Roma lancia il “Piano Notte” per una “buona movida”: più luci, steward, bus a chiamata, videosorveglianza e vigilanza urbana. Ma una città sicura nasce dal controllo o da un’urbanistica che funziona?
Oggi i principali quotidiani nazionali dedicano addirittura due pagine al nuovo “Piano Notte” del Sindaco Gualtieri.
È bene ricordare che quando una città deve moltiplicare tutor, steward, vigilanza privata, controllori informali, illuminazione straordinaria e presidi aggiuntivi, spesso non sta risolvendo un problema urbano, ma cerca di compensarlo.
La stessa espressione ‘buona movida’ è tautologica perché la vita urbana notturna nasce per definizione come spazio di socialità, incontro e vitalità urbana. Quando una città sente il bisogno di qualificarla continuamente come ‘buona’, forse il problema non è più soltanto la sicurezza, ma il rapporto stesso tra amministrazione e spazio pubblico.
Da decenni urbanistica e criminologia studiano il rapporto tra forma urbana, spazio pubblico e sicurezza percepita. Jane Jacobs parlava già negli anni ’60 di “eyes on the street” cioè di quartieri vivi, misti, attraversati e abitati che generano spontaneamente controllo sociale e sicurezza diffusa. Oscar Newman sviluppò invece il concetto di “Defensible Space”, alla base delle moderne teorie CPTED (Crime Prevention Through Environmental Design) in cui l’ambiente urbano influenza direttamente percezione della sicurezza, comportamento e qualità delle relazioni sociali.
Le città più sicure non sono necessariamente quelle con più dispositivi di controllo.
Sono quelle che funzionano meglio perché hanno trasporto pubblico affidabile, continuità urbana, spazio pubblico vivo, quartieri misti, servizi diffusi, presenza naturale delle persone e riduzione delle frizioni quotidiane. Perché in urbanistica il principio è piuttosto semplice: le città funzionano meglio quando la sicurezza non viene percepita come “sorveglianza”, ma come normalità urbana.
Le città europee più vivibili non funzionano perché hanno 150 “tutor della notte”, ma perché hanno reti notturne efficienti, densità coerente, spazio pubblico continuo, minore dipendenza dall’auto e presidio sociale spontaneo.
Il rischio, invece, è che Roma (che a questo punto non abbiamo ancora capito se sia davvero sicura oppure no dalle parole del Sindaco) trasformi la città notturna in uno spazio continuamente assistito, monitorato e corretto, senza affrontare le cause strutturali che producono disagio urbano. E’ un’ammissione di sconfitta perché vuol dire che la città non riesce più ad autoregolarsi naturalmente.