relazione DNSH non compaiono riferimenti allo “stato legittimo”, né alle concessioni edilizie storiche, né alla concessione in sanatoria del 2004 che compare invece nella precedente documentazione tecnica federale.
Questo ovviamente non significa affermare che l’intero impianto sia irregolare. Significa una cosa diversa e amministrativamente molto più precisa: prima di investire milioni di euro su edifici pubblici esistenti bisogna poter ricostruire con certezza quali opere siano state autorizzate, con quali titoli e nel rispetto di quali vincoli.

La nascita dell’impianto

La nascita del PalaFILPJ risale al 1986. Il progetto originario fu curato dagli ingegneri Renato Papagni e Paolo Morelli. Lo conferma anche Il Messaggero del 25 aprile 1990, giorno dell’inaugurazione. Nell’articolo di Giulio Mancini, “Il palazzetto in riva al mare”, Morelli spiegava le scelte architettoniche effettuate insieme a Papagni, al quale venivano attribuiti studio e direzione dei lavori. Ma nello stesso articolo emerge un dettaglio importante: il presidente federale Matteo Pellicone (scomparso il 9 dicembre 2013 a Roma, all’età di 78 anni) annunciava un Centro Olimpico molto più ampio del solo palazzetto e parlava di un terreno comunale di circa 38 mila metri quadrati, sul quale sarebbero sorti foresteria, mensa, palestre, biblioteca, ambulatorio e aula magna.
Eppure la seconda grande assegnazione di terreno comunale che abbiamo ricostruito risale alla deliberazione n. 2735 del 3 maggio 1990, cioè appena otto giorni dopo l’inaugurazione. È uno dei passaggi che LabUr intende approfondire: non prova da solo un’irregolarità, ma impone di ricostruire con precisione la disponibilità delle aree, i titoli edilizi e la successione delle opere.

A questo si aggiunge un altro fatto: nella documentazione storica compare una concessione edilizia in sanatoria del 13 febbraio 2004. Occorre capire quali fabbricati o difformità abbia sanato e quale rapporto abbia con le costruzioni oggi interessate dai finanziamenti pubblici.

Il nodo dei vincoli: Castel Fusano è a pochi passi

Non c’è soltanto l’urbanistica. La stessa relazione PNRR riconosce che il Centro Olimpico sorge «in prossimità del Parco Naturale di Castel Fusano». La relazione DNSH ricorda inoltre che, quando gli interventi ricadono in aree sensibili sotto il profilo della biodiversità o nelle loro vicinanze, devono essere verificate la conformità alle discipline delle aree protette e le eventuali autorizzazioni degli enti competenti.
Anche su questo versante la domanda è semplice: quali verifiche furono svolte sulle opere originarie e sulle successive espansioni? Non basta verificare che le nuove pompe di calore o i pannelli fotovoltaici producano un impatto limitato. Bisogna conoscere anche la legittimità dell’edificio sul quale quelle opere vengono installate.

PalaPellicone e Polo Natatorio: due grandi impianti, lo stesso progettista

La vicenda assume una dimensione più ampia se la si confronta con un altro enorme intervento sportivo costruito sul lungomare di Ostia: il Polo Natatorio realizzato in occasione dei Mondiali di Nuoto Roma ’09. Anche lì compare Renato Papagni, insieme all’architetto Angelo Zampolini, nella progettazione dell’impianto.
La storia amministrativa del Polo Natatorio è stata caratterizzata da contestazioni, lavori incompleti e successive questioni urbanistiche e territoriali che LabUr ha ampiamente affrontato in quegli anni (LINK).

Non si tratta di sostenere che le due vicende siano identiche, ma si può certamente affermare che rappresentano due grandi trasformazioni sportive realizzate in pochi chilometri sul lungomare di Ostia, entrambe legate alla progettazione di Papagni e entrambe meritevoli di una ricostruzione puntuale del rapporto tra edificazione, proprietà pubblica, disponibilità delle aree e vincoli territoriali.
Per LabUr il tema è proprio questo: chi ha deciso come utilizzare le grandi aree pubbliche del litorale e attraverso quali procedimenti urbanistici?

Onorato rilancia gli impianti: il caso Giannattasio

L’Assessore capitolino allo Sport del Comune di Roma, Alessandro Onorato, sta facendo dell’ammodernamento dell’impiantistica sportiva uno degli elementi più visibili dell’azione amministrativa.
A Ostia l’ultimo caso è lo stadio Pasquale Giannattasio, dove sono in corso lavori rapidissimi per consentire all’Ostiamare di disputare il campionato di Serie C.
Il 9 luglio 2026 la Giunta Capitolina ha dato mandato agli uffici di procedere con gli interventi necessari all’omologazione: nuovo manto erboso, tribuna ospiti, illuminazione, infrastrutture televisive, sicurezza, servizi agli atleti e ulteriori adeguamenti dell’impianto.
Il 27 agosto 2026, la Rai ha documentato un cantiere ormai vicino alla conclusione, parlando di un restauro «a tempo di record» e dell’ultimo sopralluogo necessario prima del via libera.
Proprio questa accelerazione rende necessario fare ciò che troppo spesso a Ostia è stato fatto soltanto dopo: controllare gli atti prima che le opere diventino fatti compiuti. LabUr verificherà dunque la titolarità e disponibilità delle aree, stato legittimo dell’impianto, titoli delle opere, eventuali vincoli, autorizzazioni, conformità alle destinazioni urbanistiche e procedura utilizzata per i lavori oggi in corso. Ostia ha bisogno sicuramente di impianti moderni, funzionanti e finalmente utilizzabili, ma l’impiantistica sportiva pubblica non può essere costruita, ampliata o trasformata prescindendo dalle stesse regole che valgono per qualsiasi altro intervento edilizio, come accaduto in passato tra piscine e impianti sportivi non omologati.

PalaFIJLKAM e Parco del Mare

C’è infine un altro elemento che LabUr intende approfondire. Il Centro Olimpico si trova direttamente a ridosso dell’area interessata dal Parco del Mare, che ridisegnerà viale della Stazione di Castel Fusano, viabilità, sosta, percorsi pedonali e verde intorno all’impianto. Negli elaborati del progetto esecutivo, proprio in questo ambito, il rapporto tra la sosta prevista e quella assunta come esistente viene indicato nel 120%: in altre parole, il progetto rappresenta un’offerta finale superiore del 20% rispetto a quella presa come base.
Ma manca un dato essenziale per comprendere quella percentuale: che cosa è stato contato nel 100% di partenza? Il grande parcheggio PalaFIJLKAM è interno al complesso sportivo. Entra oppure no nel calcolo? E quali sono, in numeri assoluti, gli stalli pubblici esistenti, quelli eliminati e quelli previsti?
La domanda diventa ancora più interessante alla luce di un documento FIJLKAM del 2012, nel quale compaiono 2.078 metri quadrati di “viabilità esistente”, allora indicati come di proprietà demaniale, che la Federazione avrebbe dovuto prendere in concessione e inglobare nel Centro Olimpico.
Oggi il Parco del Mare torna a intervenire proprio sul sistema degli spazi pubblici e della viabilità intorno all’impianto. Dove passano esattamente i confini tra le aree del Centro Olimpico e quelle pubbliche interessate dal nuovo progetto?

Dal PalaPellicone al Polo Natatorio, fino al Giannattasio, la questione è una sola: prima delle inaugurazioni e dei comunicati vengono le autorizzazioni, lo stato legittimo degli immobili e il rispetto dei vincoli. E quando agli investimenti sugli impianti si sovrappone una trasformazione urbana della portata del Parco del Mare, conoscere esattamente titoli, confini e disponibilità delle aree diventa ancora più importante.

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