LabUr ha individuato l’affidamento con cui Roma Capitale incarica nel 2026 la redazione del Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (DOCFAP) e del progetto di messa in sicurezza dell’ex PVQ Madonnetta. L’atto, pubblicato da Risorse per Roma nell’ambito della procedura n. 833, mostra che il più grande Punto Verde Qualità della Capitale è ancora fermo alla fase preliminare, nonostante le promesse di riqualificazione e l’annuncio dell’avvio dei cantieri nel 2026.
Mentre la politica parla da mesi di rinascita del Parco della Madonnetta, un documento finora passato inosservato racconta una realtà molto diversa.
Con la procedura n. 833, pubblicata da Risorse per Roma, l’Amministrazione ha affidato a fine aprile 2026 la redazione del DOCFAP e del progetto di messa in sicurezza dell’ex PVQ Madonnetta. In altre parole, dopo il fallimento del bando da oltre 80 milioni di euro andato deserto nel 2024 e dopo l’annuncio di circa 10 milioni di euro pubblici per il recupero dell’area, il procedimento risulta ancora nella fase di definizione delle alternative progettuali e della messa in sicurezza del compendio.
La scoperta dell’atto pone una domanda inevitabile: come si concilia questo stato di avanzamento con le dichiarazioni che indicavano il 2026 come l’anno dell’avvio della rinascita del parco?
Per rispondere occorre ricostruire una storia che dura da oltre trent’anni e che racconta, forse meglio di qualsiasi altro caso, il rapporto tra Roma Capitale e il proprio patrimonio pubblico.
Dalla promessa dei Punti Verde Qualità alla riqualificazione da 10 milioni: come Roma ha costruito, perso e ora prova a ricomprare ciò che aveva già
Introduzione
Ci sono luoghi che raccontano una città più di qualsiasi piano urbanistico. Il Parco della Madonnetta, con i suoi oltre venti ettari nel quadrante Acilia-Madonnetta, è uno di questi. Oggi viene presentato come una delle grandi operazioni di rigenerazione urbana del Municipio X. Dieci milioni di euro annunciati, nuovi progetti, recupero delle strutture sportive, restituzione del parco alla cittadinanza. Ma per capire davvero cosa sta accadendo bisogna fare un passo indietro. Perché la Madonnetta non è la storia di un parco abbandonato. È la storia di un errore pubblico ripetuto tre volte.
_____________________________________________
CRONOLOGIA ESSENZIALE
– 1995: nasce il programma Punti Verde Qualità.
– 1996: assegnazione dell’area Madonnetta.
– 2003-2006: apertura del parco e degli impianti.
– 2015: revoca della concessione.
– 2018: il TAR conferma la revoca.
– 2015-2024: degrado, vandalismi e abbandono.
– 2024: bando “Parchi Urbani Integrati” da oltre 80 milioni di euro.
– 2024: gara deserta.
– 2025: annuncio di circa 10 milioni di euro pubblici.
– 2026: affidamento DOCFAP e progetto di messa in sicurezza._____________________________________________
Primo errore: delegare tutto al privato
Quando nasce il programma dei Punti Verde Qualità, negli anni Novanta, l’idea sembra semplice. Roma Capitale mette a disposizione aree pubbliche. I privati investono. Realizzano parchi, impianti sportivi, servizi, attività economiche. In cambio ottengono la gestione per un lungo periodo. Il Parco della Madonnetta diventa il più grande Punto Verde Qualità di Roma.
Tra il 1999 e il 2009 vengono realizzati impianti sportivi, piscine, campi da tennis, campi polivalenti, ristorazione, servizi educativi e oltre venti ettari di verde attrezzato.
Per anni il modello sembra funzionare. Poi emerge il problema.
I PVQ non sono semplici parchi. Sono operazioni economiche estremamente complesse, sostenute da mutui, garanzie pubbliche, rapporti con le banche, concessioni pluridecennali e una struttura amministrativa che spesso non è in grado di controllarne l’evoluzione. Quello che doveva essere un modello di partenariato pubblico-privato si trasforma progressivamente in uno dei più grandi scandali amministrativi della Roma contemporanea.
Secondo errore: pensare che revocare significhi risolvere
Nel 2015 Roma Capitale revoca la concessione della Madonnetta. Nel 2018 il TAR conferma definitivamente la legittimità della decisione. Sul piano giuridico la vicenda sembra chiusa. Sul piano reale è appena iniziata. Perché revocare una concessione non significa automaticamente saper gestire ciò che rimane. Roma si ritrova così proprietaria di un enorme compendio immobiliare:
- impianti sportivi;
- edifici;
- piscine;
- attrezzature;
- venti ettari di verde.
- Un patrimonio enorme.
E contemporaneamente un enorme problema. Da quel momento inizia il vero declino. Le strutture vengono vandalizzate. Gli edifici si degradano. Il parco perde progressivamente la propria funzione urbana. La tragedia della morte di Riccardo Pica nel 2021 diventa il simbolo più doloroso di questo fallimento.
L’errore dell’amministrazione non è la revoca, ma non aver costruito un modello alternativo credibile prima della revoca.
La proposta che nessuno ha voluto discutere
In quegli anni emerge una proposta alternativa. L’ex concessionario Andrea Ciabocco e numerose realtà territoriali promuovono una delibera di iniziativa popolare. L’idea è radicale. Separare il parco dalle attività economiche. Roma Capitale acquisisce pienamente impianti sportivi e attività commerciali. Il parco resta in gestione manutentiva. La proposta viene respinta, secondo quanto riferito dai promotori, perché priva di “interesse pubblico”.
Non sappiamo se quella soluzione fosse giuridicamente praticabile e/o economicamente sostenibile. Ma oggi una domanda rimane sul tavolo: era davvero peggiore di ciò che è accaduto dopo?
_____________________________________________
COSA PROPONEVA LA DELIBERA POPOLARE
– Roma Capitale acquisiva impianti sportivi e attività economiche.
– Gli impianti potevano essere riaffidati tramite nuove concessioni.
– Il parco restava aperto e mantenuto.
– La manutenzione sarebbe rimasta in capo alla Polisportiva.
– Venivano proposte ulteriori aree verdi da gestire.
– Obiettivo: evitare contenzioso, degrado e chiusura del parco.
La proposta era realmente impraticabile oppure non venne mai valutata fino in fondo?_____________________________________________
Terzo errore: tentare di rifare il PVQ con un altro nome
Nel 2023 l’amministrazione cambia linguaggio. I Punti Verde Qualità diventano “Parchi Urbani Integrati”. La narrazione cambia, la struttura economica molto meno. Nel 2024 Roma Capitale mette a gara la Madonnetta (LINK). Ventitré anni di concessione. Oltre 80 milioni di valore stimato. Più di 10 milioni di investimento iniziale. Recupero delle strutture, gestione economica, ristorazione, attività sportive, servizi.
Il principio è ancora lo stesso: un privato investe e si ripaga attraverso la gestione.
La gara è formalmente impeccabile. PFTE, PEF, capitolato, schema di contratto, verifiche, validazioni. Tutto corretto. Ma accade un fatto devastante. Nessuno partecipa. La gara va deserta. Il mercato esprime il giudizio più duro possibile attraverso il silenzio nonostante le interlocuzioni informali dei mesi precedenti.
Il ritorno del pubblico
Dopo il fallimento del bando, Roma Capitale cambia nuovamente strada. Vengono annunciati circa dieci milioni di euro pubblici. La città torna a fare ciò che aveva cercato di evitare per trent’anni, intervenire direttamente (LINK) e (LINK). È una scelta comprensibile, probabilmente inevitabile. Ma anche questa presenta un paradosso.
Nel 2025 si annunciano cantieri imminenti (LINK). Nel 2026 gli atti mostrano ancora l’affidamento del Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali e del progetto di messa in sicurezza dell’intero compendio. Non siamo ancora alla riqualificazione, siamo ancora nella fase della diagnosi.
Dopo dieci anni.
La lezione della Madonnetta
La Madonnetta non è, purtroppo, un caso isolato.
È la rappresentazione plastica del modo in cui Roma affronta i propri problemi: prima delega, poi revoca, poi abbandona, poi prova a riaffidare, poi torna a intervenire direttamente. Ogni fase produce costi, ogni passaggio consuma tempo, ogni cambio di strategia riduce il valore del patrimonio pubblico. Alla fine il conto torna sempre ai cittadini.
_____________________________________________
ANALISI PER I DECISORI
Il costo dell’inerzia
Dopo la revoca della concessione nel 2015 e oltre dieci anni di degrado, Roma Capitale si trova oggi a dover finanziare direttamente la messa in sicurezza e la progettazione del recupero di un compendio che era già stato realizzato e reso fruibile alla cittadinanza.
Il fallimento del modello concessorio
Nel 2024 la gara per l’affidamento in concessione del recupero e della gestione del Parco della Madonnetta, del valore stimato di oltre 80 milioni di euro e con un investimento iniziale superiore a 10 milioni, è andata deserta. Nessun operatore economico ha ritenuto sostenibile l’operazione.
La scoperta di LabUr
Nel 2026, attraverso la procedura n. 833 pubblicata da Risorse per Roma, LabUr ha individuato l’affidamento per la redazione del Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (DOCFAP) e del progetto di messa in sicurezza dell’ex PVQ Madonnetta. L’atto mostra che, dopo il fallimento del bando e nonostante gli annunci di rilancio, il procedimento si trova ancora in una fase preliminare di definizione delle alternative progettuali e di messa in sicurezza del compendio.
La lezione amministrativa
La vicenda dimostra che la semplice alternanza tra gestione privata, revoca e ritorno all’intervento pubblico non è sufficiente a garantire la tutela del patrimonio collettivo. Senza una strategia stabile di gestione, manutenzione e vigilanza, anche investimenti rilevanti rischiano di essere vanificati.
Le domande rimaste aperte
Quanto è costato alla collettività non intervenire tempestivamente dopo la revoca? E quanto costerà oggi recuperare ciò che era già stato costruito, finanziato e utilizzato dalla cittadinanza?
_____________________________________________
Conclusione
Oggi la domanda non è se il Parco della Madonnetta verrà riqualificato. Probabilmente, prima o poi, accadrà. La domanda è un’altra. Quanto sarebbe costato alla collettività intervenire dieci anni fa? Quanto patrimonio pubblico è stato distrutto nel frattempo?
E soprattutto, quante volte Roma può permettersi di pagare lo stesso errore?
Perché la storia della Madonnetta non è la storia di un parco. È la storia di una città che continua a spendere soldi pubblici per recuperare ciò che aveva già costruito con soldi pubblici. E questa, forse, è la lezione più amara di tutte.
____________
FONTI:
-
Determina QC/901/2024: revoca 2015, TAR 2018, area di circa 200.000 mq, opere abbandonate/vandalizzate, concessione da 80.832.378 euro per 23 anni, investimento da 10.729.273 euro. (LINK)
-
Relazione tecnico-economica/PEF: modello di concessione, progettazione-costruzione-gestione affidate a un privato, rischio operativo, 23 anni di durata, attività core/no core. (LINK)
-
Relazione tecnica: conservazione del parco pubblico, funzioni previste, sistema del verde, percorsi, bordo/accessi/parcheggi, costruito; ma anche demolizioni, nuove costruzioni modulari, punti ristoro, servizi, spogliatoi, associazioni. (LINK)
-
Documento di gestione: servizio pubblico, attività di pubblico interesse, servizi core/no core, attività accessorie e commerciali autorizzabili. (LINK)
-
Lo schema di contratto: concessione per progettazione, lavori di recupero funzionale e gestione del complesso immobiliare ex PVQ Madonnetta. (LINK)
-
determina 2026 di Risorse per Roma: dopo il bando deserto, si torna alla fase DOCFAP e messa in sicurezza dell’intero compendio, affidata ad Acta S.r.l. per 50.000 euro oltre IVA. (LINK)
____________
LabUr è un laboratorio indipendente di analisi urbanistica e amministrativa. Verifica atti, procedure e politiche pubbliche nell’interesse collettivo.