Ostia senza caserma per tutta l’estate. Vigili del Fuoco trasferiti a Fiumicino mentre il rischio incendi cresce ogni giorno. Inviata lettera al Prefetto Lettera al Prefetto
L’ex Litus sul lungomare Amerigo Vespucci viene indicata come futura sede temporanea dei Vigili del Fuoco, ma difficilmente sarà operativa prima di alcuni mesi. Nel frattempo il Comando provinciale, guidato dall’ingegner Adriano De Acutis, continua a puntare sulla dislocazione del personale a Fiumicino, soluzione contestata da tutte le organizzazioni sindacali.
Sullo sfondo rimangono le promesse mancate sulla manutenzione della caserma di Ostia e sul Ponte della Scafa, due vicende che oggi rischiano di trasformarsi in un unico problema di sicurezza pubblica.
Un’intera estate senza una caserma operativa ad Ostia
L’emergenza non riguarda più soltanto l’inagibilità della storica caserma dei Vigili del Fuoco di via Celli.
Il vero problema è che il Municipio X rischia di affrontare l’intera stagione estiva senza una sede operativa realmente funzionante sul proprio territorio.
La soluzione individuata da Roma Capitale è rappresentata dall’ex Litus, lo storico ostello comunale situato sul lungomare Amerigo Vespucci, a pochi passi dall’ex Colonia Vittorio Emanuele. Una struttura che dovrà essere adattata alle esigenze operative dei Vigili del Fuoco mediante lavori di adeguamento, realizzazione di aree riservate ai mezzi, cancellate, modifiche logistiche e ulteriori verifiche tecniche. La stessa Commissione Capitolina ha confermato che il percorso è ancora in fase di definizione.
Pensare che tutto ciò possa concludersi nel pieno dell’estate appare poco realistico. Tra progettazione degli interventi, affidamenti, lavori, collaudi e trasferimento del personale, è ragionevole ritenere che saranno necessari almeno quattro mesi, lasciando quindi Ostia priva della nuova sede per tutta la stagione di massimo rischio incendi.
Adriano De Acutis insiste su Fiumicino
Nel frattempo il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, diretto dall’Ing. Adriano De Acutis, continua a considerare come unica soluzione temporanea il trasferimento operativo presso il distaccamento aeroportuale di Fiumicino.
Una scelta che viene ormai contestata apertamente da tutte le organizzazioni sindacali.
La USB Vigili del Fuoco ha parlato di una soluzione logisticamente inadeguata e operativamente pericolosa, denunciando l’allungamento dei tempi di percorrenza, gli spazi insufficienti, la carenza dei servizi e la perdita di efficienza del soccorso tecnico urgente.
Ancora prima, la stessa organizzazione aveva criticato l’assenza del comandante De Acutis durante la Commissione Capitolina dedicata proprio alla ricerca di una soluzione per Ostia (LINK).
Il problema, tuttavia, non riguarda una polemica personale, ma la capacità del più grande Comando provinciale d’Italia di individuare una soluzione realmente efficace in una situazione di emergenza.
Il Ponte della Scafa: un’altra promessa rimasta sulla carta
La scelta di Fiumicino porta inevitabilmente a concentrare il traffico dei mezzi di soccorso sul Ponte della Scafa, un’infrastruttura che continua ad essere interessata da limitazioni di carico e che rappresenta uno dei principali colli di bottiglia della mobilità tra Fiumicino e il Municipio X.
Le autobotti dei Vigili del Fuoco, con masse comprese tra circa 18 e 24 tonnellate, transitano in deroga su un ponte soggetto a limitazioni per i mezzi ordinari superiori a 7,5 tonnellate (in attesa di risposta ad istanza prefettizia). Una deroga prevista per le emergenze rischia così di trasformarsi nella normalità operativa, con decine di attraversamenti quotidiani. Precisiamo che i mezzi di Ostia arrivano massimo a 18 tonnellate e che le 24 tonnellate le raggiunge l’autogru (non disponibile ad Ostia).
Ed è impossibile non ricordare come proprio il Ponte della Scafa avrebbe dovuto essere interessato dagli interventi annunciati per la fine del 2025 dall’Assessora capitolina Ornella Segalini (LINK).
Quei lavori, ancora oggi, non risultano realizzati.
Due promesse, lo stesso risultato
La vicenda assume contorni ancora più significativi se si osserva la cronologia degli eventi.
Nel 2023, sempre l’Assessora Ornella Segalini annunciava un importante piano di investimenti sulle caserme comunali dei Vigili del Fuoco, comprendendo anche quella di Ostia (LINK).
Tre anni dopo quella caserma è stata dichiarata inagibile.
Nel frattempo anche gli interventi annunciati sul Ponte della Scafa sono rimasti sulla carta.
Due vicende differenti, ma accomunate dallo stesso esito: opere strategiche annunciate come prioritarie che non hanno trovato concreta attuazione, lasciando oggi il territorio a gestire un’emergenza che probabilmente avrebbe potuto essere affrontata con ben altro livello di preparazione.
Il silenzio dell’Assessore Guglielmo Calcerano
In questo scenario appare difficile comprendere anche il limitato ruolo assunto dal Municipio X.
L’Avvocato Guglielmo Calcerano, Assessore ai Lavori Pubblici e al Patrimonio del Municipio X ed esponente dei Verdi, è istituzionalmente uno dei soggetti maggiormente coinvolti nella gestione del patrimonio pubblico municipale.
La vicenda della sede dei Vigili del Fuoco, così come quella dell’organizzazione delle strutture temporanee e del supporto operativo durante la stagione degli incendi boschivi, rientra inevitabilmente nell’ambito delle competenze politiche che interessano il suo assessorato.
Eppure, fino ad oggi, non risultano iniziative pubbliche particolarmente incisive volte a chiedere soluzioni immediate o a promuovere un tavolo permanente sull’emergenza antincendio del Municipio X. Una circostanza che appare ancora più singolare considerando che proprio i Verdi hanno sempre posto la tutela del patrimonio naturale e forestale al centro della propria azione politica.
Un’ordinanza antincendio svuotata nella pratica
L’impressione è che l’intera organizzazione operativa finisca per svuotare di efficacia la stessa pianificazione antincendio boschivo.
L’obiettivo dell’ordinanza AIB (Anti Incendio Boschivo) è ridurre al minimo il tempo di risposta dei mezzi di soccorso nelle aree maggiormente esposte al rischio.
Se però il presidio operativo viene collocato oltre il Ponte della Scafa, lontano dalla Pineta di Castel Fusano, dall’Infernetto, da Casal Palocco, da Acilia e da Ostia Antica, il principio stesso della rapidità d’intervento rischia di essere fortemente compromesso.
Non basta emanare ordinanze se poi l’organizzazione concreta del soccorso produce tempi di intervento inevitabilmente più lunghi proprio durante il periodo dell’anno in cui ogni minuto può fare la differenza.
È il momento che intervenga il Prefetto
Quella che inizialmente sembrava una semplice questione patrimoniale è ormai diventata una vera emergenza di protezione civile.
Per questo motivo appare necessario che il Prefetto di Roma assuma il coordinamento della vicenda, convochi con urgenza tutti gli enti coinvolti e valuti misure straordinarie capaci di garantire un presidio operativo stabile nel Municipio X per tutta la durata dell’emergenza estiva.
Perché mentre si continua a discutere di procedure, debiti, competenze e futuri trasferimenti, il rischio incendi non aspetta la conclusione dei tavoli tecnici.
E la prossima chiamata al 115 potrebbe arrivare molto prima dell’apertura della nuova sede dell’ex Litus.
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